La ricchezza nella cristianità

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Le sacre scritture non proibiscono a l’uomo di non accumulare ricchezze, ma gli fanno capire come ...

Le sacre scritture non proibiscono a l’uomo di non accumulare ricchezze, ma gli fanno capire come prosperità e agiatezza vanno vissute in misura dell’eternità e non dei confini terreni. Noi cristiani abbiamo paura di rilanciare questo pensiero, per non essere giudicati dalla verità umana. Nel millennio del consumismo esasperato e dell’edonismo a tutto gas, affermare che la ricchezza non sia la base della felicità umana si dimostra difficile! Tale posizione porta di riflesso alla derisione e alla esclusione dai luoghi preposti a promuovere i risultati dell’uomo ritenuti più importanti. In politica, in economia, nelle varie articolazioni sociali si è tutti d’accordo, cristiani compresi, che tali osservazioni fanno parte di un dire antico e superato. Eppure i libri sapienziali infondano luce chiara su questi argomenti, basta leggerli senza chiudere gli occhi.

Il libro del Qoelet ad esempio è di una modernità senza trascorsi, sempre attento a mettere l’uomo dinnanzi alle molte verità che riguardano il suo vissuto. Ecco perché mette in guardia dalla vanità per non coprire “il fine per il quale le cose sono date all’uomo”; non cancellare il giudizio del Signore che è su tutte le opere fatte dall’essere umano; non vanificare la verità unica che proviene dai Comandamenti del Signore. Leggo da un testo teologico di grande impatto sociale, come le raccomandazioni più forti per una vera vita cristiana prevengano dal Vangelo. “Accumulare tesori sulla terra è accumularli per tarme, ruggine, ladri. È verità. Tarme, ruggine, ladri si sono trasformati in tarme, ruggine,  ladri legali.  C’è una tarma che è più che una sanguisuga.

Si chiama speculazione. In un giorno si possono guadagnare centomila euro e in un giorno se ne possono perdere duecentomila di euro. Un ladro speciale è lo sperpero del denaro pubblico. La ruggine che tutto consuma è il gioco. Quando essa si attacca al cuore per un uomo è la bancarotta”. Parole forti, ma vere che fanno arrossire chi le ascolta, ma che poi non ha il coraggio di rilanciare nei luoghi deputati. Cosa serve accumulare tesori sulla terra, difendendoli con affanno e paura, se poi la propria vita è diretta solo a concentrarsi su ciò che è vano e privo di connessione con il cielo? C’è solo una strada per liberarsi dai pericoli che provengono da una vita accentrata solamente sui beni terreni, escludendo la crescita interiore e spirituale.

Il vangelo ne è la bussola. Il significato da interiorizzare è racchiuso in questo semplice, ma chiaro invito universale: “Si deve rispettare il fine per il quale i beni di questo mondo sono stati dati da Dio”. Essi vanno usati in vista della vita eterna e non in direzione dell’esistenza su questo pianeta attrattore diretto del vizio, non altro che un pozzo senza fondo. Il Malcostume supera gli argini sacri della Parola è produce il vizio più voluttuoso possibile, imbrigliando la società in una rete piena di tentacoli. Un modello di vita che esclude le virtù, le ricchezze che innalzano la sensibilità dell’anima, l’obbedienza alla legge del Signore. Resta l’accumulo di beni fine a sé stessi; la depravazione sociale; la disobbedienza alla Parola. Un vortice che risucchia l’uomo.

Egidio Chiarella

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