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Ripopola Calabria, Talerico: «Servono imprese e lavoro, non case gratis e residenze di comodo»

Redazione
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Ripopola Calabria, Talerico: «Servono imprese e lavoro, non case gratis e residenze di comodo»
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Talerico: «Ripopola Calabria, case gratis a chi arriva da fuori e famiglie calabresi senza bonus locazioni. Servono imprese e lavoro, non residenze di comodo».

Il presidente Occhiuto ha lanciato con un video sui social «Ripopola Calabria»: cinquanta case nei borghi, ristrutturate a spese della Regione e concesse gratis per dieci anni a chi trasferisce la residenza in Calabria. Trattasi dell’ennesima operazione di propaganda politica confezionata per i social, nella quale l’effetto mediatico conta più dell’utilità concreta per i calabresi e delle reali prospettive di sviluppo economico della regione.

La Calabria, infatti, non ha bisogno di spostare qualche residente (parliamo nella migliore delle ipotesi di 150/200 cittadini in più...), ma di attrarre investitori, imprese e posti di lavoro.

Il programma nasce dentro «Casa 100», approvato con la delibera di Giunta n. 137 del 25 marzo 2026. La Regione ha chiesto ai Comuni sotto i cinquemila abitanti di segnalare immobili pubblici inutilizzati; oggi sul portale ne compaiono cinquanta, distribuiti in ventisei Comuni. Per il recupero sono previsti fino a 2.000 euro al metro quadrato (siamo pure fuori da ogni parametro mercato), con un tetto di 280.000 euro per alloggio.

Le case saranno concesse gratuitamente per dieci anni a chi oggi non risiede in Calabria. Per finanziare il programma la Giunta ha destinato 20 milioni di euro del Piano di sviluppo e coesione.

Facciamo due conti. Venti milioni equivalgono a oltre 5.500 contributi annuali per l'affitto da 300 euro mensili. E mentre si finanziano case gratuite per pochissimi ed ininfluenti nuovi residenti, la stessa Regione ha ammesso che per soddisfare tutte le richieste del programma «Una casa per tutti» servono ulteriori 2,7 milioni, dopo avere ricevuto ben 4.568 domande.

Basterebbe poco più di un decimo dei 20 milioni destinati a «Ripopola Calabria» per coprire quel fabbisogno per pagare i fitti delle abitazioni, ferma restando la necessità di rispettare i vincoli di destinazione delle risorse. Una sproporzione che racconta meglio di qualsiasi slogan la fuffa dietro questi progetti privi di utilità per l’economia calabrese.

Il Fondo nazionale per il sostegno alle locazioni non viene più rifinanziato dal 2023. I Comuni calabresi hanno pubblicato bandi e graduatorie rimasti senza copertura. Migliaia di famiglie aspettano risposte, mentre a Catanzaro, Cosenza, Reggio e Lamezia i canoni aumentano e studenti, lavoratori e nuclei in difficoltà faticano a pagare l'affitto.

La Regione interviene con 9 milioni di fondi europei, contributi fino a 300 euro mensili per dodici mesi e requisiti economici stringenti. Per chi arriva da fuori, invece, si prospetta una casa completamente ristrutturata e gratuita per dieci anni. Ma il problema più grave è economico. Quale ricchezza produce per la Calabria trasferire cinquanta residenze anagrafiche? Quante imprese nascono? Quanti posti di lavoro vengono creati?

Occhiuto dovrebbe preoccuparsi di convincere imprenditori del Nord e investitori esteri ad aprire stabilimenti, attività produttive, aziende tecnologiche e laboratori innovativi in Calabria. Dovrebbe attrarre capitali, sostenere chi assume, abbattere i costi per le imprese e creare le condizioni affinché i nostri giovani non siano costretti a partire.

Invece propone un modello assistenziale che sembra appartenere alle peggiori politiche della sinistra: distribuire gratuitamente immobili senza pretendere un corrispondente investimento produttivo. La casa da sola non fa vivere nessuno. Chi trasferisce una famiglia in un borgo ha bisogno di lavoro, scuola, sanità, trasporti e connessioni efficienti. Proprio mentre viene ridimensionata la rete scolastica ed i servizi essenziali nelle aree interne, la Regione pensa di ripopolare i paesi regalando abitazioni. Non si crea economia con un cambio di residenza. Si crea economia con chi investe, produce, assume e paga stipendi.

C'è poi il rischio che queste abitazioni diventino, nei fatti, seconde case gratuite mascherate da residenze effettive. Chi controllerà che gli assegnatari vivano stabilmente nei borghi e non utilizzino gli immobili prevalentemente per vacanze e soggiorni occasionali? Trasferire la residenza è un adempimento amministrativo; contribuire alla crescita economica di una comunità è ben altra cosa.

Restano cinquanta possibili cantieri in ventisei Comuni, con progettazioni, appalti e controlli da gestire. Con quali tempi e garanzie? E soprattutto, perché spendere fino a 2.000 euro al metro quadrato per recuperare immobili che, in numerosi centri dell'entroterra, hanno valori commerciali perfino inferiori?

Scaduti i dieci anni, inoltre, che fine faranno queste case? A quali condizioni potranno eventualmente essere riscattate? Occorrono regole trasparenti per evitare che un patrimonio pubblico ristrutturato con denaro collettivo finisca sostanzialmente privatizzato a condizioni particolarmente vantaggiose.

Le alternative esistono. Serve un fondo regionale per gli affitti, sostenuto anche da risorse proprie, e un piano per recuperare gli immobili sfitti destinandoli alla locazione a canone concordato.

Ma soprattutto occorre trasformare gli incentivi abitativi in strumenti di sviluppo economico: alloggi agevolati a chi apre un'impresa, investe capitali propri, avvia attività agricole, artigianali o innovative, assume lavoratori e garantisce una presenza produttiva stabile sul territorio. Solo così possiamo salvare i borghi e rilanciare l’economia.

La Regione dovrebbe misurare il successo delle proprie politiche non contando le case assegnate, ma le aziende insediate, gli investimenti realizzati e i posti di lavoro creati.

La Calabria non deve diventare un villaggio residenziale finanziato dai contribuenti. Deve tornare a essere una terra nella quale conviene investire, lavorare e produrre. Non abbiamo bisogno di nuovi residenti da mantenere con risorse pubbliche, ma di imprenditori da attrarre e giovani calabresi da trattenere.

La Calabria non si ripopola con un reel o regalando qualche casa. Si ripopola creando lavoro, innovazione e opportunità economiche. Il resto è propaganda simil sinistra o grillina e tutto a carico dei cittadini calabresi.

Avv. Antonello Talerico

Componente segreteria regionale di Forza Italia

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