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Saluto di Sua Ecc.za mons. Vincenzo Bertolone

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(concelebrazione eucaristica nel Duomo di Catanzaro)
Eminenza Reverendissima,

Le rivolgo il più cordiale e filiale benvenuto nella chiesa cattedrale di Santa Maria Assunta e dei santi Pietro e Paolo, inaugurata da papa Callisto II; onorata, nel 1984, dalla presenza del sommo Pontefice, beato Giovanni Paolo II; ed oggi lieta di ospitare la persona del cardinale Segretario di Stato, che portando la “fiaccola ardente” di primo Collaboratore del Santo Padre Benedetto XVI, persegue quotidianamente il compito di fidem custodire, concordiam servare.

La comunità accademica dell'Università Magna Graecia l'ha appena accolta come esperto di scienze giuridiche tra i suoi illustri accademici conferendoLe la prestigiosa laurea honoris causa. Oggi con affetto devoto, La accoglie nel luogo che custodisce la cattedra del Vescovo tutta la Chiesa particolare di Catanzaro-Squillace, per la quale Ella spezzerà il pane della Parola ed il pane Eucaristico.

Sappiamo, perché lo confidò non appena eletto Segretario di Stato, che la sua quotidiana preghiera è: “Ricordati, Signore, del Papa e dei suoi collaboratori presenti e futuri”. Tutti noi ci uniamo a questa Sua preghiera, raccomandando particolarmente la Sua persona, oltre che al Signore, alla Vergine Assunta, augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione.


Di fronte a questo riverbero del mistero pasquale del Cristo nel corpo e nell'anima glorificati di sua Madre, ogni credente non può che contemplare in stupito silenzio. Anche in questa celebrazione, l’ascolto silenzioso ed attento dei sacri testi della Liturgia della Parola, che ci esortano al cambiamento, al rinnovamento interiore, all’adesione a stili di vita nuovi ed evangelicamente autentici, ci permetterà di contemplare stupiti la nostra identità di con-risorti nel Risorto ed anche grazie all'esortazione omiletica che vorrà rivolgerci, diverranno per noi occasione fruttuosa di preghiera, meditazione e condivisione. E ciò, in particolare, per i giovani, nel cui cuore è racchiuso il futuro del Paese, come ci ricorda anche la odierna giornata dell’Università Cattolica, evidenziando la necessità di ripartire proprio dai giovani e dall’educazione, da una cultura viva e aperta che sia d’aiuto nella comprensione dei mutamenti in atto e nella tessitura di relazioni che favoriscano la dimensione della partecipazione civile, essenziale alla formazione di una classe dirigente, ma anche d’una presenza cristiana culturalmente apprezzata e all’altezza dei tempi. La cultura che è luce, è casa che conforta e aiuta ad orientarci nel mondo, può trasformarsi in una trappola quando si autocelebra, perché può arrivare a giustificare l’errore, l’omicidio, o reati a sfondo religioso. Ecco perché è necessario essere illuminati dal Vangelo.[MORE]

Cambiare, allora, anzitutto attraverso l’ascolto ed il dialogo: si aprirà così uno spazio peculiare di interazione tra l'angelo della Chiesa che presiede alla cattolicità nell'amore e tutti i battezzati di questa Chiesa particolare di Catanzaro-Squillace, oggi radunata nel luogo sacro che custodisce le preziose e venerate reliquie di san Vitaliano, patrono della città di Catanzaro, nonché dei santi Fortunato ed Ireneo, patroni, tradizionalmente, dell'antica città bizantina.

Eminenza, nel 1865 il beato Giacomo Cusmano fu colpito dalla pratica quotidiana di un suo amico medico e dei suoi familiari: durante il pranzo toglievano un boccone dal proprio piatto per deporlo in un piatto più ampio al centro della tavola. Alla fine del pranzo il piatto centrale, colmo, avrebbe sfamato un povero. Oggi Ella spezzerà per noi un boccone della sua meditazione e lo metterà in comune con questo popolo, condividendo così il nostro pane quotidiano eucaristico.

La ringraziamo di ogni cosa e partecipiamo con Lei alla fiducia dei figli che aspettano tutto dal loro Padre divino e in particolare attendono la vita stessa del Figlio che soltanto il Padre può darci nella potenza dello Spirito, sollecitandoci a condividerla a nostra volta con i fratelli e con il prossimo, nella consapevolezza nuova che l’amore perfetto va anche oltre la legge dell’«amare il prossimo come se stessi» (Levitico 19,18), perché ama l'altro ancor più di se stesso, in una pienezza di dedizione che sola può rischiarare il cammino di un’umanità impoverita dall’egoismo e non più capace di amare d’un amore autentico, in tutto il suo fascino e bellezza, in tutta la sua pienezza vitale.


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