Bovalino: Franco Perrone presenta “A cuore aperto”, il racconto di una vita tra dolore, memoria e rinascita.
La presentazione del libro nella Casa della Cultura di Bovalino diventa un dialogo intenso sulla malattia, sulla famiglia, sulla fragilità e sulla forza di ricominciare.
Una terrazza gremita di persone, volti amici e una serata dedicata alla scrittura e alla memoria. È questo il contesto in cui è stato presentato, nell’ambito dell’evento denominato “Una storia Bovalinese”, il libro di Franco Perrone (vice presidente Unla-Bovalino e componente molto attivo dell’Associazione 5D) dal titolo “A cuore aperto”. È stato un incontro che ha messo al centro dell’attenzione non soltanto l’opera ma soprattutto la storia personale dell’autore e il percorso umano che l’ha portato a raccontarsi con maggiore e sincera autenticità.
L’appuntamento - come già detto - è stato ospitato negli spazi della “Casa della Cultura” di Bovalino, un appuntamento tanto atteso e che ha riunito un pubblico numeroso e diverse personalità del mondo associativo, culturale e istituzionale. A condurre la presentazione ci ha pensato il Dott. Nicola La Barbera, scrittore, saggista e giornalista culturale, oltre che socio attivo del Lions Club Roccella Jonica e dirigente impegnato come ufficiale di club e cerimoniere in manifestazioni pubbliche e convegni su tematiche sociali e di parità di genere. Tra gli interventi e le presenze richiamate durante l’incontro figurano la Dottoressa Alessandra Polimeno, psicoterapeutica e psicologa clinica, presidente dell’Associazione 5D; Vincenzo Schirripa, Ingegnere direttore del Centro di formazione “Forma Center” e co-fondatore di “Gamma formazione” di Bovalino; il Dott. Michele Raso, docente universitario e ricercatore che si è soffermato in particolare sugli aspetti educativi; il Maresciallo dell’Aeronautica militare in pensione Stefano De Angelis poeta, scrittore e fotografo per passione. L’evento si è aperto con i saluti istituzionali del Sindaco di Bovalino e Presidente del Sistema Bibliotecario Jonico, Avv. Vincenzo Maesano e dell’Assessore alle Politiche sociali e alle Associazioni, Bruno Federico. Nel corso della serata è intervenuto con la sua nota maestria interpretativa anche il noto attore teatrale e cantastorie Nino Racco.
Particolarmente efficace per la verve, la passione ed i contenuti, l’intervento di Alessandra Polimeno, un intreccio tra impegno civile, amicizia e scrittura. La Polimeno ha parlato di Franco Perrone non soltanto come autore, ma come persona conosciuta attraverso molti anni di attività politica, culturale e associazionismo. È stato, tra le altre cose, ribadito il ruolo di Perrone nell’Associazione 5D, di cui è stato socio e vicepresidente, e una lunga amicizia costruita attraverso iniziative, attività sociali e momenti di impegno civile.
Nel suo intervento, la Polimeno, ha descritto un uomo abituato a vivere l’impegno politico e sociale come una forma di servizio alla comunità, sottolineandone la generosità, la disponibilità verso gli altri e la capacità di esserci nei momenti importanti. La lettura di “A cuore aperto”, le ha permesso di scoprire un aspetto più intimo dell’autore: quello capace di raccontare la propria famiglia, la Calabria, l’infanzia, le relazioni, le esperienze politiche e associative e, soprattutto, le ferite che hanno lasciato un segno nel suo percorso di vita.
Uno dei passaggi più intensi del libro riguarda la malattia del padre e la fine dell’età della spensieratezza. Perrone racconta il momento in cui, a 28 anni, accompagna il padre a una visita che avrebbe dovuto essere di routine e si trova improvvisamente davanti a una diagnosi capace di cambiare radicalmente la sua percezione della vita. Per il giovane Franco, quel momento rappresenta una frattura. La serenità precedente lascia spazio alla paura e alla necessità di assumersi responsabilità nuove. Il ragazzo diventa così una persona chiamata a proteggere, accompagnare, decidere e sostenere gli altri. La malattia del padre non riguarda più soltanto una persona amata, ma finisce per modificare profondamente il modo in cui Franco guarda a sé stesso e al proprio ruolo all’interno della famiglia. Il libro racconta proprio questa trasformazione: il passaggio dalla giovinezza alla responsabilità, dalla leggerezza alla necessità di affrontare una realtà dolorosa.
Nel dialogo con Alessandra Polimeno emerge uno dei temi centrali di A cuore aperto: la difficoltà di chi si abitua a prendersi cura degli altri dimenticando di prendersi cura di sé stesso. Perrone racconta di aver vissuto quella fase come una lunga battaglia. Voleva affrontare la malattia del padre con tutte le proprie energie e desiderava riportarlo a casa sano. In questo percorso, però, la sofferenza rimane spesso dentro di lui.
La domanda posta durante la presentazione è particolarmente significativa: mentre Franco si prendeva cura degli altri, chi si prendeva cura di Franco? La risposta dell’autore mostra quanto fosse difficile, in quel periodo, concedersi la possibilità di avere paura o di chiedere aiuto. La necessità di andare avanti sembrava prevalere su tutto. Quella esperienza, racconta Perrone, avrebbe avuto conseguenze anche sul suo equilibrio personale e sul rapporto con la famiglia.
A colpire maggiormente il pubblico presente è stato il racconto della morte del padre, che rappresenta uno dei punti più dolorosi dell’intera sua storia. Perrone descrive il periodo successivo come una fase segnata da un forte cambiamento personale. La sofferenza accumulata, la responsabilità e il desiderio di affrontare ogni difficoltà senza arrendersi sembrano lasciare una traccia profonda. Ed è proprio attraverso questo dolore che il libro acquista una dimensione più genuina e più ampia. Non è soltanto la storia di una perdita familiare, ma diventa una riflessione sul modo in cui le persone reagiscono alle prove della vita e sulle conseguenze del tentativo di sostenere tutto e tutti senza mostrare le proprie fragilità.
Ma la vita si sa riserva sempre delle sorprese, e quella per Franco è stata particolarmente grave e difficile da sopportare. Dopo gli anni bui della malattia del padre, un altro evento mette Franco Perrone alla prova e davanti alla sua vulnerabilità: un infarto, e il successivo percorso di ricoveri e cure, prima a Roma e poi a Catanzaro. Ed è in questo frangente che il significato del titolo A cuore aperto assume una nuova profondità. Il cuore non è soltanto l’organo al centro della paura e della malattia, ma diventa anche una metafora della vita interiore, delle emozioni, della memoria e dei rapporti con le persone, anche quelle meno care.
L’infarto costringe Perrone a fermarsi e a interrogarsi sul proprio modo di vivere. Dopo anni trascorsi tra lavoro, politica, famiglia, associazionismo, progetti e impegni, emerge una consapevolezza nuova: fare non significa necessariamente essere. È una delle riflessioni più attuali emerse durante la presentazione. La frenesia quotidiana porta spesso a confondere ciò che produciamo con ciò che siamo realmente. Si lavora, si organizza, si risponde, si programma, si corre da un impegno all’altro, ma può diventare difficile fermarsi e ascoltarsi.
La pausa imposta dalla malattia diventa per Franco Perrone anche un’occasione di cambiamento. Nel libro, la quotidianità assume un valore differente. I gesti semplici vengono riscoperti con maggiore attenzione: anche tagliare il pane o ascoltare il rumore del caffè diventano momenti capaci di acquistare un significato nuovo ed importante.
La vita rallenta e, insieme al ritmo, cambia anche lo sguardo. La paura della morte diventa paradossalmente un modo per riscoprire il valore della vita e delle relazioni. Perrone inizia a interrogarsi sulle parole non dette, sugli abbracci mancati, sulle scuse che non ha chiesto e sull’affetto che forse avrebbe potuto esprimere maggiormente. È una riflessione semplice ma universale: non sempre possiamo scegliere ciò che accade, ma possiamo sicuramente scegliere come affrontarlo.
Un altro tema centrale della presentazione è la vulnerabilità. Perrone racconta il momento in cui le proprie certezze sembrano cadere e le maschere costruite nel corso degli anni non sono più sufficienti a reggere l’impalcatura della vita. In ospedale incontra anche persone capaci di trasformare la cura in un gesto profondamente umano. Tra queste viene ricordato Mirco, un infermiere che secondo il racconto dell’autore riusciva ad anticipare con discrezione alcune sue necessità quotidiane, dimostrando una sensibilità che Perrone ha vissuto come particolarmente rara e significativa. Sono proprio questi piccoli gesti a lasciare un segno indelebile nella mente e nel cuore. La malattia, infatti, non insegna soltanto a ricevere cure mediche, ma può insegnare anche a ricevere aiuto dagli altri, ad accettare la propria fragilità e a comprendere quanto possa essere importante una parola, una presenza o un gesto di attenzione.
Il titolo del libro viene ripreso nel finale della conversazione come metafora centrale dell’intera esperienza raccontata da Perrone. Un cuore aperto richiama certamente la dimensione della malattia e della cura, ma anche il coraggio necessario per mostrare ciò che normalmente si tende a nascondere. Aprire il proprio cuore significa guardare le proprie paure, riconoscere i propri limiti e permettere agli altri di entrare nella propria vita. In questo senso, la scrittura diventa uno strumento di conoscenza personale. Mettere nero su bianco ricordi, sofferenze, relazioni e consapevolezze permette all’autore di rileggere la propria storia e, allo stesso tempo, di condividerla con chi legge.
Una delle domande più profonde rivolte all’autore riguarda proprio il rapporto tra l’uomo di oggi e il ragazzo di 28 anni che compare nelle prime pagine del libro. La risposta di Perrone è un invito a fare ciò che allora sembrava impossibile: piangere, chiedere aiuto e condividere il peso con le persone care. A quel ragazzo direbbe di non avere paura delle proprie emozioni e di non pensare di dover affrontare tutto da solo. Allo stesso tempo, l’uomo che è oggi guarda indietro e riconosce il valore della decisione di essersi fermato. Fermarsi, infatti, non significa necessariamente arrendersi. Può significare comprendere i propri limiti, cambiare prospettiva e scegliere una modalità diversa di stare al mondo.
In conclusione, il libro ha la peculiarità di parlare con un linguaggio semplice a tutti. Quello di ieri sera in terrazza non è stato semplicemente un evento editoriale, ma ha rappresentato un inno alla vita: non bisogna mai lasciarsi sopraffare dagli eventi seppur gravi, ma è necessario raccogliere le forze e andare avanti superando gli ostacoli che nel frattempo si presentano, e bisogna farlo non solo per se stessi ma, soprattutto, per le persone care che ci sono vicine e ci circondano d’affetto.
La storia di Franco Perrone diventa così una riflessione sulla famiglia, sulla malattia, sul dolore, sulla perdita, sull’impegno civile, sulla fragilità e sulla possibilità di ricominciare. È soprattutto un invito a interrogarsi sul rapporto che ciascuno ha con il tempo e con le persone che ama. La conclusione dell’incontro racchiude il messaggio più importante della serata: non possiamo sempre decidere ciò che accade al nostro cuore, ma possiamo scegliere come continuare a farlo vivere. Ed è forse proprio questa la chiave di lettura più autentica di A cuore aperto: raccontare le ferite non per restare ancorati al dolore, ma per trasformare la memoria in consapevolezza e la fragilità in una nuova forma di forza.
Vuoi restare sempre aggiornato con le notizie più importanti?
Iscriviti ai nostri canali ufficiali:
Riceverai in tempo reale tutti gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.