Gioco e sapienza nel ritmo della vita

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Leggo tra alcuni appunti di teologia: “La Sapienza gioca con gli uomini di Dio e nulla è troppo g...

Leggo tra alcuni appunti di teologia: “La Sapienza gioca con gli uomini di Dio e nulla è troppo grande o impossibile per loro. La Sapienza conosce ogni gioco. Ci sono giochi impossibili per i bambini? Nessuno. Ci sono giochi impossibili per la Sapienza? Nessuno. Tutto invece diviene impossibile per chi è senza la Sapienza”. L’uomo crescendo perde quella sana incoscienza dei più piccoli, che vanno avanti senza il timore di chi ha conosciuto la paura di un mondo senza regole morali. Più l’uomo arretra dalla Parola di Dio, più crescono i limiti che lo avvolgeranno in ogni sua azione. Da qui nascono le improvvisazioni in politica; le falsità del mercato; le ingiustizie sociali a favore di una società deperita per mancanza di bene e priva di un costante sostegno del prossimo bisognevole.

Il gioco della sapienza non viene oggi considerato per dare spazio al gioco di una ragione imbevuta di logiche e modelli virtuali, pronta a sorridere con malizia dinnanzi ad una tale straordinaria dimensione dell’uomo che proviene dal Signore. È la storia che ci consegna gesta e segni umani, ogni qualvolta che la realtà del cielo sia stata capace di cambiare le cose della terra. È sempre l’amore di un qualcuno misericordioso che, per grazia di Dio, sa indirizzare il vento della comunione e della salute verso la sofferenza, la solitudine, la fame, la malattia. Centrale a questo punto il contenuto di questa nota sacerdotale: “Il gioco della Sapienza raggiunge il sommo della perfezione in Cristo Gesù. Era sufficiente toccare Gesù Signore e ogni miracolo si compiva.

Anche gli spiriti impuri fuggivano ad un suo comando, un suo ordine. Se la Sapienza non gioca dinanzi a noi, è segno che noi non siamo ancora veri uomini di Dio. Essa gioca nella misura della nostra verità”. Cristo è sempre qui, tra di noi, per essere stimolo quotidiano di possibilità che gli uomini, per troppo innamoramento di sé stessi, non sanno cogliere. Vince così la supponenza umana che conquista una massa senza Parola, ondeggiante spesso come il mare d’inverno. La società di oggi ha bisogno di un bagno di umiltà e di una realtà senza veti incomprensibili e finti confini. È necessario che si cresca in obbedienza a Dio. Non si pensi solo al debole, al povero, al rifugiato, all’escluso, ma anche allo scienziato, al filosofo, all’imprenditore, al politico, all’economista, al potente di turno, al popolo stregato dalla demagogia umana.

La sapienza tornerà a giocare con il mondo se aumenterà il suo volume di grazia, dono nell’obbedienza verso il Signore, e si avrà la capacità di immergersi nella comunione dello Spirito Santo. È una verità a portata di mano che affiorerà nitida appena l’uomo sarà consapevole di dover tornare al centro della Storia, scrollandosi da dosso le tentazioni, le illusioni, il canto delle tante sirene di un tempo specializzato in arretramento spirituale e morale, nemico giurato del gioco della Sapienza.

Egidio Chiarella

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