La mediocrità della politica che vuole Cristo una favola

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C’è nell’aria da tempo al di fuori della Chiesa il tentativo di mettere in campo una politica i...

C’è nell’aria da tempo al di fuori della Chiesa il tentativo di mettere in campo una politica in grado di frenare la storia della salvezza umana, attraverso manipolazioni culturali, televisive, editoriali, cinematografiche, filosofiche e religiose. E’ un’impresa di trasformazione costante e parallela allo sviluppo scientifico ed economico del nostro tempo. La notizia non è dell’ultima ora. L’uomo da sempre ha cercato di sedere sul podio più alto dell’universo per governarlo e piegarlo a sé.

Nonostante la storia gli abbia in diverse occasioni fatto capire come tutto ciò non fosse possibile il discendente di Adamo ha continuato a camminare, utilizzando gli strumenti del momento, sulla strada della delegittimazione della Parola evangelica. Ha però addolcito in più occasioni la sua esposizione esterna con un atteggiamento meno invadente.

Non più ha negato, almeno a parole, l’evidenza della missione terrena di Cristo Gesù, ma ha cercato con furbizia espositiva e relazionale di far passare la vita del Figlio dell’uomo come una favola, magari la più bella, o come un racconto da conservare nel tempo. Il tema in questione è di sicuro di dimensione globale, ma questo non inficia il valore della questione personale.

E’ il singolo individuo che prima di tutto dovrebbe chiedersi se abbia mai cercato di preservare la verità della storia di Cristo attraverso la sua storia quotidiana, le sue testimonianze, le sue relazioni permanenti. Se questo non è mai avvenuto, e magari non succede tutt’ora, sarebbe necessario verificare il proprio modo di relazionarsi per non avallare, anche ingenuamente, le storture che parte del pensiero del mondo vorrebbe far passare a proposito del messaggio cristiano.

Come Cristo ha dimostrato con la sua vita e le sue azioni che in Lui si compiva tutta la verità delle antiche profezie, così l’uomo di oggi che crede, anche se in cammino verso la conversione, deve cercare di rappresentare la storia di Cristo e farla compiere nelle continue sue semplici o difficili condotte pubbliche e private. E’ assurdo, punitivo per sé stessi, continuare a non comprendere la grandezza storica e spirituale della figura di Cristo, testimone e attore principale della salvezza dell’uomo, quando in Lui si realizza concretamente, non quindi tramite suggestioni letterarie, ogni capitolo del vecchio testamento.

Come possono esserci allora filosofi, capi di stato, scienziati, intellettuali rinomati nel mondo, ecc., che ancora oggi tentino di rallentare il corso di verità storicizzata da Cristo Gesù nella terra d’Israele? Come si fa a non capire la trasformazione della storia dell’uomo con la venuta dello Spirito Santo sui discepoli di Cristo e quindi su ogni uomo che apre ad Esso il suo cuore?

Se tutto questo continua ad accadere è perché il cristiano si è seduto, bloccato, distratto, ipnotizzato su uno standard comportamentale poco attivo di fronte alla sua vera missione giornaliera. Leggiamo su tale questione qualche brano di un interessante sostegno teologico appena elaborato, per capire meglio quest’ultimo passaggio che spesso nessuno ricorda, stimola, indirizza, accompagna.

“Dal giorno della Pentecoste  cambia di fatto la struttura spirituale dell’umanità. Da quel giorno è stato l’uomo a dare a suo fratello lo Spirito Santo. Quello della verità, della conversione, della obbedienza a Dio, della sapienza, dell’intelligenza, della riflessione, della fortezza, del convincimento…Se lo Spirito non si dona si priva l’altro di un dono unico e insostituibile, fermando di riflesso l’opera di Dio. Perché lo spirito è dato? Perché ognuno di noi possa divenire nel mondo storia di salvezza, di redenzione, di santificazione, di pace e di conformazione a Cristo”.

Per riuscire in questa operazione di “travaso raffinato” quotidiano si rende sempre di più necessario comprendere che Cristo sia il passaggio cruciale dell’uomo non solo spirituale, ma storico, in grado di riaccendere la speranza e la fiducia nel domani sempre di più compromesso da una società tutta esteriorizzata. In proposito rilancia il teologo:

“Il figlio dell’uomo diventando il compimento della storia antica ha eliminato il pericolo che essa si trasformasse in una favola. Con la missione di Cristo la favola antica è diventata invece una storia di salvezza e di redenzione. Anche in questo periodo dell’umanità, esaltato da processi innovativi sempre di più veloci e sofisticati, senza lo Spirito dentro di noi la vita di Cristo rischia di diventare una favola”. 

Il cristiano non può perciò oggi non diventare storia di Cristo se vuole concorrere alla rinascita della società in cui vive. Cristo come favola serve solo a chi ha la volontà di ammansire il mondo con ricette umane ben congegnate, agganciando l’uomo ad un materialismo e ad un relativismo sempre di più punti di riferimento di chi ama partire da sé stesso per poi arrivare comunque a sé stesso. Un viaggio scontato, privo della verità di Dio, ben organizzato perché Cristo si intenda come un prodotto letterario che piace. Un modo sperimentato per non attivare il richiamo della coscienza e la via della conversione. Non partendo dalle leggi del Signore non si potranno mai ispirare le norme dell’uomo, eludendo di fatto nuove pratiche umane di cui oggi c’è un infinito bisogno.

Nasce così una mediocre politica economica, culturale, sociale ed istituzionale pronta se necessario ad esaltare la morale di una favola, ma fuggendo in concreto dalla verità storica della parola del Signore. E’ questo il tema dei temi. Si è pronti a svilupparlo? Io credo che ognuno di noi debba fare la sua parte, migliorando e depurando dalla realtà odierna intanto la propria vita e diventando storia vivente del Cristo che ci ha salvato. Il mondo è per natura votato a questa missione. Prima o poi si dovrà compierla!

Egidio Chiarella

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