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Virus Cina coronavirus, sbarca e attacca l’Europa, in Francia 3 casi confermati

Lazio > Roma

PARIGI, 25 GEN - E' salito a 41, dopo un susseguirsi di bollettini medici, il numero delle vittime del coronavirus simile alla Sars in Cina. I casi accertati nel Paese sono 1.300 e il contagio sbarca in Europa con tre pazienti conclamati in Francia. In Italia escluso, dopo i controlli, un caso sospetto a Parma. L'Australia conta invece il suo primo paziente. La Cina tenta di far fronte con tutti i mezzi all' epidemia.

Oggi, Capodanno lunare, saranno bandite feste e manifestazioni che potrebbero favorire il contagio. Tredici città sono state isolate, chiuse la Grande Muraglia e la Città proibita. Il cordone sanitario riguarda ora 56 milioni di persone. Vietata la vendita di pacchetti turistici. A Wuhan si costruisce un nuovo ospedale, quelli esistenti non bastano più. Giunti in aereo da Pechino 450 ufficiali medici esperti. Si lavora a un vaccino che potrebbe essere pronto in tre mesi, secondo l'immunologo Fauci.

L'italiano a Wuhan: bloccato qui, città spettrale

Tra i milioni di cittadini isolati, ci sono anche una ventina di italiani, tra residenti, studenti e turisti, che si trovano a Wuhan. Tra loro, Lorenzo Di Berardino, studente abruzzese rimasto bloccato dentro un campus universitario, che racconta all'Ansa di una città spettrale, letteralmente deserta.

I casi nel resto del mondo

Inevitabilmente, si aggiorna di ora in ora il numero di casi sospetti o accertati nel resto del mondo. Dopo quelli ieri in Francia, Scozia, Irlanda e Stati Uniti, si è passati oggi al secondo sospetto in Francia, a Bordeaux, ed al quinto sospetto in Messico. Mentre negli Usa si è passati a due casi accertati con una donna di Chicago rientrata da Wuhan.

L'origine del nuovo virus

Il virus 2019-nCoV è arrivato all'uomo dai serpenti: sarebbero questi gli animali nei quali il virus, trasmesso dai pipistrelli, si sarebbe ricombinato e poi passato all'uomo. Lo indica l'analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da Wei Ji, Wei Wang, Xiaofang Zhao, Junjie Zai, e Xingguang Li, delle università di Pechino e Guangxi. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti.

Come già accaduto con l'aviaria e la Sars, anche questa volta l'indice è puntato sui mercati di animali vivi, molto comuni in Cina dove, accanto agli animali allevati, si vendono animali selvatici come, appunto, serpenti e pipistrelli. E ora è quindi chiaro che il 2019-nCoV è un mix di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di un altro che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo.

I consigli ai viaggiatori

In 3 mesi il test di un vaccino

Sono almeno cinque i team internazionali coinvolti nell'impresa di mettere a punto un vaccino contro il nuovo virus cinese, con l'obiettivo di ottenere il prima possibile quello che normalmente richiede almeno due o tre anni di lavoro. I primi test sull'uomo potrebbero arrivare in tempi record, "meno di tre mesi, a fronte dei 20 del vaccino sperimentale per la Sars". A dirlo è uno dei massimi esperti di immunologia, Anthony S. Fauci, direttore dell'Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (Niaid) del National Institutes of Health, l'agenzia del governo degli Stati Uniti responsabile della ricerca e della salute pubblica.

"I progressi della tecnologia collegati alla Sars hanno notevolmente compresso i tempi per il suo sviluppo", scrive Fauci nel suo ultimo saggio pubblicato sulla rivista scientifica Jama. Nel testo si sottolinea come gli attuali studi stiano sviluppando antivirali e test diagnostici per rilevare rapidamente l'infezione partita da Wuhan. E, soprattutto, come stiano adattando gli approcci utilizzati con la Sars, per lo sviluppo di vaccini candidati.

La ricerca vede impegnate equipe di esperti del National Institutes of Health, dell'Università del Queensland, in Australia, e delle aziende statunitensi Moderna Therapeutics e Inovio Pharmaceuticals. Ognuno dei team principali verificherà un approccio diverso allo sviluppo del vaccino, mentre a finanziare gli studi è la Coalizione per la preparazione alle epidemie e l'innovazione (Cepi).

In un'iniziativa indipendente, anche Novavax, che ha già lavorato sulla Sars, si è messa al lavoro per studiare un'immunizzazione contro il coronavirus cinese. Così come ha dichiarato di essere intenzionata a fare anche l'Agenzia federale russa per la tutela dei consumatori e della salute. Per ora, il primo beneficio lo hanno avuto le aziende coinvolte, che hanno visto salire con percentuali a due cifre le loro quotazioni in Borsa.

L'Oms per ora non dichiara emergenza internazionale

Ieri l'Organizzazione mondiale della sanità non ha inteso dichiarare, per il momento, l'emergenza internazionale sulla diffusione del virus 2019-nCoV. Il comitato dell'Oms ha detto che "è troppo presto" per dichiarare un'emergenza di salute pubblica di livello internazionale perché sono ancora pochi i casi confermati al di fuori della Cina e perché, sempre all'estero, non risultano trasmissioni da uomo a uomo.