La conversione è un atto religioso, politico e civile

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Siamo nel 2019 ed io penso, con estrema serenità e senza allarmismi, che non sia fuori luogo afferm...

Siamo nel 2019 ed io penso, con estrema serenità e senza allarmismi, che non sia fuori luogo affermare di essere arrivati all’ora di una svolta naturale. Noi siamo affacciati da tempo ad un precipizio culturale e spirituale che forzatamente ci rifiutiamo di vedere e prendere in seria considerazione. Non accorgersene significa voler perdere la bussola per indirizzare, redimere e salvare la propria vita e quella di chi, attraverso la testimonianza di chiunque, potrebbe superare i dubbi del suo cuore. Scrive il teologo del Signore: “La conversione è cambiamento perenne, cammino ininterrotto di ogni uomo verso la luce piena del mistero del Padre, di Cristo Gesù, dello Spirito Santo”. Questa espressione illuminata e piena di verità non riguarda solo l’aspetto religioso, ma entra in pieno, a mio avviso, nel comportamento civile e politico della società odierna.

Perché è così? Se cambiare sé stessi in meglio significa aprirsi ogni giorno all'imparzialità della Parola, altrettanto dovrà succedere per un vero cambiamento sociale. L’avanzamento generale di una comunità di cui ha da sempre il testimone terreno l’apparato politico ed istituzionale, inclusa la presenza civile quotidiana della società, non può essere disgiunto da questa verità perenne. Se quindi chi ha le leve del comando non pratica nelle sue funzioni, come uomo libero e democratico, il senso alto della Parola del Signore ritarda di fatto il compiersi oggettivo di un progresso umano sostenibile. Gli indirizzi eterni del vangelo, legati alla saggezza eterna di Dio, entrano così apertamente in qualsiasi comportamento collettivo e individuale e ne determinano la maturazione o la negazione degli sviluppi conseguenti in ogni campo dell’azione dell’uomo.

Non è quindi la politica che deve attingere al vangelo, né di riflesso può farlo la sembianza civile di un popolo. È soltanto l’uomo nella sua straordinaria individualità che ha il compito sacro e involabile, lungo il suo cammino quotidiano pubblico e privato, di nutrirsi di vangelo per convertirsi e rimanere tale. Il mutamento interiore nel Signore non è un titolo di studio che una volta conquistato nessuno può mettere in discussione. La conversione infatti, quale il più grande atto religioso, politico e civile che possa capitare ad un uomo, va coltivata, curata e connessa con il Verbo eterno. Scrive ancora il teologo che è dalla Parola e che mai sta sopra di Essa, pena la falsità della sua persona e del suo insegnamento: “Poiché l’uomo è chiamato ad una conversione permanente, permanentemente deve verificare i suoi pensieri”. Come deve avvenire questo “accertamento” essenziale, necessario per laici e religiosi, per poter essere considerato parte attiva del proprio stile di vita?

Il teologo non fasullo ci guida anche nella risposta a questo interrogativo: “Principio di verifica di ogni cosa è la Parola del Signore, quella contenuta nei libri canonici, che sono la Scrittura Santa. Poiché la Scrittura Santa è stata consegnata agli Apostoli, la loro fede deve essere posta a fondamento della nostra conversione. La fede degli Apostoli è contenuta nella Tradizione della Chiesa e nel suo Magistero”. Fuori di tutto ciò siamo di fronte ad un’altra cosa, che sfocia nei sentimentalismi vibranti o nelle forme solidali compiute per mettersi a posto la coscienza. Quando il politico o l’operatore sociale, ma anche l’uomo qualsiasi della strada, indirizzano i loro passi verso la conversione si aprono ad orizzonti chiari e a risposte possibili per ogni quesito della vita, da qualunque posizione arrivino. Svoltare per non cadere nel precipizio culturale e spirituale del nostro tempo significa convertirsi giorno dopo giorno. Unico esercizio naturale che rischiara e redime la storia.

Egidio Chiarella

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