Foggia, nuova escalation di violenza: omicidio Bruno riaccende l’allarme mafia
Sparatoria nelle campagne: un morto e due feriti gravi
Torna alta la tensione a Foggia, dove un nuovo episodio di sangue riporta al centro dell’attenzione il tema della criminalità organizzata. L’omicidio di Stefano Bruno, 33 anni, ucciso a colpi di pistola in un casolare di famiglia alla periferia della città, ha riacceso il timore di una possibile guerra di mafia.
Durante la sparatoria sono rimasti feriti anche il padre Pasquale Bruno e il fratello Saverio, attualmente ricoverati rispettivamente all’ospedale di San Giovanni Rotondo e al Policlinico Riuniti di Foggia. Le loro condizioni sono monitorate dai sanitari, mentre gli investigatori cercano di ricostruire con precisione la dinamica dell’agguato.
Indagini serrate e piste investigative
Le forze dell’ordine stanno conducendo indagini a tappeto: una pistola calibro 9 è stata rinvenuta in strada e potrebbe essere l’arma utilizzata nel delitto. Fondamentali anche le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona di via Cerignola, analizzate per individuare movimenti sospetti nelle ore precedenti e successive all’agguato.
Gli inquirenti non escludono il coinvolgimento di più persone, ipotizzando un’azione organizzata e pianificata. Intanto è stato fermato un uomo incensurato di Manfredonia, che dopo la sparatoria avrebbe tentato la fuga in auto. Raggiunto dalla polizia, è stato trasportato in ospedale per una ferita al braccio e sottoposto a intervento chirurgico.
Possibili legami con la “Società foggiana”
Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda i possibili collegamenti con la “Società foggiana”, organizzazione criminale radicata nel territorio. La vittima, infatti, era imparentata con Gianfranco Bruno, detto “il primitivo”, figura ritenuta vicina al clan Moretti.
Questo elemento rafforza l’ipotesi che l’omicidio possa inserirsi in dinamiche più ampie legate alla gestione degli equilibri criminali locali, alimentando il timore di una nuova fase di violenza tra gruppi rivali.
Un clima già teso: i precedenti recenti
L’episodio si inserisce in un contesto già segnato da gravi fatti di sangue. Solo pochi mesi fa, sempre a Foggia, era stato ucciso Alessandro Moretti, colpito con diversi proiettili mentre si trovava sul suo scooter. Il giovane era nipote del boss Rocco Moretti, detenuto al regime del 41 bis.
Già allora si era parlato di una possibile escalation mafiosa, oggi confermata da nuovi segnali preoccupanti.
Le parole delle istituzioni
Il prefetto ha espresso fiducia nell’operato delle forze dell’ordine, sottolineando l’impegno nel contrastare la violenza e prevenire ulteriori episodi: l’obiettivo è evitare che la situazione degeneri in una vera e propria faida criminale.
Sicurezza e controllo del territorio
Negli ultimi anni Foggia è stata al centro di numerose operazioni antimafia, ma episodi come questo dimostrano quanto sia ancora necessario rafforzare il controllo del territorio e il lavoro investigativo.
La città resta sotto osservazione, mentre cresce la richiesta di maggiore sicurezza da parte dei cittadini e delle istituzioni locali.
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