Bologna, caso Adama: uscita dal CIE riceverà giusta protezione
BOLOGNA, 01 DICEMBRE 2011 – Maltrattamenti di secondo ordine se a denunciarli è una migrante senza permesso di soggiorno. Questa la lezione impartitaci dalla questura di Bologna, che aveva arrestato Adama dopo che la donna senegalese aveva denunciato le violenze subite a causa del marito. A mobilitarsi per lei le donne della rete Migranda, che ieri sera l’hanno presa in consegna per iniziare con lei un nuovo percorso in piena sicurezza. Finisce così l’incubo vissuto nel Cie bolognese di Via Mattei. [MORE]
In tutela di Adama è arrivata la Procura di Forlì, che ha disposto il rilascio in virtù dell’articolo 18 della Bossi-Fini. Il caso quello del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, solitamente riservato a quelle donne vittime di violenza. “Il minimo – avrebbe commentato l’avvocato Ronchi – così potrà ricercare la giustizia senza il timore di essere espulsa”.
“Sei clandestina e nessuno ti può aiutare” queste le parole che il compagno di Adama le rivolgeva sempre più frequentemente. Il caso avevo fatto scalpore, scatenando anche una raccolta firme che ha visto partecipare tra gli altri anche degli europarlamentari. Fondamentale per le donne della rete Migranda tenere costantemente attiva l’attenzione su questi casi, che sono molto meno sporadici di quanto di possa pensare. Soprattutto importante facilitare le relazioni fra le diverse realtà tirate in causa, per far si che ogni singolo caso possa risolversi al meglio, minimizzando gli sprechi di tempo della lenta burocrazia italiana.
Cecilia Andrea Bacci
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