LECCE, 13 APRILE 2014 - Da qualche giorno impazza sul web una simpatica mappa “clusterizzata” dell’Italia. L’hanno condivisa un po’ tutte le testate giornalistiche e i vari social network, scatenando un vero e proprio battage mediatico anche in virtù della facile ironia a cui si prestano le stravaganti definizioni usate dall’Agenzia delle Entrate per classificare la predisposizione degli italiani nei confronti del fisco.
“Stanno tutti bene”, “Gli equilibristi”, “Non siamo angeli”, “Rischiose abitudini” sono dei veri e propri nomi in codice, degni del miglior film di spionaggio, che, oltre a mettere in risalto la brillante capacità letteraria di chi li ha concepiti, evidenziano la tendenza fiscale delle varie regioni italiane. [MORE]
Il Salento, al pari di tutto il resto della Puglia, è classificato come “Rischio totale”. E non c’è neanche tanto da meravigliarsi considerate certe abitudini proprie di alcuni liberi professionisti e piccoli imprenditori nostrani. Non tutti, si intende. Ma a chi non è mai capitato, all’atto del pagamento per una prestazione lavorativa, di trovarsi di fronte alla classica risposta: «Fanno 100 euro……150 se vuole la ricevuta fiscale….sa c’è la crisi…dobbiamo pagare tante tasse. Più Iva naturalmente…quindi fanno 183 euro».
All’atto pratico, tolti i 33 euro di Iva e i circa 60 tra tasse e contributi, rimane in tasca al prestatore d’opera un netto di 90 euro. A conti fatti, se si fosse fatto tutto “in nero”, il contribuente risparmiava 83 euro mentre l’altro ne intascava 10 in più. Apparentemente ci avrebbero guadagnato entrambi ma ci avrebbe perso lo Stato e, quindi, tutti noi contribuenti.
Secondo una recente indagine, l’Italia è la nazione europea col più alto tasso di evasione fiscale, con circa il 54 per cento del reddito che non viene dichiarato. Il motivo apparente è la profonda insoddisfazione dei contribuenti per i servizi erogati dallo Stato a fronte di un pesante prelievo fiscale.
La chiamano evasione fiscale “di sopravvivenza”, un fenomeno ormai radicato che si verifica quando una certo apparato fiscale e normativo non permette più di sopravvivere in maniera decorosa (o proprio di sopravvivere e basta) se si rispettano i canoni.
Naturalmente non giudichiamo chi persegue soluzioni di guadagno facile, ma occorre con urgenza una normativa sul contrasto di interessi per far sì che risulti conveniente per tutti chiedere la fattura, la ricevuta fiscale, lo scontrino, e che si possano scaricare le spese dalle tasse. In altre parole, occorre l’educazione fiscale.
È pur vero che nel nostro Paese la pressione fiscale è la più elevata dell’intera Europa con una media che si attesta in prossimità del 50 per cento. Un’enormità che va a colpire soprattutto quella fascia circoscritta di cittadini a reddito fisso, pensionati e lavoratori dipendenti, che normalmente non navigano nell’oro e che non hanno alcuna possibilità di fronteggiare questa situazione. In questi casi l’evasione fiscale diventa quasi legittima difesa!
Ma comunque il fine non sempre giustifica i mezzi. Di chi è la colpa allora? I colpevoli in primo luogo siamo noi che non abbiamo la premura di chiedere un banale scontrino. E quella mancata richiesta, sommata a tutte le altre, partorisce milioni di euro di evasione che diventano tasse in più per chi è onesto e denuncia ogni singolo centesimo che incassa.
Se vogliamo davvero pagare meno tasse e fare in modo che i servizi erogati siano efficienti, occorre pretendere lo scontrino, la ricevuta, la fattura. Sempre, anche per pochi euro. Altrimenti è perfettamente inutile lamentarci e dare la colpa a questo o quel governo, a questo o quel partito, a questo o quel parlamentare: siamo noi i primi colpevoli del fallimento culturale, economico e politico, del nostro Paese. Non ci meravigliamo se veniamo classificati come “Rischio totale”. Per poter disinfettare la ferita bisogna sopportare il bruciore dell’alcol.
(foto: http://www.forexinfo.it/)
Massimo Alligri
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