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I cinque sensi e le facolta' interiori dell'uomo

Calabria

08 GIUGNO 2015 - In molti pensano che imboccare un percorso di fede significhi ridimensionare la stupenda possibilità di vivere la completezza dei cinque sensi o che venga ad essere alterato in qualche modo il proprio habitat interiore. Non c’è più sciocchezza al mondo di una tale convinzione! Chi afferma una cosa del genere è sicuramente in mala fede oppure non è proprio a posto con le sue proprietà intellettive.  [MORE]

Bisogna capire che i sensi umani: udito, vista, tatto, odorato, gusto; così come le facoltà interiori: logica, analisi, discernimento, razionalità, contemplazione, deduzione, sono essenziali alla fede. Dio si rivolge all’essere umano considerandolo nella sua specifica dimensione terrena. Mai e poi mai lo priverebbe della sua più vera e autentica umanità. È facile perciò evincere che chiunque riesca a cogliere il senso alto della fede, avrà la possibilità di raggiungere il sommo del suo essere umano.

Coloro invece che lo respingono di proposito, lo rifiutano, lo negano, lo distruggono, lo combattono o lo sorvolano, commettono due grossi errori. Da una parte diventano nemici di se stessi, dall’altra con il loro comportamento impediscono che nuove persone possano trasformarsi in uomini capaci di comprendere l’universalità e la soprannaturalità della propria esistenza. Il nostro Dio non è nascosto tra le nuvole; non appartiene ad una sfera dell’Universo lontano dal nostro pianeta; nessuno ci vieta, come in passato, di pronunciare il suo nome. Con Cristo, Dio è nell’uomo; nelle sue sofferenze; in ogni gioia; ovunque ci sia una azione che sviluppi la vita. Se proviamo a leggere Giovanni l’Apostolo scopriremo come lui stesso dichiari di averlo visto, toccato, udito, contemplato, annunciando un Dio visibile e per nulla invisibile.

Un annuncio che diventa gioia piena, perché non solo esprime la bellezza del proprio cuore, ma ha anche la forza di contagiare e salvare l’altro. Chi è veramente con Dio non si chiude nel suo fortino, né tantomeno lo tiene per sé, ma ha voglia di donarlo e non certo di venderlo. Dio non si paga, si offre liberamente. La condivisione è infatti la carta d’identità di un cristiano autentico, che fa la differenza e traccia gli indirizzi per il benessere comune. Qualsiasi ricchezza materiale o morale che non venga in qualche forma condivisa, è solo fonte di tristezza e di dispiaceri. Se la si condivide è di riflesso un fattore vincente che moltiplica la gioia all’infinito. Una esplosione interiore che dobbiamo all’amore per il prossimo scelto per offrire le nostre certezze, anche se non subito intercettate, capite, accolte.

Chi arriva a Dio ha l’obbligo di donarlo, anche se l’altro dovesse ritardare a mettere in moto il suo risveglio interiore. Donare Dio non è quindi soppesare l’uomo nelle sue capacità sensoriali e intellettive, ma al contrario è tutelarlo dal loro uso distorto, ricolmandolo di gioia durevole. È forse libertà o gioia utilizzare i propri sensi e facoltà del cuore e della mente per delinquere, estorcere, corrompere, ubriacarsi, drogarsi, sprofondare nella dissolutezza del cibo e del sesso? Nessuna persona normale potrà mai condividere una gioia terrena così articolata. Un cuore pulito e sintonizzato con il cielo sa utilizzare le sue funzioni umane con equilibrio e moderatezza. Un modello di vita che non priva alcuno del bello e del buono, ma permette di vivere da veri padroni sulle cose del mondo e non da finti detentori del dominio su di esse.

Egidio Chiarella

http://www.egidiochiarella.it
egidiochiarella@gmail.com