La mancanza di un'adeguata educazione finanziaria: la nuova variante dello schema di Ponzi

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ROMA, 26 MARZO 2011 - Ne sono passati di anni da quando Charles Ponzi, immigrato italiano negli Stat...

ROMA, 26 MARZO 2011 - Ne sono passati di anni da quando Charles Ponzi, immigrato italiano negli Stati Uniti, mise in piedi una delle più grandi truffe del secolo coinvolgendo più di 40 mila persone e raccogliendo un capitale di oltre 15 milioni di dollari, partendo da un investimento iniziale di 2 dollari.

Il gioco era semplice e consisteva nel promettere alti guadagni a breve termine, tramite una combinazione di investimenti con i quali i destinatari avevano poca dimestichezza, facendo leva su una delle più grandi debolezze dell’uomo: l’avidità.
Di fatto non avveniva nessun investimento, gli interessi venivano pagati attraverso i fondi in arrivo dai nuovi sottoscrittori, innescando un meccanismo a catena.
Fu proprio la mancanza di un’adeguata educazione finanziaria la carta vincente dello schema, ribattezzato in suo onore “Schema di Ponzi”.

E negli anni successivi vi sono stati altri esempi più o meno noti ispirati a tale schema, tra i quali il più eclatante è stato sicuramente il caso di Bernard Madoff, ex presidente del Nasdaq, che ha creato una truffa da più di 50 miliardi di dollari tramite il suo fondo di investimento, coinvolgendo sopratutto istituti finanziari ed investitori istituzionali, che sta attualmente scontando una condanna di 150 anni per i reati commessi.
Ma a quanto pare non si smette mai di imparare, o meglio c’è sempre qualcuno pronto a cogliere le occasioni più propizie, facendo leva proprio sui due aspetti sopracitati: l’avidità dell’uomo e la mancanza di educazione finanziaria.

L’ultimo caso è scoppiato proprio in questi giorni a Roma, e precisamente in uno dei quartieri più rinomati della capitale, i Parioli.
La nuova truffa nasce in realtà oltre confine, attraverso una società di investimento francese, la Egp, con sede anche in Italia, che presenta un nuova interessante variante del famoso Schema di Ponzi: sfruttare lo scudo fiscale ed in particolare l’imposta straordinaria richiesta per il rientro dei soldi in Italia.
Nomi noti dell’aristocrazia romana ed internazionale, del mondo del giornalismo, dello spettacolo ed anche del calcio, si sono visti truffare per una cifra che si aggira sui 170 milioni di euro secondo la prime stime: un giro d’affari che vede coinvolte anche molte altre società internazionali operanti in Lussemburgo, Regno Unito, Svizzera ed Olanda.

Quando gli interessati hanno cominciato a richiedere con insistenza la restituzione dei loro risparmi, dopo aver rispettato il vincolo contrattuale che prevedeva di non richiedere gran parte del capitale per un periodo che andava tra i 18 e i 36 mesi, sono scattate le prime denunce.
Dopo una lunga ricostruzione del giro d’affari, è scattato l’arresto per i cinque responsabili di Egp Italia, sottoposta a liquidazione amministrativa dal Gennaio di quest’anno, e si sono riaccese le speranze degli interessati di poter recuperare almeno una parte dei loro risparmi.

Ancora un esempio di come oggi una stretta minoranza approfitti delle scarse conosce finanziarie dei più: non è forse giunto il momento da parte del Governo stesso di promuovere delle campagne di sensibilizzazione volte a creare almeno una conoscenza di base volta a tutelare gli interessi dei cittadini?
Le ricerche dimostrano che coloro che non hanno dimestichezza con il mondo dell’economia e della finanza sono quelli che pagano di più per accedere anche ai servizi di base, come l’apertura di un conto corrente o l’utilizzo di una carta di credito.
Disse bene molti anni fa il giornalista economico Francesco Carlà, promotore della finanza democratica, che “nessuno può curare il nostro denaro meglio di noi”.




(notizia segnalata da Federica Pacini)

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