Elezioni di metà mandato: Trump potrebbe perdere la Camera

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WASHINGTON, 4 NOVEMBRE 2018 - A due giorni dalle elezioni di metà mandato che avranno luogo il pros...

WASHINGTON, 4 NOVEMBRE 2018 - A due giorni dalle elezioni di metà mandato che avranno luogo il prossimo 6 novembre e per cui i cittadini di molti stati americani hanno già votato, Donald Trump ha deciso di reintrodurre le sanzioni contro l'Iran, ha accusato i democratici di complottare per favorire l'ingresso dei migranti negli Stati Uniti e ha proposto la fine dello ius soli, per cui chiunque nasca sul territorio americano è considerato a tutti gli effetti cittadino statunitense.

Le elezioni di metà mandato sono fondamentali negli Stati Uniti, servono per eleggere i membri del Senato e della Camera, i governatori di alcuni stati e per votare alcuni referendum. Nel dettaglio, si voterà per rinnovare gran parte del Congresso, 36 governatori su 50 e 46 delle 50 legislature statali, e per l'elezione di centinaia di sindaci. In ballo ci sono tutti i 435 seggi della Camera, eletti ogni due anni, e 35 dei 100 componenti del Senato, in carica invece per 6 anni. I seggi apriranno fra le 6 e le 8 ora americana e chiuderanno fra le 18 e le 21. I risultati definitivi cominceranno ad arrivare nelle prime ore del 7 novembre, quando in Italia sarà ormai mattina presto.

Le elezioni di midterm, così chiamate negli States, sono anche il termometro politico della presente legislatura, spiegheranno infatti al mondo quanto la politica di Donald Trump stia facendo bene e come i cittadini rispondono alle sue strategie. Proprio per questo, solo due volte nella storia è accaduto che un presidente abbia visto confermato l’assetto di Camera e Senato: di solito chi va a votare alle midterm sono i delusi, coloro i quali vogliono farsi sentire perché non ritengono di essere abbastanza rappresentati. È per questo che solitamente il partito del presidente eletto dopo due anni subisce una battuta d’arresto e perde alcuni seggi. È accaduto sempre nella storia delle elezioni americane tranne nel 1934 dopo che Franklyn Delano Roosevelt introdusse il New Deal due anni prima, e nel 2002 dopo gli attacchi dell’11 settembre e alle cui elezioni fu premiato George W. Bush.

Secondo le rilevazioni, questa volta i democratici potrebbero conquistare 23 seggi alla Camera dei Rappresentanti che gli garantirebbero la maggioranza, come paventato dallo stesso Donald Trump che ha affermato in un comizio in West Virginia "Potrebbe accadere" che i democratici conquistino la Camera, ma loro "amano il modello finanziario venezuelano, le tasse alte e i confini aperti". Secondo la media degli ultimi sondaggi generali di RealClearPolitics, sono in testa del 7,6%, 49,5% contro 41,9%. Un dato confermato dall'ultimo sondaggio Gallup, secondo cui l'approvazione dell'operato del presidente è calato di 4 punti ed è sceso al 40%, annullando quanto guadagnato nelle rilevazioni delle quattro settimane precedenti. Il 54% del campione disapprova la strategia del presidente.

Dopo la rimonta alimentata da alcuni successi, come il nuovo Nafta, l’economia in crescita, i salari che hanno toccato i livelli più elevati negli ultimi nove anni e mezzo, 250mila nuovi posti di lavoro creati nel mese di ottobre, e la conferma del giudice Brett Kavanaugh alla corte suprema, Trump è risultato provato nell'ultima settimana dall'ondata di pacchi bomba inviati da un suo fan a molti dei suoi nemici, dalla strage nella sinagoga di Pittsburgh ad opera di un suprematista bianco ostile agli ebrei e dalla politica contro i migranti che si stanno avvicinando al confine con gli States e che provengono dall’Honduras, dal Guatemala e dal Messico. Secondo il New York Times, anche se i dem mantengono i loro seggi esistenti e vincono in tutti i collegi classificati come favorevoli o probabili, devono conquistare almeno sei dei 29 collegi considerati ancora incerti.

Tuttavia, il Senato potrebbe rimanere nelle mani dei repubblicani e così anche i più rilevanti dossier internazionali.


Trump "mente e si inventa le cose" è stato invece il duro attacco dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama che in uno dei comizi finali in Florida ha attaccato il tycoon. Obama ha accusato Trump dividere il Paese e la sua linea dura sui migranti: "Non ha compassione, questa non è l'America".

Gli scenari che porterebbero verificarsi dopo martedì 6 novembre sono fondamentalmente 4:

  • I repubblicani mantengono entrambe le camere e questo sarebbe per Trump lo scenario più favorevole, perché gli consentirà di proseguire nella sua agenda politica con ancora più vigore e con la certezza di trasformare in legge qualsiasi proposta. “Un Senato completamente controllato dai repubblicani – fa poi notare il New York Times – significherebbe un incremento dei giudici federali conservatori. Potrebbe essere questa l'eredità più significativa che potrebbe lasciare Trump”.
  • Se i democratici vincono Camera e Senato sarebbe una dura sconfitta per Trump, ma è uno scenario poco probabile. Un senato democratico comporterebbe l'elezione di giudici più moderati e l'agenda politica di Trump sarebbe completamente affondata, con qualunque cambiamento non gradito che verrebbe frenato dai deputati.
  • Democratici alla Camera e repubblicani al Senato è l'ipotesi che secondo tutti i sondaggi è la più probabile. Con la Camera blu - il colore dei democratici americani-, qualunque riforma che non trovi i favori del centrosinistra non avrebbe praticamente speranza di arrivare in Senato. C'è però da dire che moltissimi democratici verrebbero eletti in distretti che storicamente, per quanti riguarda alcuni temi (come il commercio e l'economia) hanno posizioni vicine a quelle del presidente. Questo significa che se Donald fosse incline al compromesso, potrebbe raggiungere diverse intese. Un Senato rosso (che ratifica le nomine del presidente) significherebbe l'aumento di giudici di tradizione conservatrice.
  • Lo scenario meno probabile è quello per cui i democratici vincono il Senato e i repubblicani mantengono la Camera per cui si presenterebbe una battuta d'arresto per l'agenda di Trump.


Fonte immagine Wikimedia Commons

Claudia Cavaliere

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