È possibile una visione universale di società pur essendo di parte?

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L’interrogativo posto dal titolo di questa breve riflessione è a mio avviso importante,...

L’interrogativo posto dal titolo di questa breve riflessione è a mio avviso importante, attuale, coerente, centrale per il pensiero base che regge le plurime appartenenze umane, sia esse di natura politica, economica, sociale, ecc. Da sempre il sistema organizzativo delle democrazie, ma vale più o meno per qualunque realtà collettiva umana in cammino, ha trovato nella formazione di gruppi, partiti, forme associative, nuclei distintivi e similari le direttrici ideali ed operative per mettere in moto la propria macchina logistica. I risultati li conosciamo: Sconfitte, vittorie, tradimenti, speranze, ammonimenti, delusioni, gioie, trionfi, sbandamenti, conquiste, distruzioni e rinascite. Al centro l’uomo con le sue idee; i suoi propositi; la sua scienza; i suoi sogni; le sue ipocrisie; le sue perversioni; le sue battaglie di progresso nel diritto e per il diritto, nella giustizia e per la giustizia.

Prima di cercare di capire se sia naturale possedere una visione del domani, senza rimanere ostaggi di uno dei numerosi e “scintillanti” recinti costruiti dall’uomo, è essenziale sapere a chi e a cosa si possa essere fedeli se si volesse contribuire con i propri carismi alla ricostruzione di un tempo migliore. Non è forse indispensabile, prima di fare un qualunque passo, essere fedeli alla verità che precede il mondo? La stessa Costituzione, elemento precipuo di un Paese che intende tutelare la dignità di un qualsiasi cittadino, non ha per caso nelle sue linee portanti un legame profondo con i valori oggettivi della natura umana? E quest’ultimi non sono stati apertamente considerati dai padri costituenti, cattolici e laici assieme, l’essenza ontologica dei principi vitali espressi nei primi dodici articoli della Carta e per questo inviolabili?  

La vera fedeltà è innanzitutto alla verità da cui proviene ogni elaborazione umana. L’uomo che produce da sé stesso è di riflesso condotto a cadere nella falsità e quindi a promuovere una visione di società da dominare e non da servire. Verità, fedeltà e libertà non possono essere scissi, al di là se credenti o meno. Vanno considerati, al contrario, quale parte integrante di un processo rigenerativo fisico, morale ed intellettivo che nobilita le proprietà umane. Ciò succede quando l’uomo, pur se politico, imprenditore, genitore, sportivo, professionista, artista, ecc., è capace di riconsiderare in sé la globalità della creazione che nel messaggio cristiano trova in Giovanni, cap. 8, il suo carattere fondativo. “…Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»…”.

Senza la verità non c’è libertà. La verità non è però una suggestione; una prospettiva filosofica o un prodotto di letteratura compiacente. È il valore dei valori, eterno, annunciato e poi storicamente compiuto. Così è stato e mai nessuno lo potrà cancellare, anche se lo si dovesse negare, deridere, truccare, manipolare. La “meraviglia” di essere uomini perfettamente liberi nella verità rischia, non penetrando il mistero della Parola, di essere messa seriamente in discussione. Senza questa libertà non è possibile impegnarsi concretamente per sedare gli effetti nocivi dell’irresponsabilità singola e associativa. Sono tutte queste condizioni non negoziabili, nonostante il circo mediatico odierno, che consentono, pur essendo di parte, di avere una visione universale di società che non contrasti con quella altrui, ma la spinga a riformarsi e a rigenerarsi per il benessere comune.

Egidio Chiarella

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