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Saper giocare mantiene giovani

Campania

 Affitto, bollette, lavoro, scadenza, coda in auto, coda alla posta, conto in banca, spesa, amministrazione, bilancio, preoccupazione e ritorno. [MORE]

Coda in ascensore, conto in banca, raccomandata, lavoro che stressa, amministratore, bolletta scaduta, posta in sciopero, affitto di nuovo. E di nuovo.

A tutti è capitato di vedere la propria vita come una infinita serie di incombenze senza senso, gesti obbligati da compiere per evitare problemi maggiori, ma che sembrano non avere mai fine.

Nel cervello di ogni persona esistono due emisferi distinti: l’emisfero sinistro si occupa di tutte le attività logiche, consequenziali, organizzative. È l’emisfero che utilizziamo per lavorare e per tenere fede alla valanga di impegni nominati in precedenza. L’emisfero destro, invece, si occupa delle attività creative: gioco, arte, libere associazioni ecc.

La scuola allena fondamentalmente il nostro emisfero sinistro, e ci insegna a fare di conto, a impostare un ragionamento ritenuto logico, ad arrivare puntuali, a tenere fede agli impegni. Dopo un po’, però, una vita dominata da queste attività si mostra in tutta la sua ineludibile povertà: è noiosa, povera, sterile.

Non a caso, gli antichi romani parlavano del necessario equilibrio tra negotium (le attività necessarie alla sopravvivenza fisica della persona) e otium (quelle necessarie alla sua sopravvivenza spirituale).

Correre, cantare, ridere, giocare, dire cose senza senso. Scomporsi, spettinarsi, fare le cose male. Creare, sbagliare, fa niente.

Accedere a processi ludici e creativi è una necessità di ogni essere umano, anche di quello più controllato. Soprattutto di quello più controllato.

Il gioco non ha alcun fine di produrre qualcosa di sensato, è pura ricerca di gratificazione, è il nostro essere lasciato libero di creare. Significa uscire dalla logica canonica e buttarsi a capofitto nel creare, immaginare, comporre. Nei casi più nobili, il gioco diventa arte; anche senza diventare Michelangelo, comunque, saper giocare è arte del vivere.

Giocare, prendersi gioco anche di se stessi e dei problemi ricorrenti della quotidianità, non arrendersi ad una seriosa cupezza, coltivare spirito e ironia.

Personalmente, mi trovo d’accordo con George Bernard Shaw, secondo il quale “l’uomo non smette di giocare perché invecchia ma invecchia perché smette di giocare”


Giovanni Porta

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