TORINO, 4 OTTOBRE 2011 – È ufficiale: la Fiat abbandona Confindustria. Entro la fine dell'anno il presidente del Lingotto, John Elkann, lascerà definitivamente la presidenza della società di viale dell'Astronomia.[MORE]
Termina dunque con un divorzio il secolare sodalizio tra la prima Casa automobilistica italiana e l'associazione degli industriali. La scissione è stata resa nota ieri in mattinata da un comunicato dell'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne indirizzato ad Emma Marcegaglia.
Le cause della rottura avanzate dall'ad della Fiat non sarebbero di natura politica, come qualcuno avrebbe sostenuto, bensì economica. In particolare, Marchionne si dice insoddisfatto di quei due provvedimenti che non sarebbero sufficienti a rilanciare la sua casa automobilistica e punta il dito contro gli accordi presi in materia di licenziamenti senza giusta causa.
Come riferito da Marchionne alla Marcegaglia, «mi riferisco all'accordo interconfederale del 28 giugno, di cui Confindustria è stata promotrice, ma soprattutto all'approvazione da parte del Parlamento dell'articolo 8 (ndr. contenuto nella manovra) che prevede importanti strumenti di flessibilità oltre all'estensione della validità dell'accordo interconfederale ad intese raggiunte prima del 28 giugno».
Non tarda la replica della Marcegaglia, che si dice perplessa sulle motivazioni addotte da Marchionne. E mentre crescono le distanze tra Roma e Torino, i sindacati si schierano su fronti opposti. Per la Cisl di Bonanni, «non si può dire che la Fiat se ne vada perché l'accordo del 28 Giugno è stato depotenziato». Lapidaria la replica della Cgil: «a Marchionne non va bene nessun accordo, solo la parola accordo lo fa star male».
Con la fuga di Fiat da Confindustria, svanisce anche il piano Fabbrica Italia. A seguito degli eventi, è necessaria una revisione del progetto: prima del distacco definitivo delle due imprese, verranno realizzati un suv con marchio Jeep e forse un modello di fuoristrada con marchio Alfa.
Mentre i leader delle due associazioni si azzannano alla giugulare, gli operai si preparano a pagare il conto della separazione: un anno in più di cassa integrazione, vale a dire fino alla ripresa della produzione nel 2013.
Riccardo Marcucci
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