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I discepoli che servono oggi per cambiare il mondo!

Calabria > Catanzaro

Nulla è cambiato da quando Cristo, come ci riferisce Luca nel capitolo 10, 1-9, designò oltre ai primi discepoli settantadue nuovi “operai”, essendo la messe sempre di più abbondante. Una investitura sempre attuale e che oggi riguarda ogni credente presente, con un ruolo qualunque, nelle mille articolazioni della vita quotidiana. Tutti possono essere nuovi discepoli se rispettosi delle tre modalità che sono l’essenza stessa della missione da compiere. Discepolo è il prete, ma anche la massaia, la professionista, il meccanico, l’imprenditore, la professoressa, l’ingegnere, l’onorevole, il commerciante, ecc. L’essere circondati da un mondo tecnologico all’avanguardia, che senz’altro manifesta la grande intelligenza umana, non esclude una continua investitura all’apostolato tra gli uomini di buona volontà.

Donne e uomini, giovani e adulti che hanno voglia di essere testimoni del vangelo, specie quando le stesse conquiste umane vengono dirottate verso strade che aprono alla corruzione, alla fame, alla guerra, alle illusioni colorate e truccate di tutti i giorni. Probabilmente i nuovi apostoli non vestiranno tuniche intere o porteranno barbe folte e lunghi capelli; non cammineranno a piedi per lunghi tratti e non dormiranno magari sotto gli alberi. Ma cosa cambia? Non è forse anche vero che, come dicono i nonni, non sia l’abito a fare il monaco? Quale è allora la via maestra? Scrive il mio parroco in proposito indicando in poche parole la bussola da seguire e il riferimento da cui cibarsi: “È la nostra vita tutta intessuta di obbedienza ad ogni Parola di Gesù Signore. Questa via è sommamente raccomandata da San Paolo”.

Si legge Nei Corinti 2: “…Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;…”. Il discepolo di Cristo, ricco o povero che sia, dovrà comunque distinguersi in tre essenziali modalità osservate fin dai tempi del Messia. Prima cosa ovunque si viva la missione di Cristo sarà prioritario scegliere la preghiera come elemento sostanziale del proprio modello di vita. La preghiera non è fuori corso rispetto ad internet o alle mille filosofie di vita vendute a poco prezzo per inseguire la felicità umana. Essa è eterna e quindi permanente in ogni età.

La seconda modalità da seguire è tutta nel dono di pace che il missionario consegnerà in ogni luogo in cui dirigerà il suo approdo. La pace è oggi spesso un concetto molto gettonato, ma poco praticato. Risultato? Famiglie scassate; amministrazioni corrotte; giovani manipolati; popoli affamati e deportati, ecc. L’ultima regola che accompagna anche oggi il discepolo con smartphone è nell’annuncio costante che l’arrivo del Regno di Dio non sia uno spauracchio, ma una grande verità redimente sempre di più vicina. Potremmo semplificare dicendo: “Si prega, si dona, si annunzia”. Il senso finale in queste righe: “Se una delle tre modalità che sono anche essenza della missione manca, non c’è vera missione evangelizzatrice. O perché manca la fede del missionario, o perché non si fa alcuna differenza tra il prima e il dopo o perché del regno neanche se ne parla”.

Egidio Chiarella

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