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Terremoto, diga in Abruzzo a rischio effetto Vajont

Abruzzo

CAMPOTOSTO, 23 GENNAIO – Non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento, e in Abruzzo si rischia un "effetto Vajont". È ciò che emerge nella relazione dalla Commissione Grandi Rischi che invita la Protezione civile a tenere alta la guardia. Il potenziale pericolo riguarda la zona di Campotosto, dove si trova su una faglia sismica riattivata dalle recenti scosse. Ma per l'Enel, che gestisce l'infrastruttura, la diga “è sicura”. [MORE]

L’effetto Vajont fa riferimento al disastro accaduto la sera del 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont. A causa della caduta di una colossale frana dal pendio del Monte Toc nelle acque del sottostante e omonimo bacino, si è scatenata la conseguente fuoriuscita dell'acqua contenuta al suo interno, che ha provocato l’erosione delle sponde del lago, e il superamento della diga, causando l'inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone, e la morte di ben 1 910 persone.

Bertolucci, il presidente della Commissione, ha messo in guardia dicendo che “nella zona di Campotosto c'è il secondo bacino più grande d'Europa con tre dighe (Sella Pedicate, Rio Fucino e Poggio Cancelli), una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago”. Dunque, l'invito dell'esperto è: “se si avverte un aumento del rischio, bisogna immediatamente renderlo trasparente alle autorità e alla popolazione.”
"Non vogliamo nemmeno creare panico – ha aggiunto Bertolucci- non c'è un pericolo imminente di un 'effetto Vajont', l'invito è quello di monitorare in maniera sistematica scuole, ospedali e dighe".

L'Enel è intervenuta in risposta con una nota per rassicurare che: «a seguito dei recenti eventi sismici non si rileva alcun danno alla diga di Campotosto», ma «alla luce della difficile situazione idrogeologica di questi giorni si è comunque deciso, come misura cautelare, estrema, di procedere ad una ulteriore progressiva riduzione del bacino»

 

Giulia Piemontese

(immagine da: lultimaribattuta.it)