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Talerico attacca il Social Taxi: «In Calabria servono visite, non passaggi»

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Talerico attacca il Social Taxi: «In Calabria servono visite, non passaggi»
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Talerico sul Social Taxi: in Calabria il problema non è trovare il passaggio per la visita, è riuscire a prenotarla.

Deve essere successo qualcosa di particolarmente importante se, per rilanciare la notizia del Social Taxi (impatto pari a zero rispetto alle liste di attesa), il presidente Occhiuto ha dovuto scomodare nientemeno che il vicepresidente della Regione Filippo Mancuso, l'assessore Antonio Montuoro e i consiglieri regionali Emanuele Ionà e Marco Polimeni, con quattro comunicati pressoché contemporanei e identici, tutti destinati a celebrare l'ennesima iniziativa del Presidente, già presentata in pompa magna nel giugno 2026, senza che da allora siano stati resi noti dati concreti sui risultati ottenuti. Insomma, più che una notizia, è la riproposizione di un annuncio.

Il problema non sono i comunicati in sé, ma la distanza sempre più evidente tra ciò che viene raccontato e quello che quotidianamente vivono i cittadini calabresi. Perché il punto è un altro: in Calabria, in alcune strutture sanitarie, il problema non è trovare un'automobile per raggiungere l'ospedale, ma trovare una data disponibile per effettuare una visita o un esame diagnostico.

Il 30 settembre scorso, una verifica sul CUP regionale ha rilevato che per un'ecografia dell'addome completo addirittura si sarebbe dovuto attendere il 29 settembre 2028. Due anni di attesa. Per la medesima prestazione in classe differibile, nell'area catanzarese non risultavano addirittura date disponibili, come spesso accade anche per le TAC total body o altri importanti esami radiodiagnostici. Anche gli atti dell'ASP di Cosenza riportano tempi medi di 167 giorni per un'ecografia addominale programmabile, 210 giorni per una risonanza del rachide e 263 giorni per una visita chirurgica vascolare. Numeri riferiti a specifiche prestazioni che descrivono criticità concrete, ben diverse dalla rappresentazione rassicurante della sanità affidata ai video istituzionali.

E adesso arrivano anche i dati ufficiali di AGENAS a raccontare una realtà che meriterebbe ben altri comunicati. L'ultimo bollettino, pubblicato il 22 ottobre 2026 (ancora poco conosciuto dalla stessa stampa) e aggiornato al 30 settembre, confronta i dati della sanità calabrese relativi ai primi nove mesi del 2026 con quelli dello stesso periodo del 2025, esaminando 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici. E il risultato è piuttosto eloquente: mentre in Italia si registra un miglioramento nel rispetto dei tempi di attesa previsti, in Calabria gli indicatori peggiorano.

Per le prime visite specialistiche la Calabria passa dall'89,9% di prestazioni nei tempi nel 2025 all'87,2% del 2026, perdendo 2,7 punti percentuali. Per gli esami diagnostici si scende dall'87,5% all'85,4%, con un ulteriore peggioramento di 2,1 punti. Nello stesso periodo, invece, la media nazionale migliora: dal 76,9% al 78,6% per le visite e dall'83,3% all'85% per gli esami. Negli ultimi anni, dunque, la sanità calabrese, al di là dei video, delle proclamazioni e dei continui annunci istituzionali, non presenta dati rassicuranti e, anzi, sotto alcuni aspetti è addirittura peggiorata. E c'è un altro dato che merita attenzione: in Calabria ben il 66% delle prime visite viene classificato come programmabile, una categoria che consente di considerare rispettati i tempi anche quando il cittadino attende fino a 120 giorni!

Ecco perché le percentuali apparentemente positive non raccontano tutta la verità. Un sistema può dichiarare di rispettare i tempi nell'87% dei casi e, contemporaneamente, lasciare moltissimi cittadini in attesa per mesi. È su questa contraddizione che bisognerebbe interrogarsi, anziché continuare a celebrare soluzioni a impatto zero.

Ritorniamo al Social Taxi, iniziativa che costa ben 12 milioni e 400mila euro, di cui 10 milioni provenienti dal Programma regionale FSE+ 2021-2027 e 2,4 milioni da una diversa programmazione complementare. Si tratta di fondi che, nel rispetto delle procedure e dei vincoli europei, avrebbero potuto essere oggetto di una diversa programmazione. Attraverso un confronto sulle priorità e scelte politiche differenti, magari aprendo quei tavoli di discussione che non vengono mai aperti, si sarebbe potuto valutare di destinare circa 10 milioni di euro, se non ulteriori risorse, a interventi capaci di incrementare concretamente l'erogazione delle prestazioni sanitarie.

Del resto, le esigenze della sanità calabrese erano ben altre. Per dare un ordine di grandezza, considerando le tariffe pubbliche di alcune prime visite specialistiche, comprese fra 26 e 30 euro, i 12,4 milioni investiti nel Social Taxi corrispondono al valore economico di oltre 400mila visite aggiuntive. Naturalmente, una loro effettiva erogazione con quelle risorse avrebbe richiesto una diversa programmazione e la verifica delle condizioni di ammissibilità. Ma proprio per questo sarebbe stato opportuno concentrarsi maggiormente sull'incremento delle visite, degli esami diagnostici e sull'effettiva applicazione degli strumenti già previsti per ridurre le liste di attesa.

No, meglio un reel dove si dice che abbiamo lanciato un Social Taxi, ereditando una comunicazione in pieno stile della peggiore sinistra italiana.

Poi ci sono quei poveri cristi di medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari che ogni giorno, spesso in condizioni difficili, continuano a garantire assistenza ai cittadini. Sono loro a sostenere concretamente un sistema che presenta criticità organizzative, gestionali e strutturali. Nonostante ciò, ricordo quando il presidente Occhiuto lanciò un'altra sua creatura, il SaniBook, nel 2023, con il rischio che anche segnalazioni non preventivamente verificate potessero tradursi in contestazioni rivolte ai sanitari. Quel portale esiste ancora, ma sarebbe interessante conoscere un bilancio pubblico dei risultati ottenuti, delle segnalazioni risolte e degli interventi effettivamente realizzati. Anziché ringraziare quei medici, si è pensato bene di mortificarli, costringendoli a impegnare tempo ed energie in scritti difensivi, anziché nella cura dei pazienti!

Non si può continuare a confondere i cittadini sull'efficacia dell'amministrazione con il numero di comunicati che accompagnano ogni annuncio.

Alla Calabria servono più visite, più diagnostica, più personale, maggiore organizzazione e tempi certi. Ai malati e agli anziani calabresi non serve un «passaggio» per andare a fare la visita, serve proprio la visita!

E forse, prima di mobilitare quattro rappresentanti istituzionali per celebrare una corsa in automobile, sarebbe stato più utile spiegare ai calabresi quando potranno finalmente effettuare le visite che attendono da mesi, anzi da anni!

Antonello Talerico

Componente della Segreteria regionale di Forza Italia


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