Dossier Immigrazione: i migranti contribuiscono con 7,5 miliardi di euro alle pensioni italiane
ROMA, 27 OTTOBRE 2011 – Se il nostro sistema pensionistico regge è anche grazie ai migranti. È questo che emerge dalle stime del “Dossier Statistico sull’Immigrazione” di Caritas Migrantes, giunto alla sua ventunesima edizione. [MORE]
Dai dati risulta che l'età media degli immigrati è di 32 anni contro i 44 degli italiani, per questo tra gli stranieri ci sono più persone in età lavorativa che tra la popolazione italiana. Il contributo pensionistico dei migranti sarebbe di circa 7,5 miliardi di euro all’anno. I migranti poi assicurano una maggiore flessibilità territoriale, sono disponibili a inserirsi in tutti i settori lavorativi, si occupano dell’assistenza delle famiglie, degli anziani e dei malati.
I lavoratori stranieri (poco più di 2 milioni secondo l'Istat ma 200 mila in più secondo il Dossier che include anche i non residenti) costituiscono un decimo della forza lavoro in Italia e sono determinanti in diversi comparti produttivi. Nel 2010 si è fatta sentire la crisi anche per loro: gli immigrati sono infatti arrivati a incidere per un quinto sui disoccupati. E per la prima volta è diminuito il volume delle rimesse inviate nei paesi d’origine: -2,6%. Ma dall’altra non si è fermata la loro capacità imprenditoriale: 20 mila aziende in più nel 2010, il totale è 228.540. Gli occupati sono 2 milioni.
Ma quanti sono i migranti in Italia? Dal Dossier risulta che sono 5 milioni gli immigrati nel nostro paese: erano 4 milioni e 919 mila all’inizio del 2010, sono 4.968.000 all’inizio del 2011. Il numero degli immigrati regolari è quasi uguale a quello dello scorso anno (4 milioni e 919 mila), ma non deve sfuggire che nonostante la crisi l’aumento è stato di 335.258 unità nel 2010. Nel frattempo, però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi di soggiorno (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia). Gli immigrati irregolari presenti in Italia sarebbero invece circa mezzo milione, uno ogni 10 in posizione regolare.
«A prima vista – spiega il coordinatore del Dossier Franco Pittau - sembra che niente sia cambiato. In realtà si è determinato una notevole rotazione, che ha coinvolto 600 mila persone, che, pur venute per insediarsi in Italia, hanno perso il permesso di soggiorno e sono stati costretti o ad andar via o a mimetizzarsi tra le pieghe del lavoro nero: 398.136 permessi rilasciati per lavoro subordinato, 49.633 per lavoro autonomo, 220.622 per motivi di famiglia e 16.022 in attesa di occupazione. Dei 2.637.431 permessi, che erano in vigore al 31 dicembre 2009, a distanza di un anno un quarto è venuto meno».
Secondo il Dossier, la giusta strada per le politiche migratorie è l'integrazione. «L'inquadramento emergenziale dell'immigrazione – si legge nel report – è fuori posto in un Paese in cui gli immigrati rappresentano almeno il 10% della forza lavoro, assistono 2,5 milioni di famiglie, diventano sempre più cittadini italiani (66 mila nel 2010 e oltre 600 mila nel complesso), incidono per il 7,9% sul numero totale degli iscritti a scuola, si sposano con gli italiani (257.762 matrimoni misti fra il 1996 e il 2009) e 650 mila sono nati in Italia». L'immigrazione è dunque, sottolinea il dossier, una realtà intrinseca al Paese. Quest'anno il rapporto di Caritas/Migrantes ha scelto lo slogan "Oltre la crisi, insieme".
Marika Di Cristina
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