Occhio alla notizia
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Sulle strade che si arrampicano tra le rocce granitiche dell’Aspromonte e l'azzurro abbagliante del Mare Jonio, l'estate non è soltanto una stagione, ma un richiamo. Per tanti è anche un “o nostos”, un ritorno carico di significato nel mondo dove l’aria profuma di ginestra e salsedine. Ogni granello di sabbia e ogni sapore custodisce un ricordo da rivivere e da assaporare.
Il Campo boe, adagiato sulle spiagge di Condofuri, ai confini con Bova Marina, non è soltanto un “campo di ormeggio” per la sosta di imbarcazioni nazionali ed estere di transito, ma uno snodo di incontri, dove il mare dialoga con la cultura greca antica e dove le tradizioni del passato convivono con la semplicità della vita quotidiana.
La famiglia Mauro, nonostante le difficoltà ambientali e logistiche, nonché causate da forze celate e misteriose, resiste e continua a gestire il “Campo boe Costa dei Saraceni club”. Una struttura spartana in un luogo magico dove Nino Mauro si conferma il leader dello staff composto da Amalia, Antonio, Giorgia, Greta, Iolanda, Francesco, Ciccio, Augusto.
Una realtà in cui si respira serenità e cordialità, competenza e signorilità; le giornate sono scandite e ravvivate da attività ludiche; le serate allietate da cene conviviali in spiaggia illuminate dalla luna.
Al Campo s’incontrano naviganti europei, che seguono le rotte dello Jonio per una destinazione che non urla la propria bellezza, ma la lascia emergere lentamente, attraverso il blu intenso del mare e il sorriso sincero della sua gente.
Ai turisti, desiderosi di visitare l’antica Bova, la Chòra tu Vùa, si narra che nelle notti più calme, quando il mare è una distesa scura e silenziosa, si possano ancora percepire le presenze dei monaci bizantini, che cercavano rifugio lungo la costa grecanica dell'Aspromonte, portando con sé icone sacre, testi antichi e una spiritualità intensa; si fermavano proprio in questi luoghi per pregare e trovare riparo tra le grotte e le piccole insenature nascoste.
Una promozione del territorio silenziosa e operosa per scoprire la Calabria diversa.
Queste attività lavorative non possono essere sostenute solo con le norme, ma realizzando una forte coesione di una società libera, culturalmente preparata e fiera della tutela dei propri diritti e doveri, lontana da qualsiasi arroganza predatoria e parassitaria criminale, in cui possano vincere gli uomini liberi dal bisogno e dalla paura, fieri per essere e sentirsi popolo.
In questa estate bollente, in tanti hanno scansato lo stress estivo e le prove emotivamente difficili, lasciando un ricordo luminoso, capace di crescere nel tempo e di alimentare, giorno dopo giorno, il desiderio di tornare. Fino alla prossima estate.
Cosimo Sframeli
Il Campo boe, adagiato sulle spiagge di Condofuri, ai confini con Bova Marina, non è soltanto un “campo di ormeggio” per la sosta di imbarcazioni nazionali ed estere di transito, ma uno snodo di incontri, dove il mare dialoga con la cultura greca antica e dove le tradizioni del passato convivono con la semplicità della vita quotidiana.
La famiglia Mauro, nonostante le difficoltà ambientali e logistiche, nonché causate da forze celate e misteriose, resiste e continua a gestire il “Campo boe Costa dei Saraceni club”. Una struttura spartana in un luogo magico dove Nino Mauro si conferma il leader dello staff composto da Amalia, Antonio, Giorgia, Greta, Iolanda, Francesco, Ciccio, Augusto.
Una realtà in cui si respira serenità e cordialità, competenza e signorilità; le giornate sono scandite e ravvivate da attività ludiche; le serate allietate da cene conviviali in spiaggia illuminate dalla luna.
Al Campo s’incontrano naviganti europei, che seguono le rotte dello Jonio per una destinazione che non urla la propria bellezza, ma la lascia emergere lentamente, attraverso il blu intenso del mare e il sorriso sincero della sua gente.
Ai turisti, desiderosi di visitare l’antica Bova, la Chòra tu Vùa, si narra che nelle notti più calme, quando il mare è una distesa scura e silenziosa, si possano ancora percepire le presenze dei monaci bizantini, che cercavano rifugio lungo la costa grecanica dell'Aspromonte, portando con sé icone sacre, testi antichi e una spiritualità intensa; si fermavano proprio in questi luoghi per pregare e trovare riparo tra le grotte e le piccole insenature nascoste.
Una promozione del territorio silenziosa e operosa per scoprire la Calabria diversa.
Queste attività lavorative non possono essere sostenute solo con le norme, ma realizzando una forte coesione di una società libera, culturalmente preparata e fiera della tutela dei propri diritti e doveri, lontana da qualsiasi arroganza predatoria e parassitaria criminale, in cui possano vincere gli uomini liberi dal bisogno e dalla paura, fieri per essere e sentirsi popolo.
In questa estate bollente, in tanti hanno scansato lo stress estivo e le prove emotivamente difficili, lasciando un ricordo luminoso, capace di crescere nel tempo e di alimentare, giorno dopo giorno, il desiderio di tornare. Fino alla prossima estate.
Cosimo Sframeli
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