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Vangelo del Giorno. Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio Il cammino della chiesa nel tempo

Lazio > Roma

Se prendiamo tutto l’Antico Testamento e mettiamo in luce ogni promessa, oracolo, giuramento, profezia, pronunciati dal Signore e contenuti nella Legge, nei Profeti, nei Salmi, dobbiamo giungere ad una sola conclusione: tutto si è compiuto, tutto è avvenuto, tutto si è realizzato in Gesù di Nazaret. Poiché ogni parola, promessa, giuramento, profezia, oracolo riguardavano solo una Persona, il Messia del Signore, necessariamente si dovrà concludere che il Messia del Signore è Cristo Gesù. È una conclusione di sana razionalità.

Ogni sana razionalità deve poi sfociare nell’accoglienza della verità alla quale essa giunge. Se per sana razionalità si giunge a concludere che non esiste la materia eterna e che dal nulla non può sorgere nessun cosa, allora necessariamente si dovrà pervenire alla fede in un Dio eterno onnipotente dal quale ogni cosa è stata creata, non per emanazione, ma per volontà, per creazione. Oggi è proprio questo il grande disagio spirituale in cui versa l’umanità. L’uomo razionale rifiuta di agire per ragionamento. Agisce per istinto, impulso, volontà, contro ogni logica che è essenza della sua natura. L’intelligenza dell’uomo non risiede nella volontà, risiede invece nella sua capacità di giungere alla verità visibile e invisibile. La volontà è chiamata ad assumere i frutti della sana razionalità, della sana logica. e trasformarli in sui vita.

È oggi il fallimento dell’uomo. Ci troviamo dinanzi ad una creatura che ha rinunciato, anzi ha rinnegato la sua verità umana. Questo rinnegamento si manifesta nell’ostinato rifiuto a pensare da uomo, ad agire da uomo, a comportarsi da vero uomo. È questo il vero disastro ecologico. Un uomo che ha rinunciato alla bellezza della sua umanità, che mette la sua vera essenza sotto i piedi e la schiaccia per ridurla in frantumi, quale speranza possiede nel ridare splendore alla creazione, che non è sua, ma del Signore? Se lui distrugge, abbatte, devasta, rovina la sua natura personale, potrà mai rispettare la natura all’esterno di sé? È questa la falsità dell’uomo. Ma è anche questa la sua grande ipocrisia. Da coltivatore di ogni vizio, da distruttore della sua natura si erge a difensore della natura fuori di lui. Non si accorge che ogni suo atto causa dei danni irreparabili all’universo. Ci si può anche appellare al Poverello di Assisi. Ma il Poverello viveva ogni virtù in modo eroico e soprattutto aveva scelto Cristo Gesù come sua unica e sola ricchezza, sola bellezza, sola vita. Noi invece rinneghiamo Dio e vogliamo usare un mondo bello per i nostri vizi e ogni peccato. È questo il fallimento umano: la perdita della sana razionalità, sana logica. L’uomo, divenendo ostile alla verità. è divenuto ostile alla fede che è il vero fine di ogni razionalità e di ogni logica.
Percorrendo la strada che passa per Anfìpoli e Apollònia, giunsero a Tessalònica, dove c’era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine, Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e sostenendo che il Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti. E diceva: «Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio». Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un grande numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà. Ma i Giudei, ingelositi, presero con sé, dalla piazza, alcuni malviventi, suscitarono un tumulto e misero in subbuglio la città. Si presentarono alla casa di Giasone e cercavano Paolo e Sila per condurli davanti all’assemblea popolare. Non avendoli trovati, trascinarono Giasone e alcuni fratelli dai capi della città, gridando: «Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono venuti anche qui e Giasone li ha ospitati. Tutti costoro vanno contro i decreti dell’imperatore, perché affermano che c’è un altro re: Gesù». Così misero in ansia la popolazione e i capi della città che udivano queste cose; dopo avere ottenuto una cauzione da Giasone e dagli altri, li rilasciarono. Allora i fratelli, durante la notte, fecero partire subito Paolo e Sila verso Berea. Giunti là, entrarono nella sinagoga dei Giudei.

Questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalònica e accolsero la Parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così. Molti di loro divennero credenti e non pochi anche dei Greci, donne della nobiltà e uomini. Ma quando i Giudei di Tessalònica vennero a sapere che anche a Berea era stata annunciata da Paolo la parola di Dio, andarono pure là ad agitare e a mettere in ansia la popolazione. Allora i fratelli fecero subito partire Paolo, perché si mettesse in cammino verso il mare, mentre Sila e Timòteo rimasero là. Quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto (At 17,1-15).

Chi attraverso la lettura della Legge, dei Profeti, dei Salmi non giunge alla purissima verità di Gesù Signore e non compie il successivo passaggio alla vera fede in Lui, accogliendo ogni sua Parola come vera Parola di vita eterna, attesta di non vivere da vero uomo. Gli manca l’uso della vera razionalità, vera logica. Senza questa sua essenza, l’uomo è schiavo del suo istinto, che lo può condurre a qualsiasi delitto. Il delitto non è solo nella privazione del corpo dell’uomo. Oggi delitti atroci, disumani sono l’uccisione dell’anima e dello spirito, l’uccisione della vera umanità, l’uccisione della speranza eterna, che si manifesta oggi nell’uccisione della verità della natura dell’uomo. Uno che uccide l’anima e lo spirito dell’uomo non può dire di essere uomo, Deve confessare di aver perduto la sua umanità più pura e più santa. Questa conclusione va necessariamente fatta. Purtroppo non si fa perché si è non uomini, non vere persone umane.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni uomo ritorni alle sorgenti della sua vera umanità.
Notizia segnalata da (homilyvoice)