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Quindici note per migliorarsi e attivarsi nel giusto

Calabria > Catanzaro

Il viaggio di oggi riguarda il singolo, la famiglia, la scuola, la politica, l’economia, le professioni, le nuove generazioni, ogni settore animato dall’essere umano. Diventare uomini di carità significa governare ogni cosa con sapienza, giustizia e lungimiranza. È bene perciò inoltrarsi nell’armonia delle quindici note della carità, come la teologia suggerisce.

La carità è magnanima, prima nota, perché ha la capacità di annullarsi pur di vedere l’altro conquistare la pace del suo cuore. La carità è benevole, seconda nota. Essa si adopera per far raggiungere all’altro l’abbondanza del bene. Dice il teologo: “Se ci si ferma solo ad un bene materiale, la nostra non è vera benevolenza”.

La carità non è invidiosa, terza nota, respinge la lussuria, la superbia, l’avarizia, la stessa invidia. Mette in guardia il teologo: “L’invidia è il vizio di Satana, frutto della sua superbia. Per superbia ha perso il Signore. Per invidia vuole che tutti lo perdano e per questo ci tenta”.

La carità non si vanta, quarta nota. È molto difficile far ascoltare questa nota, perché la società di oggi si basa sul desiderio sfrenato per le cose fatte. Si legge tra gli appunti del teologo: “Tutto abbiamo ricevuto e riceviamo. Di nulla ci si potrà mai vantare. Se ogni cosa viene dal Padre, per Cristo, nello Spirito Santo, di ogni cosa dobbiamo ringraziare, lodare, benedire il Signore”.

La carità non si gonfia d’orgoglio, quinta nota. È sempre un errore per chiunque riempirsi d’orgoglio. L’orgoglio acceca e fa perdere ogni cosa mostrata. Oggi spesso dilaga ne cuori di molti giovani, adulti, anziani, uomini e donne assieme. “L’orgoglio è stoltezza e insipienza. Attesta che siamo falsi”. Dure queste parole, ma piene di calore evangelico.

La carità non manca di rispetto, sesta nota. Il rispetto, l’amore, la verità non sono elementi che vengono dall’uomo. È questo il passaggio che non può essere saltato. Si legge nella nota teologica vagliata: “Se non si ama dalla verità, si mancherà sempre di rispetto. La verità dell’uomo è quella che gli ha dato il suo Dio e Creatore, non quella che l’uomo si dona o dona all’uomo”.

La carità non cerca il proprio interesse, settima nota. “Chi cerca il proprio interesse non ama” menziona il teologo del Signore. In una società dove tutti cercano il proprio interesse, inteso come un danno subito dall’altro, si capisce perché saltino gli equilibri tra le persone, qualsiasi ruolo rappresentino.

La carità non si adira, ottava nota. Pensiero teologico: “Non spetta a noi volere che l’altro sia come vorremmo che fosse. Noi non siamo signori dell’uomo. A noi spetta invece amare come Gesù, come Gesù offrire la nostra vita per la salvezza”. Purtroppo quasi sempre l’ira incarna l’espressione malata di chi pretende da qualcuno di essere come ancora non è.

La carità non tiene conto del male ricevuto, nona nota. Si è dinnanzi a qualcosa che interessa l’uomo nella sua quotidianità. Riceve del male e sempre risponde con il male. È la morte della carità, la sconfitta per un cristiano. La nota teologica in proposito è chiara: “Può un cristiano tenere conto del male ricevuto se lui è mandato nel mondo per espiare il peccato del mondo, di ogni uomo?”.

La carità non gode dell’ingiustizia, decima nota. Un vero cristiano non gode mai dell’errore degli altri, ma gioisce quando qualcuno si accosta alla via della conversione. La nostra è una società che arranca nello spirito e nel senso civico e punta sull’avversità altrui. La teologia sottolinea: “Dio si rallegra quando un uomo lascia il peccato non quando si abbandona all’iniquità”.

La carità si rallegra della verità, undicesima nota. Quando Dio entra gioioso in un cuore è quella l’ora della grande festa. Così il sentiero teologico: “La gioia del Padre è nella conversione, la gioia del cristiano è nella conversione. La conversione è a Cristo. Mai nell’ingiustizia”.

La carità tutto scusa, dodicesima nota. “Cristo Gesù scusa i suoi carnefici davanti al Padre suo. Non li accusa. Non li condanna. Chiede per loro il perdono”, puntualizza il teologo. Il cristiano ha oggi la forza e la volontà di perdonare il suo nemico? Nella risposta la sua ascesa interiore e sociale o il suo declino naturale.

La carità tutto crede, tredicesima nota. La carità crede ogni Parola trasferita da Dio all’essere umano. Nota teologica: “Non si vive di carità, quando non si crede in tutta la Parola del Vangelo”. L’uomo perciò ha un tragitto da compiere per temprarsi e vivere il Verbo del Signore.

La carità tutto spera, quattordicesima nota. La difficoltà odierna sta nel fatto che nessuno crede che tutto è nella Parola di Dio. C’è un uomo egocentrico che non lascia spazio al Creatore. Anche qui una nota teologica: “Cosa spera la carità? Che ogni Parola proferita dal Signore si compia. Senza questa speranza si perde la fede, ci si allontana dalla vera carità”.

La carità tutto sopporta, quindicesima nota. Non si può donare con il cuore pulito, se non si è compagni della sofferenza altrui. La teologia continua: “Cosa sopporta la carità? Ogni sofferenza, ogni dolore, ogni privazione, ogni malattia. Sopporta ogni ingiustizia subita, ogni crocifissione fisica e spirituale, ogni calunnia e malvagità, ogni cattiveria contro di noi”. Quindici note che aiutano a guarire il credente dall’apatia personale spirituale e materiale.

Egidio Chiarella

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