Pasqua fonte creatrice di spiritualità e civiltà

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Le consuetudini civili e religiose, le tradizioni, le ricorrenze, se da una parte danno un senso ad ...

Le consuetudini civili e religiose, le tradizioni, le ricorrenze, se da una parte danno un senso ad un mondo spesso piatto nella socialità e nella spiritualità, dall’altra in più occasioni inducono le persone a credere che le tante celebrazioni centenarie, bastino per soddisfare una presenza di fede e di impegno laico nella loro vita. È cosi? Se si pensa in profondità, senza legami di appartenenza ci si accorge che c’è un vuoto e che la connessione con il cielo e in diverse occasioni con la terra, finita la “festa”, rimane staccata. Chiarisco, tra l’altro autore di una tesi sulla importanza delle feste religiose popolari, che qui non si vuole condannare quello che per fortuna ancora c’è e resiste in quanto patrimonio straordinario del folklore religioso e civico, ma cercare in tutta semplicità di innescare una idea positiva rispetto a quello che forse manca.

Il mondo ha bisogno di un pensiero nuovo con radici ben salde nella tradizione cristiana che da oltre duemila anni ha sempre partecipato alla storia e alla riforma dei popoli. Siamo nel tempo di Pasqua quando la luce prende il sopravvento sulle tenebre e consente all’uomo, dinanzi all’episodio soprannaturale della risurrezione di Cristo, di ritrovare la sua vera dimensione interiore. Per chi lo vuole, visto che la fede e la coerenza civile sono prima di tutto un atto singolare e personale, si apre ogni giorno una strada dritta che porta l’uomo immediatamente ad una rivisitazione di sé stesso. Un viaggio interiore nell’umiltà e nella consapevolezza che senza la potenza spirituale, sociale e culturale della Parola ogni elemento umano, pur grande in politica, finanza, professionalità, creatività, scienze, ecc., negli anni mostrerà il suo tallone di Achille.

Non c’è una traccia filosofica e letteraria del passato e del presente che non si leghi in qualche modo alla tradizione storica, spirituale e sociale evangelica. Abbiamo il dovere di contribuire a cambiare quanto ci circonda, senza nascondere questa verità. Nel suo DNA l’uomo ha iscritta questa sua missione perenne; c’è chi non si accorge della sua esistenza e c’è chi, ignorandola, si genuflette al cospetto del potere qualunque esso sia, politico, religioso, economico. C’è chi la mette al centro della sua vita producendo progresso sostenibile e innovazione e c’è chi la trucca e la immette ad arte nei bisogni della gente imbrogliando il quotidiano e producendo falsi diritti e nuovi idoli. Un problema questo che ruba in modo eclatante, come ama ripetere Papa Francesco, la speranza dei giovani. Il potere fine a sé stesso vuole una gioventù attiva, bella, in primo piano.

La vuole però solo dentro le linee guida di teorie in apparenza democratiche e liberatorie, ma in realtà utili a formare una classe dirigente che non sappia scuotere dal di dentro il potere precostituito, magari pensato fuori del confine istituzionale. Non serve certo uno Stato speciale per innescare un processo di rinnovamento sostanziale, ma uno Stato che sia orientato al benessere comune. Non serve neanche uno stato confessionale, ma una comunità che sappia essere riconoscente con la sua millenaria tradizione religiosa, senza nascondere i crocifissi nei ripostigli dei luoghi pubblici. Serve di sicuro uno stato laico moderno, ma che non abbia la sfrontatezza di cambiare i valori non negoziabili che per natura non insidiano il futuro di un popolo, semmai lo conducono verso risultati migliori, lontano dall’odio sociale e della idolatria di sé stessi o di altri, facendo diventare grande per tutti il proprio Paese. Che la Pasqua possa continuare ad essere per gli uomini fonte creatrice di spiritualità e civiltà!
Fonte immagine (Nuccio Foto)

Egidio Chiarella

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