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Le tre verità, radici robuste per vincere il male!

Calabria

01 FEBBRAIO 2016 - Un uomo che vuole dare alla sua vita una impronta autorevole, autonoma, aperta alla fraterna collaborazione e al bene comune, non può non riconoscersi in tre essenziali verità, da sempre strade sicure che conducono alla serenità e alla sapienza. La prima verità è nella piena consapevolezza di un Dio tutt’uno con la Parola. Se ci prendiamo la licenza, come spesso accade, di separare questa unità assoluta, avremo non un Dio della vita, della misericordia, del perdono, ma un Dio pensato, immaginato, voluto, creato secondo le nostre esigenze. Un errore catastrofico, perché a cascata porterà al dissolvimento delle vere sembianze umane, pur se convinti di essere sulla strada della libertà e del progresso. Uomini artefatti, di successo forse per i loro simili, ma in picchiata per quella sapienza eterna che lega ognuno al cielo.  [MORE]

La seconda verità ci porta a non privarci delle radici che garantiscono l’essenza primaria di ogni persona. Un individuo qualsiasi somiglia, sotto alcuni aspetti, ad un albero che per vivere non può separare le sue radici dal terreno più idoneo. Più le radici saranno salde e profonde, meglio si potrà resistere ai venti impetuosi e alle tempeste violente. L’uomo allo stesso modo non può sradicare le sue radici dalla Parola di Dio. Il rischio è alto. Le tentazioni, piccole o grandi che siano, possono così inondare la vita di ogni giorno e rendere precario e privo di grazia il proprio futuro o quello collettivo. Ma come può un essere umano vivere senza Dio, se lo stesso Dio è la vita per l’uomo? Si andrebbe contro natura. Si opterebbe per un mondo diverso dalla sua originalità, per costruire in toto un modello esistenziale al di fuori del suo legame con il Creatore.

Nessuno certamente vieta ad alcuno di avventurarsi su questa strada, ma ne vale la pena? Si andrebbe innanzitutto a perdere il valore universale del giudizio di Dio sulla vita di ogni individuo. Un giudizio che, attenzione, non è alla fine di una esistenza, ma è prima che si aprano gli occhi alla luce. Leggo tra alcuni appunti di Mons. Di Bruno: “Prima che l’uomo inizi a vivere, Dio gli rivela come deve vivere, ammonendolo sulle conseguenze di ogni sua scelta. Tu stai iniziando i primi passi della tua vita. Sappi che nel giardino vi sono due alberi. Uno è l’albero della vita. L’altro è l’albero della morte. Se tu mangi dall’albero della vita, vivi in eterno. Se tu mangi dell’albero della morte, di certo morirai. Questo è il giudizio di Dio.

Esso è separazione delle due vie: la via della vita dalla via della morte. L’uomo ascolta il giudizio di Dio, ma Dio non può camminare per lui. Dovrà essere lui a camminare, sapendo però che la Parola di Dio è infallibilmente vera. Essa non si compie per la fede. Si compie perché è stata proferita. Se tu credi, ti astieni, vivi. Non credi, mangi, muori”. La terza verità è che Dio non abbandona mai i suoi figli, anche se peccatori e fuori dalla Parola, se saranno pronti ad aprire il cuore alla conversione. È qui il miracolo più grande che consente a chiunque di riprendersi le proprie radici, di abbeverarsi alla Sua Parola e di aprire un nuovo tempo di risveglio interiore, capace di fargli raggiungere traguardi morali e sociali inaspettati. “Chi crede e ritorna a Dio, Dio lo nutre nuovamente di vita”. A noi, liberamente, la possibilità di scegliere di vincere il male!

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Egidio Chiarella