Storia segreta della 'ndrangheta, Gratteri e Nicaso al Teatro Comunale di Catanzaro
Cultura e Spettacolo Calabria Catanzaro

Storia segreta della 'ndrangheta, Gratteri e Nicaso al Teatro Comunale di Catanzaro

domenica 25 novembre, 2018

Catanzaro, 25 Novembre - Ieri sera, in un Teatro Comunale di Catanzaro gremito in ogni ordine di posto, la Libreria Ubik ha presentato l'ultimo libro pubblicato dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dal professore Antonio Nicaso, Storia segreta della 'ndrangheta.

"A mio avviso questo è il migliore dei libri che fino ad oggi la premiata ditta Gratteri-Nicaso ha sfornato. Usa la stessa regola usata negli altri libri, cioè dimostrare quello che sostiene, accompagnare ogni passaggio con documentazione precisa e indiscutibile. Io stesso, leggendolo, ho scoperto tante cose sulla 'ndrangheta che, non solo non conoscevo, ma addirittura neanche immaginavo. Molti luoghi comuni vengono spazzati via, finisce la storiella di una mafia antica e di una moderna, di una mafia gentile e di una violenta, di una mafia che prima stava con i poveri ed ora invece sta con il potere. Già prima dell'unità d'Italia la 'ndrangheta era il braccio violento del potere, era l'organo che gestiva sul territorio il potere. C'è la prova, inoltre, che già allora c'era una lotta interna alla magistratura, tra chi tentava disperatamente di dire che massoneria, picciotteria e potere stavano per diventare una cosa sola e chi negava". Così ha introdotto il libro il direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, che ha moderato l'evento provocando sapientemente con le sue domande le interessantissime risposte dei due autori.

"Quando abbiamo iniziato a scrivere questo libro, dopo averne pubblicati quattordici, ci siamo chiesti cosa c'era ancora da scrivere sulla 'ndrangheta che non era stato già detto. Abbiamo deciso di sfatare alcuni miti. Quello che abbiamo scoperto è che la 'ndrangheta non è stata diversa dalla camorra o dalla mafia siciliana. Quando stava per arrivare Garibaldi c'erano da ricostruire le forze dell'ordine, a Napoli fu messo Tore De Crescenzo, il boss più potente della camorra, a guidare la polizia,  in Sicilia questo esperimento era stato già realizzato dal capo della polizia Salvatore Maniscalco,  in Calabria  individuarono un certo Raffaele Morgante, boss molto potente, e gli diedero l'incarico di fare il capo della guardia nazionale. L'idea della vecchia 'ndrangheta è stata sfatata immediatamente, abbiamo trovato documenti che certificano che già all'indomani dell'unità d'Italia essa è stata assoldata da quelle poche famiglie che si contendevano il consenso, famiglie legate tutte alla massoneria. C'è un rapporto straordinariamente lucido sulla massoneria del tempo in cui è descritta come comitato elettorale, che vota, fa votare e utilizza anche le forze violente per condizionare il consenso. Fa anche i nomi delle famiglie, sono famiglie che hanno fatto la storia della Calabria. Ad esempio, nel 1869, hanno assoldato la setta degli accoltellatori guidata da Francesco De Stefano per fronteggiare il Movimento Borbonico Clericale.  Persone che dovevano rimanere ai margini sono stati legittimati dal potere politico ed economico con l'idea "adesso noi li utilizziamo, quando non ci servono andiamo avanti per la nostra strada", sottovalutando la forza criminale di certi individui che, grazie proprio  a quella legittimazione, sono riusciti a superare indenni tutte le stagioni fino ad oggi. C'è un momento particolarmente importante nella storia, è quello che riguarda la parentesi del bandito Musolino. Egli non era l'espressione di un sentimento di vendetta, era il nipote di Gaetano Filastò, politico importante dell'epoca e, allo stesso tempo, capo della picciotteria di Santo Stefano d'Aspromonte. Le forze dell'ordine fanno un rapporto in cui mettono in evidenza come il brigante sia un elemento di congiunzione di una serie di poteri forti. Nonostante una grande retata, da Roma arriva una lettera, che noi siamo riusciti a recuperare, che chiede alla procura di prosciogliere tutte le persone arrestate dalla polizia".  Questo il racconto del professore Nicaso che ha aggiunto: «quando si scrive un libro con una persona importante come Gratteri significa esporsi a dei rischi, ci sono tanti vigliacchi, ad esempio, che non hanno il coraggio di affrontare Nicola e se la prendono con me, mi mandano minacce».

"Oggi la formazione dei futuri calabresi fa paura, a tal punto che  hanno avuto la preoccupazione di fare riunioni, durate giorni, di tutta l'intellighenzia,  calabrese e non, per discutere sulla riscrittura della storia della Calabria in positivo. La storia non si può scrivere, la storia sono i fatti, è riportare su carta ciò che è accaduto. Come si può pensare una cosa simile? E' una cosa veramente grave. La storia si scrive con i documenti. C'è gente che è stata condannata per plagio, per aver copiato, e ancora va in giro nelle televisioni per parlare di morale e di etica. Attenzione, qui si sta programmando il futuro dei vostri figli, che dovranno leggere una storia appaltata in positivo che parte dal vittimismo dell'unità d'Italia. Quindi tutte le coste abusive le hanno costruite i piemontesi? E tutte le truffe alla comunità Europea le hanno fatte i piemontesi? E tutte le truffe alle assicurazioni? Questo vivere di truffe, di espedienti, questo non voler lavorare, questa mentalità assistenziale, non dovremmo raccontarli? Il senso di un libro è la storia, infatti questo non è un saggio ma un libro di storia. Io non ho visto nessun politico dire 'ma che state pensando? Imbrogliare ancora una volta i futuri adulti calabresi?'. E il 95% dei fondi europei perché non si spendono in Calabria? Cosa c'entra questo con l'unità d'Italia? Perché non siamo in grado di fare progetti e continuiamo a spendere soldi per le sagre della sopressata? ". Con queste parole il procuratore Gratteri ha spiegato la necessità della scrittura di un libro come questo ed ha poi parlato della sua esperienza lavorativa attuale:« In Calabria c'è una fortissima densità massonica. Il problema sta nel fatto che gli 'ndranghetisti, sempre più, discutono di massoneria come un qualcosa della quale possono disporre, un qualcosa di cui ne fanno parte. La cosa è preoccupante. Oggi sono circondato da collaboratori che hanno un grande senso dello stato, sono rari. Ho un piccolo segreto. Insegno alla scuola interforze, a mano a mano che gli faccio gli esami li analizzo, gli faccio la Tac. I migliori li porto con me. Quando sono arrivato alla Procura di Catanzaro c'erano circa trecento richieste di avocazione, significa che il denunciante non si fidava della procura. Oggi non ci sono più queste richieste, la gente si fida. Ho aperto uno sportello in cui, almeno un pomeriggio a settimana,  ricevo parti offese, usurati, estorti, gente che subisce vessazioni, violenze. La gente fa la fila. Non avete idea di quante indagini sono andate a buon fine grazie a queste denunce. E' un fenomeno che sta crescendo sempre più, abbiamo creato un alto target di credibilità. Non è vero che il calabrese è omertoso, ha voglia di denunciare ma non sa con chi parlare, deve fidarsi altrimenti non parla».

Non poteva mancare infine una domanda sulla prescrizione, argomento tanto discusso in questi giorni:«Nella mia utopia immagino una società che non ha bisogno di pensare a prescrizioni, amnistie, indulti, sanatorie. Sono termini che dovrebbero sparire dal vocabolario. Sono toppe che sono peggio dei buchi. Un legislatore serio deve chiedersi perché nell'armadio di un pubblico ministero un fascicolo sta fermo cinque anni, e perché poi sta fermo nell'armadio del giudice, poi in appello e poi in cassazione. Deve chiedersi perché non è ancora stato informatizzato il processo penale, perché ogni giorno quattromila carabinieri, anziché fare indagini, pedinamenti, ascoltare registrazioni, devono andare in giro per l'Italia a fare i messi notificatori, in un momento in cui c'è internet, c'è la posta elettronica certificata, risparmieremmo milioni di euro e non perderemmo mesi per notificare un atto. Solo con l'informatizzazione  del processo penale si abbattono i tempi del processo e i costi».

Dopo la standing ovation ricevuta, il procuratore e il professore hanno concluso la serata firmando le numerosissime copie di libri acquistati dai presenti.

Saverio Fontana


Autore
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