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Suonare senza strumenti: intervista a Yosonu

Lazio

VITERBO, 10 GIUGNO 2015 – Il primo disco in studio di Giuseppe Costa alias Yosonu si chiama GiùBOX ed è registrato interamente home made suonando il proprio corpo ed "una porzione di città" di Reggio Calabria. In questa intervista con il musicista calabrese parleremo anche di questo interessante disco-esperimento.
Buona Lettura!

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Come nasce questo progetto e perché? Parlaci di Yosonu.
Nasce molti anni fa nei miei pensieri, tra “le cose che devo fare” di quando ero più giovanotto.
Poi l’anno scorso solamente per via di una convalescenza a casa, durata circa un mese, ho trovato il tempo per attivarmi ed ho registrato The Deep ed il suo video tutto nel mio salotto.
Mi sono divertito un casino e così ho iniziato a ritagliarmi il tempo necessario per curare il progetto, ed ho levato dalle mie giornate diverse cose per trovare tutto il tempo necessario a farlo.

Il tuo debutto discografico si chiama GiùBOX ed è registrato home made, ma da cosa prende vita e come si è svolta la sua composizione?
Tutto home made si! Dunque per la prima volta mi sono fatto tutto a casa e da solo: arrivo da anni ed anni di batteria e registrazioni in studio, stavolta non avendo strumenti (convenzionali) da registrare ho provato la tranquillità delle registrazioni home made. Il disco per il 70% l’ho registrato tra le ante dell’armadio della stanza da letto, il posto col suono più asciutto di tutta casa. Il restante 30% tra il salotto, come dicevo, e outdoor.

Ha un messaggio da trasmettere oppure è rivolto solo alla sperimentazione?
Nei (pochi) testi no, nessun messaggio, li ho praticamente eliminati a favore solo di un cantanto “nonsense” o di filastrocche e proverbi dialettali, di cui mi interessano solo le proprietà ritmiche e timbriche. Il progetto Yosonu vuole però suggerire una via alternativa, contemporanea ed economica di approcciarsi al ritmo, anche per quelli che in fondo si sentono negati. Il riuso di oggetti quotidiani tramite la scoperta di inaspettate proprietà sonore infatti è una via diversa e divertente del fare musica, altrettanto dignitosamente che con strumenti convenzionali.

Una traccia del disco – Reaction – è stata registrando "suonando la città" di Reggio Calabria. Come hai avuto questa ispirazione e come si è tradotta nella pratica?
Nello scorso mese di giugno in città c’è stato un workshop d’architettura, e non solo, alla fine del quale il percorso ha portato ad una serie di attività che “invadessero” la città in modo attivo, propositivo, nuovo e diverso. Un mio caro amico che ha partecipato al workshop parlò lì di me e del mio modo di fare musica con le “cose di ogni giorno”. Gli ideatori di quel progetto, l’architetto Consuelo Nava ed il registra Fabio Mollo, mi convocarono per chiedermi se io potessi contribuire al progetto e se si mi chiesero in che modo. Bene, dissi loro di segnalarmi uno spazio della città su cui volevano concentrare l’attenzione e promisi che il mio contributo sarebbe stato suonarre quello spazio, suonare la città! Sui loro volti era al 50 e 50 l’entusiasmo e l’incredulità. L’abbiamo fatto davvero: in due sessioni, e seguito da ragazzi molto in gamba che hanno curato l’aspetto video ( il mio brano fa parte del docufilm Reaction city, frutto del workshop appunto) ho registrato i suoni di quello spazio. Poi portatomi le tracce a casa, estrapolati i loop giusti, e con un po’ di editing è venuto fuori il pezzo più industrial del disco: Reaction.

Oltre alla carriera musicale, ti occupi di laboratori di propedeutica musicale per bambini basati proprio sulla musica del corpo e degli oggetti, raccontaci un po' di più su questa iniziativa.
Nel 2013 ho iniziato a seguire il percorso Orff a Roma e lì mi si è aperto un mondo davanti. Dopo aver approfondito i miei interessi sulla body percussion e dopo l’arrivo di Yosonu e della musica con oggetti quotidiani è stato naturale iniziare a progettare e realizzare dei laboratori di musica informale e d’insieme, con corpo ed oggetti a costo zero. È un progetto che sta prendendo piede e che permette anche ad associazioni, scuole o strutture che non hanno uno strumentario comprendente tamburi, percussioni o altro di mettere i bambini in condizione di giocare facendo musica, e soprattutto facendola in gruppo.

Suggerimenti a chi si vorrebbe approcciare al body percussion?
Beh è un mondo inaspettatamente complesso e divertente, dove le possibilità ritmiche e motorie sono tantissime. Ho incontrato ai corsi che ho seguito, con il mio maestro Ciro Paduano, e ai seminari con grandi body percussionisti (come in uno recente col numero uno al mondo, Keith Terry) solo persone solari, acute e disponibili. È un modo diverso di suonare, d’impatto nelle performance e molto liberatorio. Parti dal presupposto, fondamentale, che è sempre comodo avere uno strumento appresso da poter suonare: bene, il corpo è il primo!

Quali album usciti nel 2015 ti hanno interessato maggiormente?
Mi ci vorrebbe qualche mese in più per risponderti, non sono ancora stato rapito da nessun disco quest’anno a dire il vero. Però sto ascoltando in questi giorni il nuovo Godspeed You! Black Emperor “Asunder, Sweet And Other Distress” e “Sol Invictus” dei Faith No More. Posso dirti che a inizio anno ho scoperto Johnny Mox ed il suo Obstinate Sermons proprio sul vostro sito e mi è piaciuto un casino! Dell’anno scorso St Vincent, l’omonimo, è un discone!

Eccoci arrivati ai saluti! Vuoi suggerire ai lettori di GrooveOn tre dischi – o più – che per te sono fondamentali?
Grazie a voi ed a presto.
Eccoli:
Metallica “Master of Puppets”,
Area “Arbeit Macht Frei”
Led Zeppelin “Physical Graffiti”

 

 

Federico Laratta
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