Dan Driscoll lascia il Pentagono, scontro con Hegseth sulle nomine
Una nuova, significativa scossa scuote i vertici del Pentagono. Dan Driscoll, segretario dell'Esercito degli Stati Uniti, ha rassegnato le dimissioni, ufficializzando una frattura ormai insanabile con il capo del Pentagono Pete Hegseth. Secondo quanto riportato da fonti vicine al dipartimento, alla base della decisione ci sarebbero contrasti prolungati sulle strategie di gestione del personale militare e sulle recenti nomine ai vertici.
Negli ultimi mesi, Hegseth ha avviato una vera e propria epurazione ai piani alti delle forze armate, sollevando dall'incarico diversi alti ufficiali ritenuti non allineati con la nuova linea politica. Una mossa che ha diviso l'amministrazione e che ora costa un altro pezzo importante: Driscoll, ex veterano e figura chiave nella transizione, ha preferito fare un passo indietro piuttosto che tollerare un clima che definisce, secondo indiscrezioni, 'insostenibile'.
Le ragioni di una rottura annunciata
Le tensioni tra i due erano note da tempo. Driscoll, nominato con l'obiettivo di modernizzare l'Esercito e rafforzarne la prontezza operativa, avrebbe più volte espresso riserve sul metodo di Hegseth, accusato di voler politicizzare le nomine militari e di penalizzare la meritocrazia. L'ultima goccia sarebbe stata la recente rimozione di alcuni generali considerati 'scomodi' per la nuova amministrazione.
La dimissione arriva in un momento delicato per la Difesa USA, alle prese con tensioni globali e pressioni sul bilancio. La guida dell'Esercito passa ora al vice segretario, in attesa di una nuova nomina presidenziale. Gli analisti prevedono che la scelta del successore sarà cruciale per stabilizzare un settore che appare sempre più frammentato.
Le conseguenze sul futuro della Difesa
Questa uscita rischia di indebolire ulteriormente la fiducia nelle istituzioni militari, già scosse da un ricambio ai vertici senza precedenti. Mentre la Casa Bianca tace, il Senato potrebbe aprire un'audizione per chiarire le circostanze del caso. Nel frattempo, il dibattito pubblico si accende: c'è chi difende Hegseth, sostenendo che il rinnovamento sia necessario, e chi invece teme una deriva autoritaria nella gestione del Pentagono.
La vicenda Driscoll-Hegseth non è solo uno scontro personale: mette in luce un conflitto più ampio tra due visioni dell'esercito americano. Da un lato, una linea più tradizionale e istituzionale; dall'altro, una spinta verso un controllo più stretto e politico delle forze armate. Una partita che si giocherà nei prossimi mesi, con ripercussioni potenziali sulla sicurezza nazionale e sugli equilibri internazionali.
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