Milano, il capogruppo della Lega su Facebook: "Vendola gay e pedofilo"
MILANO, 2 OTTOBRE 2013 - Fioccano le richieste di dimissioni per Alessandro Morelli, il capogruppo della Lega al comune di Milano, che martedì sera ha postato sul suo profilo Facebook una foto di Vendola e del compagno con la scritta «Gay e pedofilo. No alle adozioni per i gay».
«Non mi ero accorto, mi è arrivata l’immagine che si riferiva a delle sue presunte affermazioni del passato sul diritto dei bambini ad avere una loro sessualità con gli adulti, che ho scoperto essere una bufala, e l’ho ripresa, mi dispiace», ha dichiarato Morelli il giorno dopo, pubblicando sul web le proprie scuse.
«Devo le scuse a Vendola e lo faccio qui - ha scritto Morelli -. Non ha affermato che i bimbi devono avere una loro sessualità con gli adulti. Gli chiedo scusa e nei prossimi giorni lo inviterò ad un dibattito sul tema delle adozioni. Un passo avanti per parlare dei diritti, di tutti».[MORE]
Dure critiche nei confronti del leghista sono arrivate dal consigliere Sel Luca Gibillini: «La definizione di pedofilo riferita a Vendola in quanto omosessuale esige una risposta chiara. È un fatto politico e culturale gravissimo. Tale affermazione è chiaramente incompatibile con qualsiasi ruolo istituzionale e le dimissioni dal Consiglio sono per noi l’unica opzione possibile».
L’assessore alle Politiche per il Lavoro, Cristina Tajani, ha dichiarato: «È sconcertante che ci sia ancora qualcuno, persino dentro le istituzioni, che sostenga l’assioma omosessuale uguale pedofilo. Ritengo che simili considerazioni esulino dal terreno della lotta politica e soprattutto siano incompatibili con la presenza nelle istituzioni. A Nichi Vendola va la mia solidarietà umana e politica».
Anche Marco Mori, presidente di Arcigay Milano, ha commentato l’episodio: «Il consigliere Morelli, nonostante le buone maniere, ha finalmente gettato la maschera. E' anche lui intriso di quel pregiudizio, disprezzo e odio verso gli omosessuali che caratterizza il movimento per cui milita. Inutile cancellare il post incriminato, chiedere scusa e invitare a parlare di diritti come ha fatto. Ha dimostrato chiaramente il suo pensiero un anno fa nel dibattito sul registro per le unioni civili. Se lì ha soffocato l'istinto, provando ad argomentare con ragionamenti sottili, ma sbagliati fin dalle fondamenta, oggi lo lascia libero nel modo più becero: prima insulta e confonde, forse preso dalla foga di essere brillante, poi cancella il post, poi cancella anche il post di scuse per sfuggire agli attacchi di cittadini indignati. Insomma, Morelli non si comporta diversamente dai bulli di periferia».
Paolo Massari
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