Ucraina, scaduto ultimatum ai filo-russi: Kiev pronta a intervenire
KIEV, 14 APRILE 2014 – Alcuni comuni nell'Ucraina orientale si stanno preparando per fronteggiare l'azione militare delle forze governative, poiché è scaduto l'ultimatum di disarmo e dell'occupazione di vari edifici governativi da parte dei separatisti filo-russi. Il presidente ucraino Oleksandr Turchynov è pronto a sferrare un'operazione anti-terroristica su vasta scala, e si era detto pronto ad offrire l'amnistia se entro le 9.00 di questa mattina i militanti avessero abbandonato armi ed edifici. Un'operazione anti-terroristica è già cominciata nella città di Sloviansk, dove a seguito di scontri e tentativi di occupazione si sono registrati un morto e almeno cinque feriti tra gli ufficiali ucraini. Tra i separatisti, invece, vi è stato un numero imprecisato di feriti, così come ha fatto sapere il ministro degli interni di Kiev, Arsen Avakov, precisando che «i militanti si nascondono dietro i civili, usandoli come scudi umani».
Fonti non ancora confermate parlano anche di sparatorie nel centro della città, e varie aggressioni “russe” contro edifici e forze di sicurezza. Ieri sera il consiglio di sicurezza ucraino si è riunito ma non ha ancora preso una decisione. Frattanto la Russia ha biasimato gli interventi militari ucraini nella zona, e c'è il rischio che possano saltare gli sforzi diplomatici per la risoluzione della crisi. Il ministro degli esteri russo ha definito “un ordine criminale” la scelta di Kiev di inviare truppe regolari nelle regioni orientali e russofone del paese, dove si trovano numerosi centri nevralgici ad alta concentrazione di gruppi filo-russi, probabilmente supportati dalle truppe speciali russe. Per tale ragione, Mosca ha chiesto un intervento da parte dell'ONU per scongiurare che l'Ucraina precipiti in una guerra civile, una prospettiva che solo l'occidente potrebbe sventare.
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Il pretesto russo in realtà sembrerebbe atto a un intervento sullo stile di quello in Crimea in marzo. La logica russa dà l'impressione di essere una logica di guerra, nella quale uno scontro tra le forze ucraine e quelle russe sembrerebbe inevitabile. Uno scenario che, se diventasse reale, porterebbe a immediate sanzioni economiche dell'UE e degli Stati Uniti, a cui seguirebbe una totale rottura tra l'occidente e la Federazione Russa. La convinzione di Putin a portare avanti il proprio piano bellico pare si rivolga al fatto che gli investitori occidentali non sarebbero pronti a rischiare un taglio o anche a una semplice riduzione dell'approvvigionamento delle risorse energetiche russe. In realtà i paesi occidentali sembrerebbero più intenzionati a frenare la furia belligerante di Putin negli ex stati sovietici, e prima che possa spingersi oltre l'Ucraina orientale.
Putin ha però impiantato e fomentato l'opinione pubblica attraverso una martellante propaganda anti-ucraina, descrivendo Kiev come una città in mano ai nazisti e ricavandone grossi consensi popolari. Un suo passo indietro, ora, ricadrebbe sul fronte interno. Le forze militari russe riescono a compiere le proprie manovre in Ucraina grazie al supporto della comunità russa presente sul territorio. Le autorità ucraine si stanno mobilitando con l'invio di truppe nelle regioni contese, anche perché l'alternativa sarebbe accettare passivamente questa forma di secessione organizzata.
Foto: aljazeera.com
Dino Buonaiuto
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