A 24 ore dalla nomina di Renzi: possibili nomi e numeri del governo che verrà
ROMA, 16 FEBBRAIO 2014 - Il Governo Renzi è quasi pronto e mentre gli alleati (Ncd e Scelta Civica) chiedono tempo a Napolitano, i fedelissimi del futuro premier sono già quasi alla meta, spinti dall’entusiasmo, tutto loro, di questa nuova avventura.
I numeri tra l’altro sembrano esserci e se Angelino Alfano con cui Renzi si inconterà stasera, non dovesse tirare alcun colpo basso, il Presidente del Consiglio potrebbe contare su una maggioranza superiore a quella che nel maggio 2006 consenti a Romano Prodi di diventare Premier per la seconda volta con 165 voti favorevoli.
Si parte da una alleanza di base formata da 107 senatori del Partito Democratico, escludendo naturalmente il Presidente del Senato Grasso, 7 di Scelta Civica, 12 del gruppo “Per l’italia” (in scissione da Scelta Civica) e 31 parlamentari del Nuovo Centrodestra. Anche il gruppo Grandi Autonomie e Liberta con 3 senatori sarebbe pronto a concedere la fiducia a Renzi, come questi anche i 10 senatori delle Autonomie (SVP-PSI) ed i 4 grillini dissidenti passati al Gruppo Misto. Per un totale di 174 a cui si sommano i voti di Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Azeglio Ciampi, Carlo Rubbia e Renzo Piano, i senatori a vita.
Inoltre non è ancora possibile affermare che non ci siano altri voti a favore di Renzi da parte di dissidenti interni al Movimento 5 stelle: si potrebbe trattare di altri 3-4 senatori insofferenti ai metodi di Grillo e Casaleggio. Un supporto al Sindaco di Firenze potrebbe arrivare da Sel, possibilità però ampiamente smentita da Nichi Vendola e dai leader del partito come il deputato Gennaro Migliore.
Mentre Mario Monti ed il suo governo di larghe intese poterono contare su una larga maggioranza di oltre 280 voti, per Renzi potrebbe rivelarsi difficile sopravviver al tanto temuto Senato. Con un calcolo di 180 voti favorevoli per il premier in pectore si rende necessario studiare una squadra di governo che possa garantire un duraturo appoggio da parte del Nuovo Centrodestra, di Scelta Civica e del gruppo Per l’Italia.
E’ proprio per questo motivo che Renzi dovrà saper accogliere e sintetizzare le richieste di questi partiti sia in termini di ministeri e sottosegreterie, sia in termini di punti programmatici. Dopo i vari riscontri negativi da parte di possibili ministri “tecnici” come Baricco per la Cultura o Oscar Farinetti, per Matteo si apre la pista di ministri politici indicati dagli alleati di governo, seppur quest’ultimo difende il suo onore avvertendo: «Non voglio briglie da nessuno».
Ecco i nomi:
Per la vicepresidenza il volto più probabile è quello di Graziano Delrio, fedelissimo di Renzi. Altra strada percorribile è quella di lasciare la vicepresidenza ad Angelino Alfano, qualora il leader di Ncd rinunciasse al Viminale.
Ministero dell’Economia: molti i nomi fatti in questi giorni per quanto riguarda il ministero chiave di questa legislatura. Al Tesoro potrebbe andare un tecnico e questa potrebbe essere stata una richiesta dello stesso Capo dello Stato. Allora si parla dell'economista Lucrezia Reichlin, del Professore Tito Boeri o di Fabrizio Barca, nome che porterebbe Sel ad un avvicinamento. Smentita invece la possibilità che sia Romano Prodi il sostituto di Fabrizio Saccomanni.
Ministero degli Interni: altro nodo fondamentale da sciogliere per Matteo Renzi è quello del Viminale. Angelino Alfano infatti vorrebbe mantenere la posizione di ministro degli Interni già occupata col governo Letta. Il futuro premier non sarebbe però d’accordo e volendo lanciare al Paese un segnale di discontinuità rispetto al predecessore, potrebbe portare al Viminale Dario Franceschini o lo stesso Graziano Delrio.
Ministero del Lavoro: una delle posizioni più importanti date circostanze e problematiche potrebbe essere ricoperta da Guglielmo Epifani o da Tito Boeri. Sembra invece tramontare l’ipotesi secondo cui a sostituire Giannini sarebbe stato Pietro Ichino.
Ministero della Difesa: a sostituire invece il temibile Mario Mauro sarà quasi certamente una donna tra Federica Mogherini, già nella segreteria di Renzi o Roberta Pinotti. Altre indiscrezioni vedono Arturo Parisi ritornare dopo 6 anni sulla stessa poltrona occupata ai tempi del secondo governo Prodi.
Ministero delle Infrastrutture: potrebbe essere un altro ministero (insieme a quello degli esteri che rimarrà in mano ad Emma Bonino, come chiesto da Napolitano) a vedere riconfermato un ministro dell’era Letta, ossia Maurizio Lupi.
Per la Cultura, dopo il no di Baricco, rimangono in pole, l’attuale ministro Bray, Gianni Cuperlo o addirittura Paolo Mieli. Le riconferme certe saranno, per il momento, quelle di Beatrice Lorenzin alla Sanità e Andrea Orlando all’Ambiente. Per Elena Boschi è ormai quasi sicura la nomina al Ministero per le Riforme. L’istruzione toccherebbe invece alla montiana Stefania Giannini. Renzi potrebbe persino inventare il ministero del Made in Italy da affidare a Montezemolo[MORE]
Sergio Sulmicelli
(foto da liberoquotidiano.it)
Vuoi restare sempre aggiornato con le notizie più importanti?
Iscriviti ai nostri canali ufficiali:
Riceverai in tempo reale tutti gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.