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Inondazioni. Nepal e Tibet: trovato il corpo di Marco Ratto, l'orefice partito da Rapallo

Redazione
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Inondazioni. Nepal e Tibet: trovato il corpo di Marco Ratto, l'orefice partito da Rapallo
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Il cinquantenne di Rapallo era tra i due italiani di cui si erano perse le tracce dopo la violenta ondata di maltempo nella regione himalayana. Il bilancio riportato parla di 297 vittime e oltre duemila dispersi, mentre continuano le operazioni di ricerca nelle aree più difficili da raggiungere

Si aggrava il bilancio della catastrofe che ha colpito Nepal e Tibet. Tra le persone coinvolte nell’emergenza figura anche Marco Ratto, 50 anni, orefice di Rapallo, partito per un viaggio nella regione himalayana.

Secondo le informazioni disponibili, il corpo dell’italiano sarebbe stato individuato e identificato dopo giorni di ricerche. Ratto era inizialmente considerato disperso insieme a un altro connazionale, mentre familiari e autorità italiane attendevano notizie dalle zone interessate dall’esondazione.

La tragedia assume dimensioni ancora più drammatiche alla luce del bilancio riportato dalle autorità locali: 297 morti e 2.065 persone disperse tra Nepal e Tibet, numeri che descrivono la portata di un'emergenza che sta mettendo a dura prova anche la macchina dei soccorsi.

Chi era Marco Ratto e il viaggio sulle montagne dell'Himalaya

Marco Ratto, originario di Rapallo e conosciuto professionalmente nel settore orafo, aveva 50 anni ed era un grande appassionato di montagna e viaggi.

Aveva pianificato da tempo il viaggio nella regione himalayana. Secondo quanto ricostruito, era partito autonomamente con l'intenzione di raggiungere successivamente un gruppo di escursionisti con il quale avrebbe dovuto affrontare un itinerario tra le montagne.

L'assenza di comunicazioni aveva inizialmente lasciato aperta la speranza che il cinquantenne potesse trovarsi semplicemente in un'area isolata e priva di collegamenti telefonici. Con il passare delle ore, però, la situazione è diventata sempre più preoccupante.

La famiglia aveva allertato la Farnesina

Quando i familiari hanno appreso dell'emergenza e non sono più riusciti a mettersi in contatto con Marco Ratto, è stata interessata la Farnesina.

L'Unità di Crisi si è attivata per verificare la situazione e mantenere i contatti con le autorità presenti sul territorio. Le difficoltà nelle comunicazioni e nell'accesso alle zone montuose hanno però complicato fin dall'inizio la ricostruzione degli spostamenti dei cittadini stranieri presenti nell'area.

La speranza di ritrovare Ratto in vita si sarebbe definitivamente spenta con il rinvenimento del corpo tra i detriti trascinati dall'acqua in una delle aree interessate dalla devastazione.

Il bilancio dell'esondazione tra Nepal e Tibet

Le dimensioni dell'emergenza sono enormi. Secondo l'ultimo bilancio riportato, sarebbero 297 le persone morte e 2.065 quelle ancora disperse.

In Nepal si conterebbero 294 vittime e 1.507 dispersi, mentre sul versante cinese del Tibet il bilancio sarebbe di 3 morti e 558 persone di cui non si avrebbero ancora notizie.

Si tratta di cifre che potrebbero subire ulteriori aggiornamenti con il procedere delle operazioni di ricerca.

L'acqua e le frane avrebbero colpito villaggi, strade, ponti e collegamenti, isolando diverse comunità e rendendo estremamente difficile raggiungere alcune delle zone montuose maggiormente interessate.

Oltre 600 stranieri indicati tra i dispersi in Nepal

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la presenza di numerosi cittadini stranieri tra i dispersi.

Secondo i dati riportati, sarebbero oltre 600 le persone di nazionalità straniera delle quali si sarebbero perse le tracce in Nepal. Il gruppo più numeroso sarebbe quello dei cittadini indiani, con 288 dispersi.

Seguirebbero 65 cittadini degli Stati Uniti, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi.

Nell'elenco figurerebbero inoltre cittadini europei: 8 tedeschi, 8 russi, 4 francesi, 3 belgi, 3 spagnoli e 2 italiani, oltre a persone provenienti da Irlanda, Portogallo, Bielorussia, Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Lituania, Serbia, Svezia e Svizzera.

Numeri particolarmente delicati che richiedono conferme e aggiornamenti costanti da parte delle rispettive autorità diplomatiche.

Cosa può aver provocato la devastante piena

Resta da chiarire con precisione l'origine dell'evento.

Tra le ipotesi considerate vi è quella di un fenomeno legato a un lago glaciale o al cedimento di materiale naturale in alta montagna, al quale potrebbero essersi aggiunte intense precipitazioni.

Fenomeni di questo tipo possono generare improvvise masse d'acqua e detriti capaci di percorrere rapidamente le vallate, con conseguenze particolarmente gravi per insediamenti, sentieri, ponti e infrastrutture.

Soltanto gli accertamenti delle autorità e degli esperti potranno tuttavia stabilire con certezza la dinamica dell'esondazione e l'eventuale concatenazione dei fenomeni naturali che l'hanno provocata.

Soccorsi difficili nelle zone più isolate

Le caratteristiche geografiche dell'area rappresentano uno dei principali ostacoli alle operazioni.

Le squadre di soccorso devono lavorare in un territorio montuoso nel quale frane, strade interrotte, ponti danneggiati e problemi alle comunicazioni possono rallentare notevolmente gli interventi.

Per raggiungere le località più remote possono rendersi necessari elicotteri e personale specializzato. Anche le condizioni meteorologiche incidono sulla possibilità di operare rapidamente e in sicurezza.

Parallelamente prosegue il lavoro di identificazione delle vittime e di verifica degli elenchi dei dispersi, particolarmente complesso vista la presenza nell'area di escursionisti e viaggiatori provenienti da numerosi Paesi.

Perché il trekking sull'Himalaya richiede una preparazione particolare

La tragedia riporta l'attenzione anche sui rischi delle escursioni nelle regioni himalayane, dove le condizioni ambientali possono cambiare rapidamente.

Oltre alla preparazione fisica e alla conoscenza dell'itinerario, nei percorsi più remoti assume particolare importanza disporre di strumenti di comunicazione e localizzazione utilizzabili anche in assenza della normale rete telefonica.

Per chi viaggia in aree isolate è inoltre fondamentale comunicare preventivamente itinerari, tappe e spostamenti, consultare gli aggiornamenti delle autorità e verificare le condizioni meteorologiche e territoriali prima della partenza.

Continuano le ricerche dell'altro italiano disperso

L'attenzione resta ora concentrata sulle persone delle quali non si hanno ancora notizie. Tra queste ci sarebbe un secondo cittadino italiano, le cui generalità non risultano rese note nel testo disponibile.

Le autorità diplomatiche italiane continuano a seguire la situazione insieme alle autorità locali, mentre le squadre di soccorso cercano di raggiungere anche le aree rimaste isolate.

Per le famiglie dei dispersi sono ore di attesa particolarmente difficili, aggravate dalle comunicazioni precarie e dalla complessità delle operazioni sul territorio.

Rapallo colpita dalla morte di Marco Ratto

La notizia della morte di Marco Ratto ha avuto una forte eco a Rapallo, dove il cinquantenne era conosciuto anche per la sua attività professionale nel settore della gioielleria.

Quello che doveva essere un viaggio dedicato alla montagna e alla scoperta di uno dei territori più affascinanti del mondo si è trasformato in tragedia.

Mentre proseguono le ricerche e il bilancio dell'emergenza resta suscettibile di aggiornamenti, la vicenda di Marco Ratto rappresenta il volto italiano di una catastrofe che ha investito Nepal e Tibet, lasciando dietro di sé vittime, dispersi, comunità isolate e infrastrutture gravemente danneggiate.


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