"Rush" di Ron Howard: una grande storia vera per un grande regista

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NAPOLI, 23 SETTEMBRE 2013 - Entrate in sala, prendete posto, rinchiudetevi nel religioso silenzio ch...

NAPOLI, 23 SETTEMBRE 2013 - Entrate in sala, prendete posto, rinchiudetevi nel religioso silenzio che precede ogni sfida importante, indossate il casco e preparatevi a “Rush” di Ron Howard.

Non è una biografia, non è un documentario, non è un semplice lungometraggio, ma una storia vera raccontata su celluloide, che narra le gesta dei piloti Niki Lauda e James Hunt, la cui competizione senza freni ha segnato per sempre, come una cicatrice, il “volto” della Formula 1 degli anni ’70.

 L’austriaco Lauda, interpretato da Daniel Brühl, è descritto fedelmente: bassino, mingherlino, i connotati marcati e una personalità introversa, razionale, cinica e talvolta scontrosa. Aggettivi che ben si sposano con la sua accigliata determinazione al limite della presunzione e con la sua prodigiosa abilità, riconosciuta con grande stupore dal team Ferrari, nel creare un legame unico, che coinvolge tutti e cinque i sensi, con la macchina che fa correre sotto al suo “sedere”.

Ciò che il vero Lauda, oggi sessantaquattrenne, disse all’attore Brühl, prima del loro incontro a Vienna è una prova del suo temperamento: “Porta soltanto il bagaglio a mano, così se non ci piacciamo tu puoi ripartire subito”.

L’inglese Hunt, pupillo della Mclaren, interpretato da Chris Hemsworth, è invece un biondo spaccone amante della bella vita e delle belle donne, ma sposo fedele, forse, solo dell’adrenalina che gli regalano le corse. Nonostante i fiumi di alcol, vomita solo prima di una gara: un chiaro segno del fatto che stia per dare il massimo? O del fatto che la vita, quando la morte alita sul collo, diventa troppa e prende come un pugno allo stomaco?

Rush non è dunque solo un film che parla di uno scontro tra rockstar su quattro ruote, ma è un film che parla di due uomini con vite e filosofie lontane, che si scontrano e, solo successivamente, si incontrano su di un comune campo di battaglia: il circuito di Formula 1. Le offese, gli insulti, gli scontri verbali e il continuo pizzicarsi, sono la benzina che permette loro di emergere, l’uno contro l’altro, l’uno con l’altro.

La sceneggiatura, opera di Peter Morgan (L'ultimo re di Scozia, The Queen, L'altra donna del re), avvantaggiata dall’emozionante storia vera su cui si basa, ha avuto poco bisogno di essere romanzata. La competizione sportiva è solo una parte dell’epicità che accompagna la pellicola, il resto è occupato dal diverso approccio che i due titani della Formula 1 adottano nei confronti della vita e soprattutto della morte.

Quella tra Lauda e Hunt è (in)amicizia che prende forza dal rispetto reciproco, riconosciuto pienamente e vicendevolmente eppure celato dal demone della competizione che spesso allontana ma che qualche volta avvicina.

Hunt si sente responsabile dell’incidente che a Nurburgring ha quasi ucciso Lauda, ma quest’ultimo gli ricorda che è responsabile anche di averlo fatto tornare alla vita e alle corse. Le ustioni sul volto del pilota della Ferrari, infatti, sembrano bruciare meno del fuoco della rivalità, e così torna ad indossare il casco; dopotutto, si sa, “per guidare una macchina non serve la faccia, ma il piede destro”.

Alla fine, a tirare le somme, è sempre la vita, che come una dea bastarda espone il suo verdetto: Hunt “vince” grazie alla sua indole spericolata, e allo stesso tempo “perde” perché la coppa diventa per lui un limite, una sterile auto-dimostrazione del fatto che poteva vincerla. Lauda “perde” perché la prudenza gli ricorda che l’amore per sua moglie è sempre in pole position nonostante le classifiche, ma “vince” perché resta concentrato nella sua razionale ambizione.

Dove c’è una grande sceneggiatura, è importante che ci sia una grande regia, e in Rush questo connubio non manca affatto. Il premio Oscar Ron Howard ha definito questa pellicola quella da lui meglio girata e non possiamo che essere d’accordo con lui. Conoscevamo già Howard per le emozioni regalateci raccontando storie, spesso vere, (vedi A Beautiful Mind, 2001) da lui accuratamente scelte, ma non conoscevamo un Ron Howard spinto così al massimo.

La sua cinepresa sfiora la folla che acclama, gli sguardi sicuri e rassegnati dei piloti simili a quelli dei comandanti che vanno in battaglia, pronti a sfidare la morte prima ancora che il nemico. Poi si sofferma sul momento emblematico in cui i piloti indossano il casco, e infine, inquadra in primo piano il semaforo ed immortala l’attimo che separa il rosso dal verde, l’attimo in cui ci si gioca tutto, persino la vita.

Subito dopo, è tutto un trionfo di motori che rombano, di ruote che stridono, di pistoni che pulsano con ritmo cardiaco, di erba che esplode al passaggio delle macchine, di curve mozzafiato, di auto che si rincorrono e si superano come in una veloce danza nel braccio della vittoria e della morte.

È così che Rush sfreccia sul grande schermo: con impetuosità, prepotenza e maestosità. Avvolto in un concerto di suoni e rumori miscelati con maestria alle musiche di un maestro d’esperienza come Hans Zimmer.

Possiamo dunque concludere affermando che, la pellicola, esalta ed amplifica le doti registiche dell’ex Richie di Happy Days. Le fondamenta cinematograficamente accattivanti su cui si erge sono impreziosite da una notevole cura dei dettagli. Ed è proprio grazie ad essi che il film riesce appieno nell’arduo compito di analizzare sia il lato sportivo e spietato della Formula 1, sia il lato più intimo e umano di due grandi uomini, prima ancora che piloti.

La famiglia di Hunt e Niki Lauda (durante l’esclusiva anteprima organizzata apposta da Howard) sono apparsi entusiasti dopo la visione di Rush.

E dunque ora tocca a voi.

Titolo originale: Rush
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Germania, Regno Unito
Anno: 2013
Durata: 123 min
Genere: azione, biografico, drammatico, sportivo
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Peter Morgan
Produttore: Ron Howard, Eric Fellner, Brian Grazer, Brian Oliver, Andrew Eaton
Distribuzione (Italia): 01 Distribution
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Mike Hill, Daniel P. Hanley
Effetti speciali: Wolfgang Higler
Musiche: Hans Zimmer
Interpreti: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino

Marcella Cerciello [www.cinemarcy.blogspot.com]
 

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