Immigrazione: Consiglio d'Europa chiede un protocollo per il Mediterraneo
BRUXELLES, 31 MAGGIO 2012- Un protocollo ad hoc, che chiarisca le responsabilità e colmi i vuoti giuridici, indicando chiaramente le procedure da seguire: si parla anche di questo, oggi, al Parlamento Europeo, nel quadro dell'inchiesta che sta tentando di gettar luce sulle morti nel Mediterraneo di marzo 2011.
Ci sono ancora troppe informazioni contraddittorie, infatti, sulla tragedia che lo scorso anno portò al decesso di 63 migranti al largo della Libia; responsabile del dramma, sostiene la relatrice dell'inchiesta Tineke Strik, non è stata una singola autorità, ma tante istituzioni, che non hanno agito come avrebbero dovuto.[MORE]
Le linee guida dell'organizzazione mondiale marittima, in realtà, contengono chiare indicazioni riguardo modalità di salvataggio, che l'Italia contesta; con un documento più chiaro a livello europeo, che detti le regole anche per l'accoglienza e la ripartizione degli immigrati, sarebbe possibile però trovare un modo per risolvere una volta per tutte il conflitto tra il nostro Paese e Malta riguardo la questione degli sbarchi.
Ecco perchè, a livello comunitario, si preme per raggiungere un protocollo sul Mediterraneo, che affidi una responsabilità condivisa a tutti i Paesi dell'Unione; come ha ricordato Giacomo Santini, presidente della commissione immigrazione dell'Assemblea del Consiglio d'Europa, infatti, nessuno stato membro può ritenersi estraneo al problema, poichè spesso chi sbarca in Italia mira in realtà a raggiungere un altro Paese all'interno dell'Ue.
Per questo, i responsabili dell'inchiesta indetta dal Consiglio d'Europa, hanno deciso di chiedere aiuto anche agli Europarlamentari, perchè facciano pressione sui governi nazionali, e in special modo, sui Ministeri della Difesa locali.
Ma prima di tutto, ricorda la Strik, è necessario capire cosa accadde lo scorso marzo: la posizione dell'Italia e di Malta non è del tutto chiara, e anche la versione della Nato presenta troppe lacune. Servirebbero dati dai satelliti per risalire alla posizione delle navi; solo allora, forse, si potranno individuare errori e responsabili, e prendere le misure giuridiche necessarie perchè fatti del genere non debbano più verificarsi.
(immagine da: www.peacelink.it)
Simona Peluso
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