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Articolo segnalato da: Andrea Cavazzini
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Tempo di lettura: ~3 min

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Due donne si muovono su una scena interamente coperta di fogli stracciati, stropicciati come le loro esistenze di madri in perdita. È uno spazio fragile, instabile, che diventa immediatamente riflesso di una vita spezzata, di un senso che non c’è più. In questo paesaggio di carta, le due protagoniste si affaccendano in una ricerca ostinata e dolorosa: rovistano nel passato, ne riaprono le ferite, raccontano i moti del loro dolore mentre tentano, con fatica, di immaginare un futuro possibile.

Tra le carte bianche emergono ricordi, frammenti di vita, oggetti che sembrano formarsi dal nulla, come se la memoria stessa prendesse corpo davanti agli occhi dello spettatore. Tutto è carta: sottile, vulnerabile, corruttibile. Un materiale che diventa metafora evidente della precarietà dell’esistenza e della fragilità di ogni equilibrio umano.

Nella messa in scena di Angelo Libri non c’è spazio per il compiacimento emotivo o per il sentimentalismo. Il dolore arriva netto, graffiante, sostenuto da un fondo di rabbia e sarcasmo che ne amplifica la forza. Evelina Nazzari e Maddalena Recino attraversano lo spazio scenico con una fisicità tesa e mobile, seguendo una dinamica che richiama i passaggi mentali del pensiero e della memoria. Entrano ed escono da una grande cassa di legno e corde, struttura simbolica che si trasforma di volta in volta in grembo, rifugio, prigione, luogo di nascita e di morte, generando immagini sempre nuove e cariche di significato.

A più riprese, durante lo spettacolo, lo sguardo diretto e privo di mediazioni delle attrici si posa sul pubblico. Non c’è distanza, né protezione: lo spettatore è chiamato a essere “soggetto guardante”, parte attiva dell’esperienza, al di fuori di qualsiasi voyeurismo. Perché il dolore della perdita di un figlio un dolore che porta con sé quello di tutto il mondo non può essere spiegato o raccontato, ma soltanto condiviso.

Ed è in un lungo momento di silenzio, spoglio da ogni residuo di rabbia, che le due donne restituiscono a chi è disposto ad ascoltare la verità più profonda della loro condizione: una verità fragile, essenziale, che non cerca consolazione ma presenza, e che chiede allo spettatore di restare, semplicemente, dentro il dolore.

 

Trailer: https://youtu.be/EOS2cL5jcIk

 

Al termine dello spettacolo, Teatrosophia avrà il piacere di offrire il consueto aperitivo, un momento di incontro e condivisione dedicato ad artisti e pubblico.

 

Orari spettacolo: mercoledìgiovedì a venerdì – ore 21:00 – sabato e domenica – ore 18:00

Biglietti: Intero: euro 15,00 + tessera associativa annuale € 5,00

Prenotazioni: https://www.teatrosophia.it/index.php?view=article&id=88&catid=9 

N.B: Per accedere alla prenotazione è necessaria la registrazione all’Associazione Culturale Teatrosophia per la sottoscrizione della tessera associativa che sarà valida per tutta la stagione 2025/2026.

https://www.associazioneteatrosophia.it/index1.asp

Info:  [email protected]

Tel. 0668801089- - Whatsapp: https://wa.me/+393533925682

Teatrosophia è in via della Vetrina, 7 - 00186 Roma

 

 

 


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