L’Eternità tra bollette, mutui e falsi idoli

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Rinnegare l’eternità a cui ogni uomo è chiamato facendolo tra l’altro per moda, per convinzion...

Rinnegare l’eternità a cui ogni uomo è chiamato facendolo tra l’altro per moda, per convinzione, per sentito dire o per presa di posizione fine a sé stessa, dimostra la sconfitta del genere umano dinnanzi ad un aspetto universale che è intimamente connesso ad ogni singola persona. Scrive il teologo: “A nulla serve che l’uomo guadagni il mondo intero, se poi perde la sua anima e si danna in eterno. Oggi il rischio della perdizione eterna si sta fortemente universalizzando. Questo accade perché dalla predicazione del Dio vivo e vero si è passati alla predicazione di un Dio senza più alcuna verità, alcuna fedeltà alla sua Parola”.

La maggior parte degli uomini dice di credere in Dio, ma nello stesso tempo fa fatica a sintonizzarsi sulla Parola per inaugurare di conseguenza uno stile di vita cristiano ineccepibile. Quella che passa è invece la voce esterna, non quella interna, assieme ad una sequela di principi e comportamenti sollecitati da sé stessi.  Modi di fare che a parole prendono le distanze dal male verso il prossimo o dalle profanazioni politiche, giuridiche, culturali ed economiche che pesano stabilmente sulla testa del cittadino.

Tutto sembra sotto controllo; ogni cosa rientra nell’alveo dei diritti naturali dell’umanità, salvo la possibilità di scambiare l’universalità e la completezza ontologica del diritto con il “desiderio sociale” di turno da istituzionalizzare, magari a colpi di maggioranze politiche ed economiche trasversali. Ma questa è comunque democrazia si potrebbe giustamente obiettare! Assolutamente si. Si può non condividere una scelta, ma bisogna rispettare chi è convinto di procedere in una certa direzione.

Ma una maggioranza può cambiare le regole di verità universale che sono alla base della natura umana?  Se tutto si dovesse relativizzare non si rischierebbe il pericolo di dire e di fare ogni cosa nel nome di un principio di libertà modellato a proprio uso e consumo? Va bene cosi? Prima o poi su questa strada non si andrà forse a sbattere? Il tema è delicato e non si risolve salendo in cattedra o lanciando anatemi verso una delle possibili visioni avverse. Non è neanche un problema di destra o di sinistra parlamentare! È necessario perciò riflettere senza mai perdere di vista “l’unicità divina” dell’essere umano.

Per non sbagliare bisogna avere la lucidità e la serenità di aprire nel proprio cuore le porte all’Eternità. È inutile girarci intorno! L’Eternità si sceglie, non c’è altro modo per venirne a capo. Si tratta di una specifica preferenza a monte che l’umanità nelle sue fasi storiche a volte ha fatto pendere verso una direzione rispetto ad un’altra, lasciando vuoti collettivi e mezze verità sospese.  Una scelta del genere è invece definitiva, importante, assoluta, centrale, libera, completa e quindi non può che essere per sempre.

Le dispute che a volte attraversano la politica, le finanze, le relazioni, la filosofia, le diverse valutazioni, le distinzioni correnti spesso mancano di una verità di riferimento o comunque sono agganciate ad un relativismo che non lascia spazi per un Dio rivelato, ma che incoraggia l’uomo a rivolgersi ad un Dio pensato. Quest’ultimo, ben confezionato, non avrà alcun problema a presentarsi con i pensieri degli uomini, dando vita ad una religione personale, animista, culturalmente forbita, ma vuota completamente di eternità. Una buona scorciatoia per apparire religiosi nella maniera in cui sia doveroso esserlo con sé stessi o di fronte agli altri. Chiarisce il teologo:

“Il Dio pensato non dona soluzione a nessuno dei problemi che affliggono l’umanità. La vita, la verità, la luce, la santità, la pace, la vera misericordia, il vero perdono, la vera giustizia, la vera fratellanza sono solo dal Dio rivelato. Senza il Dio rivelato, manca il Cristo rivelato, lo Spirito Santo rivelato, il cristiano rivelato. Manca tutto ciò che è oggettivo, L’oggettività è universale. La soggettività è particolare, personale, singolare. Ma ormai in questo Dio rivelato nessuno più crede”.

Certo stare con il Dio rivelato significa dover seguire le leggi del Signore, i suoi comandamenti, le sue beatitudini, la sua Parola evangelica. Nessuno ha voglia di onorare alcunché. La società è ormai convinta di trovare le sue risposte partendo da sé stessa, lasciando spazio semmai ad un Dio pensato, esente da regole e principi oggettivi da non scalfire. Si riduce così drasticamente tra bollette, mutui, falsi idoli, scadenze quotidiane e mille sciatterie umane, la scelta dell’Eternità. È cosa troppo impegnativa, poco negoziabile, oltre tempo e fuori moda.

Impazza oggi al contrario tutto ciò che è “finito” con la sua anima meglio non identificata che alleggerisce, dinnanzi ad una esecrabile mancata scelta dell’Eterno, le responsabilità proprie e collettive, mentre l’uomo si candida a perdere la sua vera e straordinaria identità.

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