Abolire assieme odio e rancore sociale

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
C’è a volte intorno a noi una arroganza senza precedenti che di solito è alla ba...

C’è a volte intorno a noi una arroganza senza precedenti che di solito è alla base di ogni avversione verso l’altro, sia povero o ricco, titolato o meno. È il cuore, in preda al serpente del male, che punta a cambiare il senso alto della giustizia, invadendolo con elementi di partenza che piantono le radici nella forza personale dell’empio di turno. Da qui è facile l’insidia a chi vive nel giusto e si adopera alla costruzione di un mondo migliore. L’esempio della croce di Cristo è la massima rappresentazione delle macchinazioni che possono essere messe in atto nei confronti dell’Equanime per eccellenza. I farisei disdegnano mettere in discussione i loro pensieri o sopportare la verità che passi in mezzo a loro, perché è tutto odioso quanto indica strade diverse da quelle assunte dal potere religioso della casta sacerdotale del Sinedrio. 

“È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade”. Anche i farisei odierni sono espressione di questo peccato personale che non trova fuori da sé stesso un solo motivo per appellarsi. Il tutto nasce dentro di sé e si alimenta con la rottura naturale dell’equilibrio che regola le relazioni umane, modificandole da proficue a svantaggiose e da certe a confuse nel riconoscere la fonte divina da cui sorge ogni cosa. Leggo da una nota teologica: “Quando il peccato raggiunge livelli elevati nella malvagità, nella cattiveria, nel vizio, nella disonestà, esso ha bisogno di peccato per nutrirsi. È allora che il peccato si nutre lasciandosi consumare in altri peccati ancora più gravi, senza mai più potersi arrestare”.   

Stessa cosa vale per l’odio senza regione che trova i suoi paletti di sostegno nell’invidia e nella gelosia nei confronti del prossimo. Eppure il Creatore non ha per natura dato ad alcuno un solo motivo di male per essere poi ricambiato con la stessa moneta. È la pochezza interiore dell’uomo che da solo procura ad ognuno la scintilla per incamminarsi su sentieri pericolosi per sé e per gli altri. Nonostante ciò duemila anni addietro il Figlio dell’Uomo è stato inchiodato su una croce, quasi a rispondere ad un male evidente che lo stesso Messia avrebbe riservato ai governatori del Tempio di Gerusalemme e agli uomini dell’epoca. Un risentimento storico che non ha impedito il capovolgersi della storia. 

Non c’è ragione allo stesso modo dell’odio sociale che oggi, a pillole o a dosi alterate, viene propinato ad una società che sembra addormentata o comunque soddisfatta di ciò che può essere tolto all’altro. Un appagamento del tutto manipolato che a lungo andare rischia di provocare nel contesto collettivo, economico e politico ferite molto gravi e spesso inguaribili. Si rischia così di costruire un rancore sociale che non ha giustificazioni di base, ma che si sviluppa per timore di vedersi appannare dalla realtà che si ha davanti. Diremmo un odio sociale che ha sempre a portata di mano le sue finte ragioni per colpire nel segno prestabilito. L’odio sociale attrae altro odio sociale, così come il male invoca altro male. Il vuoto d’altronde non cerca altro vuoto? Sia invece l’amore l’agente principale di ogni relazione e assieme si abolisca ovunque odio e rancore sociale.




Egidio Chiarella

Seguici anche su Facebook Troppa Terra e Poco Cielo
 

InfoOggi.it Il diritto di sapere