Realtà, assurdo e non senso: moriva oggi René Magritte

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BRUXELLES, 15 AGOSTO 2015 - Moriva il 15 agosto del 1967 a Bruxelles uno dei pittori surrealisti pi&...

BRUXELLES, 15 AGOSTO 2015 - Moriva il 15 agosto del 1967 a Bruxelles uno dei pittori surrealisti più celebri al mondo, l’artista belga René François Ghislain Magritte.

Nato a Lessines il 21 novembre del 1898 Magritte era figlio di un mercante e di Adeline, morta suicida nel 1912 e trovata nel fiume Sambre con il capo avvolto in una camicia da notte. Un episodio, questo, che sembrerebbe aver condizionato molte opere di René, in cui diversi volti sarebbero ricoperti da lenzuola quasi a sottolineare lo shock subìto dal giovane artista. Dopo aver compiuto studi classici a Charleroi, Magritte si iscriverà nel 1916 all'Accademia di Belle Arti di Bruxelles, e sarà qui che si appassionerà alle ricerche futuriste che porteranno alla realizzazione della sua prima tela dal titolo "Trois Femmes", che sarà esposta alla Galerie Giroux.

Saranno, infatti, proprio il futurismo e il cubismo a stimolare Magritte e a fondersi nella sua pittura che tanto sembra esprimere le inquietudini dell’uomo del Novecento. Attraverso le sue “visioni”, effettivamente, Magritte tenta di trasmettere tutta l’irrazionalità del momento e il conseguente spaesamento umano, rappresentando immagini in cui non è il sogno a costituirne il fulcro, bensì il senso e il non senso della realtà stessa. Il suo surrealismo assume, infatti, un linguaggio del tutto personale, tanto da renderlo uno dei più celebri artisti del genere.

Nel 1925 Magritte aderirà al gruppo surrealista di Bruxelles cui facevano parte anche Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé, e nel 1927 terrà la sua prima personale di pittura presso Le Centaure di Bruxelles. Come egli stesso ammette si avvicinerà al surrealismo dopo aver contemplato l’opera di Giorgio de Chirico “Canto d’amore”, che lo colpirà a tal punto proprio perché “rappresentava un taglio netto con le abitudini mentali di artisti prigionieri del talento, dei virtuosi e di tutti i piccoli estetismi consolidati: un nuovo modo di vedere."

A Parigi, dove si trasferirà in seguito con la moglie, Magritte continuerà poi ad approfondire il surrealismo che contraddistingue le sue opere, insistendo su immagini precise che mirano, però, a rappresentare più una dimensione immaginativa che non una realtà fotografica.

Tra il 1940 e il 1947, a Carcassonne, in Francia, dove si trasferirà, Magritte si dedicherà a un nuovo stile pittorico detto “alla Renoir”, e nel 1954 a Bruxelles si terrà una retrospettiva dell’artista composta da ben 93 opere.
Prima di morire René Magritte soggiornerà anche in Italia, tra Ischia, Roma, Montecatini e Milano.

“Il Figlio dell’uomo” e l’invisibile dietro il visibile

Detto anche le saboteur tranquille, a sottolineare la capacità dell’artista di rappresentare la realtà mostrandone il lato più misterioso e meno visibile, Magritte elaborerà temi più vicini alla metafisica che alla pittura, con la sua volontà di svelare i lati più oscuri dell’universo piuttosto che delineare semplicemente l’inconscio umano.

 "Il Figlio dell'uomo" - René Magritte, 1964

Una delle opere più celebri dell’artista belga è sicuramente “Il Figlio dell'uomo”, del 1964, in cui Magritte rappresenta un uomo con una mela sospesa davanti al suo volto. Alle spalle il mare e un cielo nuvoloso. Del dipinto lo stesso Magritte avrebbe detto che rappresenterebbe “qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un'altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo”.

Il silenzio che circonda questa come molte altre opere di Magritte, riconduce a un mondo che parte dal reale e va oltre, secondo quella che lo stesso artista definisce una “una visione nuova, dove lo spettatore trova il suo isolamento e ascolta il silenzio del mondo”.

(Foto in copertina dal sito renemagritte.org)

Katia Portovenero

 

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