Talerico: “Le parole di Don Mimmo Battaglia sono un richiamo alla coscienza civile”
Le parole pronunciate da Don Mimmo Battaglia, nel corso della cerimonia per il suo conferimento della cittadinanza onoraria, non sono state un semplice intervento celebrativo. Sono state una riflessione profonda sul rapporto tra Vangelo e Costituzione, tra fede e responsabilità civile, tra coscienza personale e impegno collettivo.
Antonello Talerico le legge come un discorso che supera i confini religiosi per entrare nel cuore della comunità. Quando Don Mimmo afferma che il Vangelo è “un grande racconto umano” e che la Costituzione è “la grammatica civile del nostro stare insieme”, indica un punto di incontro alto: la centralità della persona.
Non è un’affermazione astratta. È un principio che chiede conseguenze.
Se la persona viene prima — prima della forza, del denaro, dell’arroganza, dell’interesse di parte — allora la politica, le istituzioni e la società devono misurarsi su questo parametro. Non sulla convenienza, ma sulla dignità.
Talerico sottolinea un passaggio in particolare: l’idea che l’uguaglianza “non sia un ornamento ma un costo”, che la libertà non sia “un desiderio per pochi ma un diritto reso reale da condizioni giuste”, che la solidarietà non sia semplice bontà ma “responsabilità reciproca”. È una visione esigente, che rifiuta la retorica e impone scelte concrete.
Anche l’espressione “prete ribelle”, spesso associata a Mimmo Battaglia, viene letta non come provocazione ma come categoria morale. Ribelle è chi non si rassegna all’indifferenza. Chi non accetta che l’ultimo resti invisibile. Chi tiene viva un’inquietudine che impedisce alla coscienza pubblica di addormentarsi.
Nella riflessione di Talerico emerge un punto decisivo: le parole di Don Mimmo non chiedono applausi, chiedono decisioni. Ogni comunità, ogni giorno, sceglie se essere popolo o folla, se costruire legami o tollerare fratture, se custodire la dignità o praticare lo scarto.
E quando si parla di “ultimi”, non si evocano categorie astratte. Si parla di famiglie che non arrivano a fine mese, di anziani soli, di giovani costretti alla precarietà. Si parla di volti.
“Una città è grande — condivide Talerico l'affermazione di Don Mimmo — non quando trionfa, ma quando abbraccia. Non quando si limita a difendere se stessa, ma quando si prende cura”.
Per questo le parole di Don Mimmo Battaglia non possono restare sospese nell’emozione del momento. Sono un criterio. Una misura laica della civiltà. Un invito a trasformare i riconoscimenti simbolici in ponti concreti verso chi resta indietro.
Il resto è retorica. Le scelte, invece, fanno la differenza.
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