Un cane è per sempre

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ROMA, 23 DICEMBRE 2014 - Sono passati diversi mesi da quella mattina in cui, mentre ero a...

 ROMA, 23 DICEMBRE 2014 - Sono passati diversi mesi da quella mattina in cui, mentre ero all'asilo, il mio papà continuava ripetutamente a chiamarmi al cellulare. La cosa era alquanto insolita, poiché lui non vuole che durante le lezioni io tenga il telefono acceso, addirittura controlla i miei accessi su whatsapp per poi la sera fare le sue apocalittiche paternali. Capii che forse c'era qualcosa di veramente urgente che voleva comunicarmi e allora, presi il coraggio per chiedere alla maestra se potevo rispondere alla telefonata. 

"Aaron! Sono a lavoro, ma c'è un'emergenza che devi aiutarmi a gestire. Nel parcheggio dell'azienda, è stato trovato un cucciolo di cane che non si fa avvicinare da nessuno, è molto spaventato e disorientato. Probabilmente è stato abbandonato. Quando esci dall'asilo fatti accompagnare da zio Emi direttamente qui, così forse, potremmo capire cosa è successo al cagnolino ed aiutarlo a trovare una casa in cui vivere". 

In verità non aspettai la fine delle lezioni e insieme ad Emi mi recai subito in quella zona, alla ricerca del piccolo. Era nascosto dietro le ruote di una monovolume e non appena provai ad avvicinarmi, mostrò i suoi canini ringhiandomi per farmi indietreggiare. Forse passarono svariati quarti d'ora prima che lui potesse fidarsi di me e iniziare a raccontare il motivo per cui si trovava in quel parcheggio. 

"Mi chiamo Pongo, sono stato il regalo di Natale per i figli di un uomo molto cattivo che prima mi ha fatto entrare a casa loro, mi ha fatto conoscere e prendere in braccio da tutti i parenti che venivano durante le festività a giocare a tombola, poi, tolte le luci all'albero e rimesse le statuine del Presepe in soffitta, ha deciso che dovevo stare fuori in un terrazzo,  in quanto bambini erano tornati  a scuola e la moglie aveva ripreso l'attività lavorativa. Il problema è che i suoi figli passavano molte ore a scuola, compreso il doposcuola pomeridiano e la loro mamma era fuori dalle sette del mattino fino alle 20 di sera. Io mi domandavo il perché dovessi stare isolato su quel terrazzo di pochi metri, quando la loro casa è molto grande e i riscaldamenti sono praticamente sempre in funzione. Mentre, nel posto che mi era stato assegnato, ero esposto alle intemperie e non avevo nulla sotto cui ripararmi qualora fosse arrivata la pioggia. Mi annoiavo molto e non sapendo come impiegare il tempo, iniziai a distruggere tutti gli oggetti che c'erano vicino a me, comprese le tapparelle e diversi indumenti presi dallo stendi abiti. 

Poi pretendeva che io a 3 mesi trattenessi la pipì per otto/dieci ore al giorno, per poi farla al rientro di un membro dell'abitazione che mi portasse, per qualche minuto, giù in strada. Speravo con tutto me stesso che la situazione potesse cambiare, ovvero poter stare qualche ora in casa, correre con i bambini nei prati, poter partecipare alle loro gite familiari e avere un'educazione tale da capire quello che avrei potuto o non potuto fare, per evitare danni e problemi a quella che io consideravo la mia famiglia. Qualche settimana più tardi, stanchi delle lamentele dei vicini per via dei miei ripetuti latrati, per via della solitudine a cui ero stato condannato, i miei "genitori umani" si mossero a compassione nei miei riguardi e decisero che durante le infinite ore di attesa, avrei potuto soggiornare nella loro casa. Tutto questo fino a ieri, ovvero fino a quando, non hanno più tollerato che io perdessi anche del pelo e la mia "mamma" e il mio "papà" si sono consultati per sbattermi fuori, per espellermi dal loro nucleo familiare, perché stanchi di pulire con più frequenza l'abitazione e, perché, un cane comporta l'assunzione di troppe responsabilità a cui non si sentono pronti". 

Ora per Pongo, è solo un brutto ricordo. È stato adottato da una famiglia che gli ha insegnato come vivere in modo civile in casa, i nuovi “fratellini” lo portano a fare delle lunghe passeggiate, lo considerano parte integrante della loro vita, e non cercano di snaturare la sua natura di cane, capendo quelle che sono le sue necessità che non sono e non possono essere identiche a quelle di un essere umano. 

Adottare o comprare un cane deve essere una scelta consapevole. Bisogna informarsi e prepararsi al fatto che il nostro amico a 4 zampe rappresenta un impegno costante e quotidiano che non deve e non può essere trascurato. La qualità della sua vita dipende da noi. 

Prima di lasciarci sopraffare dal lato emozionale di avere un cucciolo tra le nostre braccia, occorre fare delle valutazioni sul nostro stile di vita, sui nostri impegni lavorativi, sui sacrifici che a volte bisogna fare, sul fatto che un cane va seguito ed educato affinché la convivenza con l'animale risulti un piacere per entrambi. 


Un cane è per sempre, è un tesoro che custodirete nel cuore e, se il cuore è il posto in cui teniamo le cose più preziose, lui è lì. 

Aaron

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