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Piera Maggio, Carmela e Veronica Panarello: tre madri, tre maternità

BOLOGNA, 11 DICEMBRE - “Mi è crollato il mondo addosso”: Piera Maggio, la mamma di Denise, rompe il silenzio e accetta di commentare a Chi l’ha visto l’intercettazione ambientale che, dopo dieci anni, riapre i giochi sulla scomparsa della sua bambina, all’epoca di appena quattro anni. Nell’intercettazione si sente Jessica Pulizzi dire alla sorella Alice che “a mamma l’ha uccisa a Denise”. Mamma sarebbe Anna Corona, la cui posizione nel caso è stata tempo fa archiviata dai magistrati. Va altresì detto che la perizia (richiesta dai giudici) sull’intercettazione, è stata subito contestata dai periti di Jessica Pulizzi e Anna Corona. Comunque la Procura ha aperto un nuovo fascicolo, per ora a carico di ignoti, in cui non si parla più di sequestro di minore ma di omicidio. Piera davanti a questo nuovo colpo di scena tace per qualche giorno. Quella frase è un pugno nello stomaco: “Ne sto prendendo atto - dice a Federica Sciarelli - ma non perdo la speranza”. Poi si rivolge agli avvocati che difendono le due donne: “Mi facciano trovare mia figlia. Da dieci anni ho un macigno sulle spalle, sono stanca, ma non mi fermerò mai fino alla verità”.[MORE]

Altra scena, altra madre. “Veronica sin da bambina soffriva di manie persecutorie, era aggressiva e violenta”: queste le parole messe a verbale dai carabinieri e pronunciate da Carmela, la madre di Veronica Panarello. Il fatto che la ragazza, venticinquenne, in stato di fermo, sia sotto inchiesta per la morte del figlioletto Loris Stival di 8 anni, non sembra stupirla più di tanto. In un’intercettazione telefonica, si sente Carmela dire a un’altra delle sue figlie: “Ma noi non abbiamo colpa Linuzza… se questa è alienata”. E ancora: “Eh eh scusa, ma perché qual è il problema qua? Ma cambia qualcosa per sapere dove si stava impiccando questa?”.
“Alienata”, “questa”: la signora non solo non si stupisce, addirittura dà una spiegazione quasi “psichiatrica” di Veronica. In più va registrato un altro dato: al cronista del Corriere della Sera a cui Carmela risponde al citofono, questa madre dichiara che “la famiglia Panarello non vuole dare nessuna mano alla signora Panarello. Assolutamente. Che mano può dare? Veronica con la famiglia Stival è stata sempre, da nove anni a questa parte”. Infatti i rapporti fra Carmela e la figlia si sono interrotti nove anni fa, quando la ragazza era appena sedicenne. Dopo si è sposata e da quel momento la sua famiglia è un’altra. Chiaro, no?

Terza scena, terza madre. “Davide, non mi abbandonare. Non ho ucciso nostro figlio”: Veronica Panarello chiede aiuto, al marito, si continua a professare innocente nonostante telecamere, ricostruzioni, orari indichino un’altra versione dell’omicidio di Loris. Chiede aiuto anche al suo avvocato: “Non sono colpevole, non ho ucciso mio figlio”, ripete. E alle guardie del carcere chiede carta e penna per scrivere a Davide, si aggrappa a lui quando ha sentore che potrebbe mollarla, che vacilla di fronte a certe evidenze investigative. In queste ore è stata scandagliata tutta la vita di questa ragazza che con i traumi sembrava aver imparato a convivere: la scoperta di non essere figlia dell’uomo che l’ha cresciuta e le ha dato il nome; la conferma da parte della madre, di essere “nata per una sfortuna”, di essere una figlia indesiderata; il rifiuto del padre naturale di riconoscerla. Poi un primo tentativo di suicidio, l’interruzione dei rapporti con la madre, la nascita del primo figlio a 17 anni e del secondo a 21, dover crescere da solo i bambini perché il marito, camionista, è via tutta la settimana, la depressione post partum, un altro tentativo di suicidio. La possibilità che ad un certo punto la sua mente abbia fatto crash, non è poi così peregrina.

Di queste tre madri, due almeno - Piera e Veronica - pur con le abissali differenze dei casi, attendono una verità giudiziaria. Così dobbiamo fare tutti. Ma queste tre madri, queste tre donne che tanto clamore con le loro vicende hanno suscitato, offrono anche uno spunto per riflettere proprio sulla maternità troppo spesso dipinta in toni irreali. Il compito di madre è difficilissimo, addirittura arduo in certi momenti, nessuno lo può insegnare anche se i manuali sull’argomento si sprecano: tutti lo sappiamo e tutti a parole siamo pronti a dire che sì, è vero, ogni madre va aiutata. Ma siamo proprio sicuri di avere le orecchie aperte per ascoltare certe grida o certi sussurri d’aiuto? Siamo pronti a saperli cogliere? Purtroppo non tutte le madri sono come Piera Maggio e per fortuna non tutti i giorni le cronache registrano madri che uccidono i figli. Ma mettere l’etichetta di “mostro” non serve. Forse servirebbe di più imparare ad ascoltare. Prima del crimine. 

Paola Bergonzoni