L'invidia storica rallenta il cammino dell'uomo!

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Il “fai da te” rientra a pieno titolo anche nel mondo spirituale. Ognuno di riflesso è in grado di aggiustare a modo suo ciò che si è rotto o bloccato dentro di sé. Ma può essere rigenerativo un rapporto di fede con le leggi universali del pensiero cristiano, attuando apertamente una propria convenienza mentale e spirituale? C’è “l’aruspice”? Andiamo perciò a chiedere indizi sul futuro. C’è il prete alternativo? Sarà “figo” dargli una mano. Furoreggia un esperto di fisica quantistica? Conviene seguirlo. Un canale tv punta sulle discipline religiose orientali? Conviene spostarsi su di esse. Qualcuno che conta grida ciò che si vuole sentire? È tempo di metterlo addirittura al posto del crocifisso! Un tira e molla culturale e spirituale che offre a poco prezzo non altro che la solitudine, indebolendo l’architrave del pensiero umano.  

In questo quadro ambiguo prolificano da sempre un nuovo tipo d’invidia. Oltre all’invidia personale e sociale è dovuto sapere che esiste una terza invidia, quella storica, poco percepita dall’opinione pubblica, ma sempre al centro delle azioni umane. Esempio comune è la gelosia nei confronti di una persona capace, ben istruita, proiettata a rivoluzionare e migliorare un certo periodo sociale-politico-finanziario. Ciò non ha forse più volte scatenato reazioni scomposte, minando progetti positivi messi in campo? Le risposte di chi non vuole soluzioni avverse allo status quo, pur se vincenti, diventano di solito vuote e disgiunte. Nella vita di Cristo è facile intravedere un aspetto del genere che ferisce il cammino dell’umanità, così come il tentativo di rivelare la Sua verità in modo distorto. Ma in che cosa consiste l’invidia storica riferita alla esistenza terrena del Figlio dell’uomo?

Leggiamo in proposito una attenta e puntuale chiosa sacerdotale: “Gesù era persona che attirava il mondo dietro di sé. Il Vangelo attesta che accorrevano a Lui da ogni parte della Palestina e dei Paesi limitrofi. Anche i peccatori e non solo gli ammalati ricorrevano a Lui. Questo movimento di salvezza, guarigione, creazione della speranza vera, suscitò l’invidia di scribi e farisei. Essi si presentavano a Cristo con domande a trabocchetto per farlo cadere. L’invidia raggiunse il sommo con la risurrezione di Lazzaro. Se lo lasciamo agire, tutto il mondo gli andrà dietro”. La storia attesta che anche Pilato comprese come Gesù fosse vittima della trappola mortale dell’invidia dei capi e dei sacerdoti del Sinedrio. Una questione perciò di potere sul popolo, utilizzando in modo distorto l’annuncio dei profeti sulla venuta del Messia. Il Salvatore andava aspettato e basta!

Il vuoto dell’attesa poteva in una simile circostanza essere utilizzato da scribi e farisei, quali depositari della verità di Dio, per trattare da una parte con il potere romano ed esercitare dall’altra il peso dei loro privilegi sulla loro stirpe. Sullo sfondo attecchiva una vera invidia storica, perché influente sulle questioni politiche e sociali del tempo, ma anche, leggo tra gli appunti sacerdotali, “una invidia della grazia altrui”, viste le numerose guarigioni e conversioni a favore di quanti seguivano il Nazareno. L’invidia storica non è elemento arcaico, ma una componente attiva della nostra realtà produttiva, sociale e politica. Un mezzo che rallenta le azioni oggettive degli uomini di buona volontà, detentori di carismi peculiari per la promozione e la difesa della prosperità comune. È proprio vero che l’invidia storica è dura a morire! Guardarsi intorno per credere.

Egidio Chiarella

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