Mons. Vincenzo Bertolone. "Scuola rimandata a settembre"

1665
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
CATANZARO 16 GIUGNO - «L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini capaci di f...

CATANZARO 16 GIUGNO - «L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto».
In questi giorni di confine tra una primavera mai nata ed un’estate già rovente le scuole – eccezion fatta per quanti sono attesi dagli esami - hanno chiuso i battenti, lasciando in sospeso una volta ancora il pensiero del pedagogista svizzero di Jean Piaget, che contiene un interrogativo implicito e provocatorio: che cos’è la scuola? E’ davvero essenziale, se fa conoscere libri ma non fa crescere gli studenti? 

Al netto delle buone intenzioni e del notevole impegno di tanta brava gente, che oggi costituisce ancora l’ossatura di una scuola dalle sembianze umane, non può nascondersi come, col passare del tempo, vada sempre più affiorando l’immagine di un sistema educativo, di impronta marcatamente statale, che alla cura dei rapporti sostituisce le regole e le ragioni della burocrazia, trasformando insegnanti in funzionari, sommersi da circolari, obblighi e scartoffie, e, quindi, con poco tempo ed animus per seguire ed accompagnare i propri alunni, pure nel compito delicato di privilegiare la cura dell’anima e della coscienza e non fermarsi al mero nozionismo. 

Impossibile ignorarlo: anche il minimo elemento di educazione estetica e spirituale è stato ormai cancellato, pur di fare spazio all’affermazione del modello “wikipedico” come chiave di acquisizione della cultura. Il capovolgimento della mission è avvenuto senza grandi rivoluzioni, ma con la pazienza del ragno che tesse la sua tela: ad esempio, di arte e letteratura si è preservato solo l’aspetto storico, tagliando fuori la relazione derivante dall’incontro con esse. L’ora di religione, già da tempo, è nulla più di un’alternativa a quella di ginnastica. Gli stessi docenti sono stati costretti nel recinto delle carte. Ed in tutto questo, inevitabilmente, nessuna attenzione più ai talenti ed al talento, con buona pace del Vangelo che indica una strada diversa.

Certo, gli scritti degli evangelisti sono fondamento di una religione che come tale, col suo carico spirituale, è oggetto di studi altri e diversi. D’accordo: ma negare che essa abbia valenza ed una qualche incidenza sulla crescita umana significa semplicemente favorire il percorso di burocratizzazione sin qui compiuto, e così schiudere le vie ad un modello in cui il sapere, ridotto ad un nozionismo da “Invalsi” ritenuto giusto e più che sufficiente, portando perciò a scartare saperi antichi e l’incontro tra esperienze, tra alunni e maestri.

Purtroppo è così, anche se c’è chi si ribella. L’insofferenza che monta tra i ragazzi lo testimonia. Le sacche di resistenza tra gli insegnanti, stufi dell’industrializzazione della loro missione, lo conferma. Bisognerebbe cambiare, allora, ma intanto a partire da Settembre chi si iscriverà allo scientifico non avrà più il latino tra le materie di studio. 

Insomma, Restano i dubbi sul come e sul quando, ma non sul bisogno di una svolta salutare, con una consapevolezza di fondo, mirabilmente scolpita dal giornalista scrittore Michele Serra: «Non curare la scuola è come dimenticare di annaffiare l’orto o di rifare il letto: è una forma di sciatteria depressiva, un torto che si fa al presente e un sabotaggio in piena regola del futuro».

+ Vincenzo Bertolone

InfoOggi.it Il diritto di sapere