Ucraina, referendum "fai-da-te" nelle regioni orientali: ucciso un civile
KIEV, 12 MAGGIO 2014 – Finisce in tragedia, il controverso referendum indipendentista nelle regioni russofone dell'Ucraina orientale di Donetsk e Lugansk, additato come “nullo” o “non valido”, soprattutto dall'Occidente e dagli Stati Uniti. Lo stesso governo centrale sostiene che la consultazione non era autorizzata, e la polizia ha tentato di chiudere un seggio a Donetsk. Nel parapiglia, un poliziotto perde la pazienza e spara, prima a terra e poi in aria, ma un proiettile vagante ha colpito il collo di un civile, uccidendolo.
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Kiev, USA e UE parlano di “farsa diretta dal Cremlino”, tesa a raggiungere un'annessione in stile Crimea, o nel tentativo di riconoscere un'altra repubblica secessionista, come l'Ossezia del Sud e l'Abkazia in Georgia. Mosca resta alla finestra, limitandosi a dire di rispettare il volere popolare, nella speranza di poter aprire un dialogo con Kiev. Il risultato del referendum parlerebbe di un 89,07% di voti a favore, contro il 10,19% contrari. Clima di calma apparente, negli oltre 3000 seggi, «un modo per far sentire la voce del Donbass [il ricco bacino metallurgico-minerario dell'Ucraina dell'est, che vale il 20% del pil nazionale] contro i fascisti di Kiev», spiegano molti votanti, «è troppo tardi per tornare indietro. Peggio non può andare».
I pochi giornalisti presenti nell'area hanno segnalato non poche irregolarità, dal voto multiplo in più seggi all'utilizzo di passaporti di altre persone, o a pacchi di schede già votate. Per non parlare del fatto che le liste degli aventi diritto al voto sono quelle del 2012, dato che Kiev ha bloccato i database. Per Kiev e l'Occidente, l'unico voto che conta è quello delle prossime presidenziali, previste per il 25 maggio.
Foto: english.cntv.cn
Dino Buonaiuto
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