Omicidio nel Crotonese: arrestato sedicenne, parente vittima

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ISOLA CAPO RIZZUTO, 9 MARZO - I carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto, con il supporto d...

ISOLA CAPO RIZZUTO, 9 MARZO - I carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto, con il supporto dei colleghi del Comando provinciale di Crotone, hanno tratto in arresto un 16enne, ritenuto autore dell'omicidio avvenuto nel pomeriggio di ieri a Isola di Capo Rizzuto. Poco prima delle 16, in località Capo Bianco a Isola di Capo Rizzuto, era stato ucciso a colpi d'arma da fuoco Giuseppe Caterisano, 67 anni, colpito alla testa, davanti alla sua abitazione, da alcuni colpi di pistola calibro 9. A essere arrestato e' un parente della vittima che, gia' nella notte, era stato sottoposto dai militari dell'Arma al test dello Stub per verificare, attraverso accertamenti tecnico scientifici, se vi fossero su di lui tracce di residui di sparo.

Da quel momento il ragazzo e' rimasto in caserma e sentito con le garanzie difensive fino a quando, poco prima delle 7 del mattino, ha ceduto e fatto ritrovare la presumibile arma del delitto, una pistola automatica calibro 9, clandestina priva di matricola, infine ha fornito una confessione di quanto accaduto. I carabinieri sono ancora al lavoro per ricostruire ogni momento della giornata di ieri culminata con l'omicidio di Giuseppe Caterisanoe determinare con certezza le cause dell'omicidio che, al momento, sembrano essere riconducibili a dissidi maturati in ambito famigliare. Il sostituto procuratore presso la procura per i minorenni di Catanzaro, Maria Rita Tartaglia, ha disposto il trasferimento presso il centro di prima accoglienza per minorenni di Catanzaro.

"Dolore, raccapriccio e rabbia": sono i sentimenti che prova il Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, nell'apprendere che l'assassino dell'imprenditore 54enne ucciso ieri a Crotone, nel corso di una drammatica sparatoria in piazza, sia un congiunto di sedici anni. "Leggo di una pistola detenuta dal ragazzo illegalmente e mi chiedo quanto sia giusto inculcare, per legge, la cultura della sicurezza 'fai da te' - spiega il Garante - che poi finisce per generare la convinzione che dietro uno sgarbo, un'incomprensione, tutto sia risolvibile con la violenza. Resto di stucco davanti a sentenze che riconoscono la 'tempesta emotiva' quale attenuante generico di femminicidi, con conseguenti e corpose riduzioni di pena.

Penso a come e quanto la presenza della 'ndrangheta nei nostri territori determini reazioni incontrollati. Penso, insomma, ad un corollario di motivazioni in grado di condizionare, indirizzare, i nostri ragazzi alla rabbia piu' incontenibile, estrema". Per Marziale "occorre non abbassare la guardia nei luoghi di istruzione, di formazione. Serve continuare quotidianamente, senza stancarsi, a somministrare lezioni e soprattutto esempi di legalita' fra i soggetti in eta' evolutiva. Nel momento in cui si spalancano le porte del carcere per accogliere un minorenne, reo di cosi' atroce delitto, la societa' tutta ha il dovere di interrogarsi sulle responsabilita' che essa stessa produce, con pensieri e linguaggi." "Vi e' la necessita' - conclude il Garante - di tornare a fare squadra, come comunita' adulta, per recuperare i ragazzi, in balia di un disordine etico e, prima ancora, culturale, che riguarda tutti indistintamente".

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