Suicidio: una visione psicologica

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La psicologia ha da sempre studiato il suicidio per tentare di identificarne cause e modi di p...

 La psicologia ha da sempre studiato il suicidio per tentare di identificarne cause e modi di prevenirlo. 

Per molto tempo, la ricerca si è concentrata sui “tipi psicologici”, cioè sulle caratteristiche di personalità che aumentassero le probabilità di decidere di togliersi la vita, oltre che su fattori familiari e geografici. Non si sono però trovate significative correlazioni tra questi elementi e la possibilità di suicidarsi.

I moderni studi hanno invece mostrato come siano due i fattori presenti nella maggior parte dei suicidi: la disperazione e il dolore emotivo travolgente.

Disperazione di vivere una situazione di intenso dolore e disagio senza avere la speranza e la prospettiva di un cambiamento.

 Disperazione: così tanta da non farcela più, fino a desiderare la morte come una via di uscita desiderabile, se paragonata all’insopportabile dolore presente.

Oltre ai suicidi per disperazione esistenziale, ne sono stati descritti altri tipi: per suggestione o emulazione (si pensi ai suicidi collettivi delle sette), per ricongiungimento con una persona amata deceduta e anche per vendetta (il suicidio come messaggio rabbioso verso le persona da cui non ci si è sentiti amati in vita).

Ben diversi sono i tentativi di suicidio, che non hanno una vera finalità di auto-distruzione ma sono come delle richieste di aiuto, espressioni di una sofferenza urlata quando non si trova un altro modo per comunicarla. Sono gesti impulsivi che hanno il fine di comunicare il proprio disagio, il che implica che c’è ancora la volontà di comunicare. Gli atti di suicidio veri e propri, invece, sono di norma pensati a lungo, e puntano solo all’interruzione di un dolore intollerabile.

Non è facile identificare dei “segnali di allarme” che lascino prevedere in una persona l’intenzione di suicidarsi: tra i più frequentemente descritti ci sono quelli verbali (la persona può ripetere spesso frasi come “non ce la faccio più”), comportarsi pericolosamente, regalare oggetti di valore, mostrare profonde variazioni a livello dei comportamenti abituali.

Spesso, però, le intenzioni suicidarie sono invisibili e si possono annidare anche nella persona in apparenza più realizzata.

Ogni suicidio è una storia unica e segreta, che genera sgomento in chi vi assiste e che spinge ognuno di noi a considerare il di solito evitato tema della morte.

Morte, ignoto, paura.

E silenzioso rispetto.

 

Giovanni Porta

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