La necessità di rimanere nella grazia di Dio!

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Mentre pensavo ad un titolo che potesse sintetizzare l’argomento odierno, mi sono chiesto come...

Mentre pensavo ad un titolo che potesse sintetizzare l’argomento odierno, mi sono chiesto come sia diventato “impopolare” trattare delle cose che riguardano il cielo. La “terra” ha ormai invaso le sfere celesti, tentando da sempre, ma oggi in un modo esagerato, di impossessarsi delle loro prerogative. Di seguito studiosi, filosofi, predicatori da teatro e soloni da TV sono tutti in prima linea per ridurre la sacralità del pensiero divino, riconducendola in un lento e naturale evolversi della dinamicità fisica e della vivacità extra fisica proprie dell’uomo, considerato il vero signore dell’universo. In molti spiegano i miracoli di Gesù dimostrando la trasformazione della materia e i vantaggi che essa offre attraverso un possibile “comando” dell’essere umano. La loro attenzione si ferma solo sull’episodio empirico provocato dall’intervento divino, tracciandolo con formule complesse di chimica e di fisica. 

Il miracolo e la grazia del Figlio dell’uomo vanno però oltre i deboli mezzi dell’apparato di ricerca terreno, pur nella meraviglia delle sue opportune e perfettibili scoperte. Essi si nutrono in anzitempo del valore eterno della sapienza di Dio. Quest’ultima di fatto anticipa l’uomo nelle sue cose quotidiane e, da tempi immemorabili, offre i giusti rimedi per cambiare il mondo e renderlo più equo e “felice”. Nonostante il sarcasmo dei così detti recenti padroni del mondo, oggi sul web cresciuti a dismisura, non è poi tanto peregrino chiedersi se ognuno possa ritenersi candidato a rimanere nella grazia di Dio, al di là del censo, l’istruzione, il grado religioso, il percorso di vita in genere! La risposta è nella parabola del Figliol prodigo, molto conosciuta tra credenti e non.

Si esce dalla grazia del Signore appena l’uomo si convince di strappare dal suo cuore il senso profondo che il vangelo offre a chiunque affronti le singole questioni di ogni giorno. È il figlio minore, nell’episodio evangelico sopra citato, che organizza in autonomia l’abbandono della casa paterna! Porta con sé ciò che gli spetta per eredità, ma a nulla potrà servirgli, sebbene si trattasse di un cospicuo gruzzolo di denari dell’epoca, avendo lasciato alle sue spalle la “grazia del Padre”. Dio non si occupa del tempo che si è deciso in autosufficienza di indirizzare verso mete prive della benedizione “paterna”, puntando soltanto sull’aspetto “consumistico” della realtà, quale fulcro stabile del progresso umano. La grazia di Dio è sempre per l’uomo, ma è anche vero che la stessa grazia vada cercata, tutelata, collocata nel cuore della propria vita, coltivata come il fiore migliore.

È appena si lascia “la terra dei porci” per ritornare al padre che la grazia del Signore riacquista la sua centralità in chi l’abbia invocata. Il giovane, a cui era stato negato il cibo rinvenuto nella porcilaia affidata alla sua vigilanza, ha chiesto di rientrare nella sostanza celeste e terrena della protezione del Padre. Nessuno lo respinge. Qui non trova altro che apertura e perdono, pur di fronte all’invidia inaudita del fratello maggiore, ancora oggi ai vertici delle visualizzazioni del profilo interiore di ognuno. Leggo da una nota sapienziale: “La via indicata da Gesù è una sola: si deve ritornare nella terra del Padre suo, nella sua casa, nella sua Parola, nel suo Vangelo. È la condizione perché il Padre possa prendere nelle sue mani la nostra vita e dare ad essa quanto le serve, sia per l’oggi che per il domani. Non vi sono altre soluzioni di salvezza vera per l’uomo”.

Egidio Chiarella

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