Testimonianze di fede: Suor Vincenzina, una consacrata con la luce negli occhi e nel cuore

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Suor Vincenzina Botindari è una suora francescana missionaria del Cuore Immacolato di M...

Suor Vincenzina Botindari  è una suora francescana missionaria del Cuore Immacolato di Maria e molto impegnata nella pastorale giovanile. 

«Sono il frutto dell’amore di due giovani adolescenti – dice Vincenzina – mamma 16 anni e papà appena diciottenne. Qualcuno oggi sorriderebbe all’dea di diventare genitori a questa età, ma i miei genitori, con il forte sostegno dei miei nonni, mi hanno cresciuta ed educata, ma non posso dire lo stesso sulla trasmissione della fede». 

Il 2 settembre del 1975 con un parto complicato la piccola viene alla luce e i medici chiedono subito il battesimo perchè non poteva vivere, a detta loro, che qualche ora soltanto: volto sfigurato e una paralisi al braccio destro e altro. «Quando ormai si contavano le ore, Dio aveva già provveduto a questa tragedia con quattro braccia che subito mi hanno rubato alla morte, braccia che non si sono mai rassegnate, i miei nonni. Per me si sono improvvisati medici e specialisti e sono stati loro gli strumenti per restituirmi la vita e io vivevo per loro; glielo dovevo. Ogni loro sorriso per me era salute».

Vincenzina è cresciuta con i nonni per 11 anni e « mio nonno era un comunista convinto. Ogni giorno mi raccontava come sarebbe stato il mio matrimonio e grazie a lui io ho imparato a sognarlo e a desiderarlo questo giorno in cui mi sarei sposata. Purtroppo, perdo entrambi i nonni nel giro di pochi anni. Ho sperimentato cosa vuol dire morire per la seconda volta. Persi il senso di tutto e persi tutto; passavo il tempo a lavorare di giorno e a piangere di notte. Ho desiderato morire e progettavo come morire per poter stare con loro.

Nel 1992, avevo solo 16 anni all’improvviso arrivano in paese un gruppo di frati minori (francescani); fu una chance per Chi mi amava. Subito pensarono di portarmi alla missione. Andai alla missione, ma la visione fu devastante. Penserete a qualcosa di bello? Beh non fu così. In me si scatenò una guerra: guardare la gioia di quei frati, che ballavano e cantavano e io? Io ero nel buio più profondo e li accusai di essere superficiali sul dolore dell’uomo. Me ne andai … e ritornai di nascosto. Vi chiederete cosa è successo: non so forse le catechesi ,forse i frati, forse…

No, solo tanto vuoto e io avevo un’oscurità nel cuore che si poteva tagliare col “coltello”. Iniziai a invidiare quegli uomini di Dio e cominciai a desiderare di volere quello che loro avevano. Fu fondamentale un colloquio con uno dei frati che mi notò subito; non poteva passare inosservato il mio dolore, presi un appuntamento ma senza sapere di cosa parlare e così me ne pentii subito, ma il senso di responsabilità non mi è mai venuto meno e andai al colloquio. In breve lui mi invitò a un campo vocazionale.

Ci tengo, tuttavia , a dirvi che non avendo avuto un’educazione alla fede, non sapevo nemmeno di cosa mi stesse parlando. Io non ricordavo nemmeno l’Ave Maria, tanto che ho ricevuto il sacramento dell’eucarestia a 17 anni. Non avevo nessun interesse al riguardo. I porticati delle chiese mi servivano solo per giocare!».

Questa testimonianza ci fa ancora una volta riflettere su come il Signore Gesù si possa servire di ogni situazione per attrarre a se un’anima e salvarla e, nonostante le personali difficoltà, ne rende uno strumento di grazia e di bene per il mondo intero. La giovane decide di partire per il campo vocazionale, tralasciando tutte le difficoltà familiari, e in questo ambiente e contesto ritrova il senso della sua vita lasciandosi indirizzare dalla guida spirituale che l’aiuta a fare un vero e proprio discernimento vocazionale «Non ero a conoscenza nemmeno di cosa fosse una guida spirituale – afferma suor Vincenzina – ma mi fidai di lui perché aveva negli occhi la presenza fi qualcun altro, che dovevo assolutamente conoscere. Ero pienamente convinta che se potevo conoscere questa Presenza che si celava dietro gli occhi di questo frate io ero salva! Da quel momento non pensai più alla morte ero concentrata a capire cosa stava succedendo».

E così inizia per la ragazza una nuova vita, o potremmo dire la vera vita. Fa le prime esperienze nel suo attuale Istituto religioso e ritrova se stessa e decide di vivere come San Francesco d’Assisi e la Beata Madre Caterina Troiani. Dopo un periodo di formazione professa i voti di obbedienza, povertà e castità felice di donare la sua vita completamente al Signore e in Lui alla Chiesa tutta.

Suor Vincenzina Botindari è una ragazza piena di luce nel viso e nel cuore. Infonde pace e serenità a chiunque la incontri. Usa molto bene i social per consolare e annunciare il Vangelo ed è proprio sui social che ho avuto modo di incontrare e lei dice: « Consacrazione per me è essere pienamente sposa e madre di figli che sono per me meravigliosi. Nella storia di questi figli spirituali io ritrovo le tracce delle promesse che Dio mi ha fatto e che vedo compiersi in loro. Quando incrocio lo sguardo di questi figli io incrocio il Suo sguardo e questa mia vita diventa meravigliosa; desideravo essere biologicamente madre e Dio mi ha concesso di vivere la maternità spirituale, un dono che dilata il cuore per accogliere e consolare un quantitativo di figli che non riesco a contare. Molti? Troppi? Pochi? Non ve lo so dire però riconosco che non arrivano per caso nella mia vita e vengono per consegnarmi la loro storia e per dirmi qualcosa di nuovo rispetto alla mia».

A suor Vincenzina e ad ogni donna consacrata diciamo grazie per il dono di loro stessi a Gesù per il bene delle anime e alle loro preghiere ci affidiamo tutti.

Don Francesco Cristofaro

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