'Ndrangheta, sciolto il Consiglio comunale di Reggio Calabria. I personaggi chiave dell'indagine

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REGGIO CALABRIA, 10 OTTOBRE - Il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato sciolto. La scure del ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri si e' abbattuta sul sindaco azzurro Demetrio Arena e sulla città dello Stretto, primo capoluogo di provincia ad essere azzerato dal Cdm nella storia della Repubblica Italiana.
Una decisione sofferta quella presa dalla ‘Lady di ferro’ italiana, un atto dovuto verso una città stritolata dal potere occulto della ndrangheta.

Dalla periferia di Archi, roccaforte della ndrina De Stefano-Tegano-Libri, al centro storico, territorio di competenza del clan Lo Giudice & Affiliati, sino alle propaggini settentrionali dei Condello e meridionali dei Labate, la ndrangheta si è spartita il territorio in un puzzle quasi indecifrabile per la Direzione Investigativa Antimafia. Una struttura che inesorabilmente da piradimale si è evoluta in orizzontale, azzerando le gerarchie imposte dall’armistizio ‘firmato’ tra gli Imerti e i De Stefano al termine della seconda cruenta guerra di mafia (700 morti tra il 1985 e il 1991).

Sono ormai lontani i tempi in cui gli 'uomini di rispetto' si battevano nei vicoli di Catona per l'onore e la tutela delle classe più deboli, adesso il controllo degli appalti e lo spaccio di stupefacenti hanno trasformato la ndrangheta in un holding internazionale avida e disposta a tutto pur di incrementare l'indefinito patrimonio economico.

Oggi la ndrangheta si è insediata stabilmente nella ‘stanza dei bottoni’, traghettando candidati contigui e/o affiliati alle ndrine dall’anonimato fino alle poltrone roventi dei Consigli comunali, provinciali e regionali.

LA DECISIONE DEL CDM - La decisione presa ieri dal Cdm scaturisce dalla relazione redatta dalla Commisione di Accesso e trasmessa al Viminale nell'ultima decade dell'agosto 2012. L'indagine condotta dal Consiglio Superiore della Magistratura si è snodata lungo due filoni d’inchiesta: l’affare Multiservizi Spa e la malagestione della res pubblica.

La municipalizzata Multiservizi Spa, sciolta dal Comune nel luglio scorso dopo che la Prefettura ha negato la certificazione Antimafia al socio privato per accertate infiltrazioni mafiose, era entrata nel mirino della Dda nel novembre 2011, dopo l'arresto nell'ambito dell'Operazione Astrea del direttore operativo Giuseppe Rechichi, accusato di associazione mafiosa e ritenuto di essere il prestanome della cosca Tegano. La potente cosca degli ‘Arcoti’, attraverso una serie di passaggi societari, predisposti da noti professionisti, e avvalendosi di prestanome, a volte coincidenti con gli stessi consulenti appena citati, è riuscita a controllare una parte del capitale privato della municipalizzata Multiservizi S.P.A. Secondo quanto riportano gli atti giudizari Giuseppe Rechichi, sin dagli anni ’80, con la consapevole collaborazione del fratello Rosario Giovanni Rechichi, è stato soggetto stabilmente a disposizione della cosca Tegano per la gestione e la cura di affari illeciti, anche di natura imprenditoriale, legati all’attività economica svolta dalla COM.EDIL S.r.l., operante nel settore del commercio di materiale da costruzione, di fatto riconducibile alla citata e pericolosa consorteria Tegano, (capeggiata dal boss Tegano Giovanni cl. 1939) e, in una successiva fase temporale, divenuta anche di interesse della potente cosca De Stefano.

I PERSONAGGI CHIAVE - Il secondo filone d'inchiesta ha riguardato numerosi episodi che hanno avuto come protagonisti noti esponenti politici reggini nel controllo di appalti, nella gestione dei beni confiscati alla mafia, dei mercati e delle case popolari. Nell'ambito dei presunti rapporti di collusione tra amministratori e ndrine è emerso il nome dell'ex consigliere Giuseppe Plutino, presunto referente politico dell’emergente cosca Caridi all'interno del Comune di Reggio Calabria: arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa e oggetto dell'accertamento antimafia sul Comune. Secondo quanto riporta il quotidiano torinese "La Stampa" un ruolo di rilievo nella decisione del Cdm avrebbe avuto anche l'assessore ai Lavori Pubblici Pasquale Morisani, attualmente non indagato, che in base ad un'inchiesta della Dda reggina sarebbe stato sostenuto dalla cosca Crucitti alle comunali del 2007, e l'assessore all'Urbanistica Luigi Tucci, dimessosi dopo che la suocera era stata sottoposta a fermo per aver favorito la latitanza di Domenico Condello, noto come ‘Micu u pacciu’, capo bastone dell’omonimo clan.

Dall'inchiesta sulle infiltrazione mafiose nella Multiservizi emerge anche il nome dell'ex consigliere di centrodestra Dominique Suraci, arrestato nel luglio scorso insieme all'ex direttore amministrativo Giuseppe Rechichi che gli avrebbe garantito sostegno elettorale nel 2007. Rechichi avrebbe garantito a Suraci in occasione delle elezioni amministrative, il sostegno delle cosche De Stefano e Tegano. Nell'occasione a Suraci sono state notificate due ordinanze di custodia cautelare: la prima per concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e corruzione elettorale, aggravati dall'avere favorito un sodalizio mafioso; la seconda per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più truffe aggravate al fine di conseguire erogazioni pubbliche ed alla predisposizione di false fatturazioni.

La Cancellieri ha precisato che la decisione dello scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, riguarda solo e esclusivamente l'attuale amministrazione guidata da Demetrio Arena, successore del Governatore Scopelliti. Nei prossimi giorni il titolare del Viminale renderà pubbliche le motivazioni del provvedimento che ha lasciato senza parole una buona fetta della Reggio onesta.

Massimiliano Riverso

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